STUDI
 

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Mass Media,
ateismo e secolarizzazione
Prof. sa Annamaria Sancricca

I mass media e l'evangeliz-
zazione di Cristo

“Testimoniare Dio Padre è la risposta cristiana all’ateismo” ha detto il Papa Giovanni Paolo II nell’Udienza generale del 14 aprile scorso. E invitava a riflettere come “L’epoca contemporanea ha conosciuto forme particolarmente devastanti di ateismo “teorico” e “pratico”. Soprattutto si rivela rovinoso il secolarismo con la sua indifferenza nei confronti delle questioni ultime e della fede: esso, di fatto, esprime un modello di uomo totalmente sganciato dal riferimento al Trascendente”
Anche la Redazione della nostra Rivista, a cominciare da questo numero, vuole offrire una serie di riflessioni sul tema (N.d.R.).

 

Annunciare Cristo nei Mass Media

La trentaquattresima giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si è celebrata lo scorso 4 giugno, ha avuto come tema: “Annunciare Cristo nei mezzi di comunicazione sociale all’alba del Nuovo Millennio”. Prosegue il Documento: “è un invito a guardare al futuro, alle sfide che ci attendono, ed anche al passato, alle origini del Cristianesimo, per ricevere da quelle origini la luce e la forza di cui abbiamo bisogno. La sostanza del messaggio che proclamiamo è sempre Gesù: “dinanzi a Lui, infatti, si pone l’intera storia umana: il nostro oggi e il futuro del mondo sono illuminati dalla sua presenza”.
Ma chi è questo Cristo? Dio stesso s’è fatto uomo nella persona di Gesù Cristo, che è stato condannato a morte perché aveva insegnato a vivere secondo verità, giustizia e carità, nella libertà dal peccato e dal demonio.
Si fa presto a dire, ma come annunciare Cristo agli uomini del nostro tempo, abituati al linguaggio dei mass media e a vedere solo a una spanna dal naso? Il film Jesus può essere un esempio di modalità di annuncio.

 

Il Gesù di Roger Young

Il film Jesus disegna un Gesù vero Dio, ma anche vero uomo come noi, che ha sperimentato sentimenti, affetti, bisogni, insicurezze e perfino tentazioni. Un Gesù che ha preso coscienza della missione che il Padre gli aveva affidato con gradualità, poco a poco, esattamente come succede a noi, quando tentiamo di intraprendere un cammino di crescita nella fede.
Se facciamo un’analisi dei modi narrativi del protagonista, così come appare nelle diverse sequenze, percepiamo un Gesù più imitabile nei comportamenti e nelle scelte perché più vicino alla nostra sensibilità di uomini del duemila, uomini dell’epoca tecnologica, bisognosi di modelli di riferimento del trascendente; e Dio, proprio per farci come Lui, si è voluto fare come noi.

 

Alcuni aspetti di questo Gesù

In casa dell’amico Lazzaro Gesù, a Maria che si innamora di lui, mostra, con decisione, che deve andare per la sua strada - fare la volontà del Padre - e sceglie di seguire fedelmente la sua missione. Alle nozze di Cana Gesù mangia, ride e fa festa esattamente come facciamo noi in tali occasioni e, alla richiesta della Madonna di mutare l’acqua in vino, sa riconoscere l’ora della sua missione. Chiede a Giovanni di essere battezzato; chiama al suo seguito gli apostoli e condivide con loro il tempo della vita pubblica, accettandoli tutti come sono, con i loro pregi, ma anche con i loro difetti e limiti. Guarisce il paralitico perché prova compassione per chi soffre. E’ convinto – e lo mostra con la gioia che esprime - che vivere le beatitudini vuol dire fare una scelta conforme al desiderio del Padre. Mangia con un peccatore; non condanna l’adultera; soffre per la morte dell’amico Lazzaro; lascia fare esperienza dei propri limiti a Pietro perché apprenda la fede; si arrabbia per come viene profanato il tempio, casa del Padre; fa esperienza della tentazione e del fallimento di ciò che fa; grida di dolore, ma decide di non mollare anzi perdona i suoi carnefici.
Questo Gesù, di cui il regista ha voluto dire che, pur essendo vero Dio è stato anche vero uomo, è un Gesù attuale, in blue-jeans che, andando incontro a un gruppo di bambini, si fonde con loro e, nell’innocenza, esprime la gioia di vivere. Ci insegna come fare a spendere la vita e come è bello lasciarsi condurre dal Padre nell’abbandono fiducioso nelle sue mani: “Nelle tue mani, raccomando il mio spirito” questo l’ultimo suo desiderio che suona invito per noi a credere che la vita è bella quando guidata dal Padre e gioiosa quando libera dal peccato: ecco il modello di riferimento in un contesto di “Babele” qual è quello della cultura attuale. E’ certo che questo Gesù ci appare più credibile e più facilmente imitabile. Ce lo sentiamo più dentro la nostra pelle.

 

Considerazioni del Documento, ma…

“Non è esagerato insistere sull’impatto dei mezzi di comunicazione sociale nel mondo di oggi. L’avvento della società dell’informazione è una vera e propria rivoluzione culturale, che rende i mezzi di comunicazione sociale il primo aeropago del mondo moderno, nel quale l’interscambio di idee e valori è costante”, ma c’è da dire che ci si forma una propria opinione, si sfugge alla massificazione e non si cade nell’equivoco, consueto e controproducente, di prendere un film a pretesto, solo se si è in grado di leggere i messaggi che i mezzi di comunicazione di massa - e quindi anche il film - ci lanciano.
“Nell’annuncio di Cristo, la Chiesa deve usare con vigore ed abilità i propri mezzi di comunicazione sociale (libri, giornali e periodici, radio, televisione ed altri mezzi). I comunicatori cattolici devono essere intrepidi e creativi per sviluppare nuovi mezzi di comunicazione sociale e nuovi metodi di proclamazione. Ma, per quanto possibile, la Chiesa deve approfittare al massimo delle opportunità che le si offrono di essere presente anche nei media secolari”. Ecco, il film di Roger Young è una di queste opportunità, ma bisogna saperla riconoscere.

(continua)

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ultimo aggionamento 13 giugno, 2009