STUDI
 
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Sr. Erika Bellucci fam

 

“Il linguaggio dell’Amore”

La vocazione profetica di
Maria Josefa Alhama Valera
(M. Speranza di Gesù)

Introduzione

L’esperienza religiosa di María Josefa Alhama Valera (M. Speranza di Gesù)1 si può comprendere ascoltando le parole che hanno “informato” tutta la sua esistenza:

Oggi, 5 novembre del 1927, mi sono distratta, ho passato cioè parte della notte fuori di me e molto unita al Buon Gesù e Lui mi diceva che debbo arrivare a far sì che gli uomini Lo conoscano, non come un Padre offeso per le ingratitudini dei suoi figli, ma come un Padre buono che cerca con tutti i mezzi il modo di confortare, aiutare e far felici i suoi figli e che li segue e li cerca con amore instancabile, come se non potesse essere felice senza di loro2.

L’esperienza di questa donna narra una comunione profonda con il “Buon Gesù”, una partecipazione alla sua Grazia ed è quindi essenzialmente cristologica; la missione affidatale è quella del “far sì che gli uomini conoscano Dio” ed è quindi “teologica” e “profetica”, nel senso che si vuol portare l’annuncio della Rivelazione di Dio Amore misericordioso a tutti gli uomini.
Il Magistero conosce oggi il volto misericordioso di Dio che diventa “visibile” in Cristo, Misericordia incarnata; il contributo di M. Speranza è di una voce profetica, fra le altre, che ha “cantato” con la vita e le opere, l’attributo di Dio che riassume meglio le caratteristiche del suo essere Amore3.
Questo breve studio nasce dal desiderio di leggere il “linguaggio” che M. Speranza ha scelto per “dire” l’Amore Misericordioso, secondo l’approccio della teologia fondamentale, concentrando l’attenzione sull’icona più rappresentativa della Misericordia: il Crocifisso dell’Amore Misericordioso. Il “linguaggio universale” che parla Gesù, ancora vivo sul “trono della croce” è l’Amore appassionato di Dio per l’umanità, è “il paradosso della rivelazione della gloria assoluta di Dio”4 nella “forma del Servo” (Fil 2,7b) sofferente, abbandonato da tutti e ancora capace di perdono. L’icona del Crocefisso rappresenta perfettamente il contenuto della Rivelazione che Gesù ha testimoniato nella sua vita ed ha “celebrato” nell’evento pasquale: la profezia di un “Padre buono che vuol far felici i suoi figli” attraverso il sacrificio senza limiti del Figlio Unigenito.

 

Gesù profezia del Padre Misericordioso

I testi evangelici ci fanno comprendere che Gesù è stato considerato un profeta dai suoi contemporanei: basti citare il passo emblematico di Lc 24,13-35 dove due discepoli in cammino verso Emmaus lo definiscono “profeta potente in opere e parole” (Lc 24,19b) e dove Gesù, dopo averli ascoltati, li rimprovera: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alle parole dei profeti” (Lc 24, 25a). La categoria del “profeta” coinvolge “Mosè e tutti i profeti”, ma non comprende Gesù, oggetto della profezia “in tutte le Scritture” (cf. Lc 25,27) e che quindi non è detto “profeta” a sua volta. Gesù, però, è stato considerato profeta perché “si è comportato e ha parlato con lo stesso stile dei profeti”5: il termine gli si riferisce solo in senso analogico. Il Figlio che rivela il Padre è il contenuto primario dei profeti dell’Antico e del Nuovo Testamento; Egli è “la Profezia”, cioè “la Parola del Padre rivolta agli uomini, come parola storica che ha in sé i tratti del definitivo e del compimento”6. Per esplicitare il senso ultimo del termine “profeta”, Karl Rahner spiega: “Poiché la partecipazione di Dio al mondo, la sua espressione riflessa e autoesaltazione hanno raggiunto il loro punto culminante irripetibile ed escatologico attraverso l’unione ipostatica in Gesù Cristo, il profeta per eccellenza, l’autocomunicazione di Dio e la sua espressione personificata è proprio Gesù Cristo”7. Per conciliare l’opposizione nella definizione di Gesù, profeta analogatum princeps o secondario, si può concludere che, se l’economia della Rivelazione “avviene con eventi e parole intimamente connessi tra loro” e Gesù “è insieme il mediatore e la pienezza di tutta la Rivelazione”8, Questi compie ciò che dice e annuncia l’opera della salvezza con la sua stessa Persona, il Verbo fatto carne, venuto ad abitare in mezzo a noi (cf. Gv 1,14)9. Egli è il “profeta” e la “profezia”, dove soggetto e oggetto della profezia coincidono, così come coincidono il Rivelatore e la Rivelazione10.
La profezia, dunque, “nella sua dinamica di svelamento-velamento”, “nell’unità inscindibile di parola e segno” è “forma espressiva della Rivelazione”11 che dirige la storia verso la realizzazione definitiva della salvezza nella ricapitolazione finale di tutte le cose in Cristo (Cf. Ef 1,10). Gesù profezia e la sua memoria viva parlano ancora oggi all’uomo al fine di provocarlo ad una risposta personale di fronte all’evento della Rivelazione. La profezia, infine, richiede l’annuncio esplicito del “contenuto specifico della Rivelazione”12: l’Amore Misericordioso di Dio. “La profezia infatti non è mai data come forma di condanna, di giudizio o di paura; al contrario è sempre ed esclusivamente una parola di conforto, di fiducia e di speranza”13.
Il “segno profetico” più evidente della Misericordia è la croce, coniugio di morte e di vita, di sofferenza e di gloria, dove l’Innocente Crocifisso, barbaramente oltraggiato come assassino, perdona i suoi uccisori, grida “l’abbandono” di Dio e la sua fiducia assoluta nel Padre, compiendo perfettamente la salvezza dell’uomo.
Annunciare al mondo il Padre Misericordioso e Gesù, Profeta e Profezia del Padre, che dona il suo Amore (lo Spirito Santo) all’uomo è stata la vocazione profetica di M. Speranza. Vorrei quindi cercare, negli Scritti di M. Speranza, le caratteristiche del profeta che emergono dal Nuovo Testamento, prendendo però come “segno profetico”, decisivo della Misericordia del Padre, il Crocifisso dell’Amore Misericordioso, focalizzando l’attenzione su quelle parole e quei gesti profetici che manifestano la “Passione” di Dio per l’uomo peccatore. La descrizione “dell’ordine strutturale” che fornisce S. Paolo in 1Cor 12,28-30, stabilito mediante la Grazia per costituire l’unità del “corpo di Cristo” che è la Chiesa, fa emergere la “funzione carismatica” ed “istituzionale” del profeta.
L’identità del profeta del Nuovo Testamento presenta tre caratteristiche essenziali: il profeta

a.    “trasmette le parole e i gesti di Gesù”
b.    “è garante dell’ortodossia della comunità”
c.    “è chiamato ad “edificare, esortare e confortare” (1 Cor14,3)”
14.

 

a. Il profeta trasmette le parole e i gesti di Gesù

M. Speranza trasmette le parole e i gesti di Gesù Amore Misericordioso Crocifisso in alcune “Reflexiones para la semana santa 1943. Roma 24 de Abril 194315 e nelle “Lecturas para ejercicios espirituales” dell’anno 1943, che, nella pubblicazione della Poliglotta Vaticana del 1948, presenta l’aggiunta del sottotitolo: “La Pasión16. Questo scritto “è un commento dettagliato sui fatti e i protagonisti della Passione”17 “secondo un’ottica d’immediata applicazione spirituale e ascetica”18. Anche gli “Escritos y conferencias19, una collezione di scritti che M. Speranza ha composto dal 1941 al 1943, presentano il pensiero della Serva di Dio in ordine ad una numerosa serie di argomenti che espongono, facendola propria, la dottrina teologica del suo tempo, il presente, con uno sguardo che anticipa la dimensione “nuova” del nostro tempo, il futuro, senza tuttavia misconoscere la preziosa eredità della Tradizione, il passato, attualizzato nella vita e nella celebrazione della Chiesa. In questa raccolta di testi contiamo la lettura “esegetica” di 49 brani del Vangelo, un commento alle parole del “Padre nostro” e delle “Beatitudini”; le ultime pagine, inoltre, riportano un’interessante apologia della “Parola di Dio” e della sua relazione con la Fede e l’Eucaristia.
“Il profeta del NT […] esprime le parole di Gesù e parla in suo nome”20.
Uno degli aspetti che rivelano l’attitudine profetica dell’Autrice ne “La Pasión21 è visibile nell’approccio ai Vangeli: M. Speranza compendia, in un singolare equilibrio, da una parte “le parole di Gesù”, le persone che intervengono, i fatti nella loro immediatezza, dall’altra “parla in nome” di Gesù, facendo seguire alle parole evangeliche un’interpretazione assunta con straordinaria autorevolezza. Frequentemente, soprattutto in principio, quando commenta l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e la “cena legale” con i discepoli22, l’Autrice fa uso di proposizioni finali esplicative delle parole e comportamenti di Gesù e queste sono introdotte da una serie ripetuta di un verbo davvero “rivelatore”: enseñar, nel contesto “mostrare”.
Jesús, hijas mías, con esto quiso enseñarnos…”; “Jesús entra en Jerusalém con ramos a fin de mostrarnos […] y para enseñarnos…23”; “Jesús escogió la noche de Pasión para enseñarnos…24”; “Jesús tomó el pan […] para enseñarnos…25”.
Nelle pagine finali delle Riflessioni, quasi ad includere tutta “La Pasión”, nel commento all’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus, troviamo lo stesso verbo e subito dopo il sinonimo mostrar.
Jesús se hizo rogar un poco […] para enseñarnos…”; “Jesús desapareció entonces para mostrarnos…26”.
Cosa ci rivela e insegna Gesù? Ci rivela la gioia di un’obbedienza piena alla volontà del Padre, ci trasmette l’ansia di gustare in anticipo la grandezza ed il “frutto” della Passione; ci mostra la sua “regalità celeste”, “la grandezza del suo amore” che ci prepara “un convito” e vuol restare con noi per sempre proprio quando “tramiamo” di cacciarlo dal mondo27. Cosa insegna a noi “discepoli” sulla strada di Emmaus? Ci rivela che Lui è il Signore della preghiera fatta con insistenza, ma soprattutto mostra il suo rispetto per la libertà dell’uomo perché, nonostante il suo desiderio (sus deseos) di restare con noi, non lo farà “se noi non lo invitiamo con insistenza28. Ci insegna a fissare lo sguardo oltre il presente della vita mortale, ci spinge a correre verso Gerusalemme per convincere tutti gli uomini della presenza del Maestro “vincitore della morte”, per incendiare il mondo dell’amore a Lui. È Lui, infatti, “la potente calamita” dei credenti in Cristo, “Apostolo” del Padre Misericordioso, è la sua Persona che, presente realmente nel Sacramento Eucaristico, riunisce in sé la verità, la giustizia e la felicità che l’uomo, “essere razionale e mortale non può non amare con tutto l’ardore della sua natura”29; è la sua sorprendente “novità” che realizza nella storia il compimento della profezia dell’Amore: “nell’Eucaristia, figlie mie, è presente la luminosa verità, il compendio di tutta la Rivelazione divina, il Rivelatore stesso30.
Quindi la Passione e la croce sono lo strumento privilegiato di redenzione di cui il profeta dell’Amore Misericordioso, in forza di una chiamata specifica e nella luce dello Spirito Santo vuol fare memoria e che deve annunciare per la nostra salvezza; ma è l’Eucaristia “il linguaggio dell’amore”31 con cui parla qui e ora, “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20b) “il figlio dell’Eterno Padre”, che il profeta mostra come l’Assoluto di tutta la Rivelazione, “l’unico necessario della Chiesa”32. Per questo M. Speranza può affermare, riflettendo la sua esperienza personale33, che non c’è maggiore felicità sulla terra che quella di unirsi al “Buon Gesù” nell’abbraccio intimo della comunione eucaristica34.
Questa “testimonianza di Gesù” Crocifisso, Risorto, Eucaristia, Amore per noi, la Madre ha dato prima di tutto alle “sue figlie”, le Ancelle dell’Amore Misericordioso, le prime destinatarie del suo messaggio profetico.
Le applicazioni dirette della Parola del Signore, della sua Passione alle Ancelle dell’Amore Misericordioso sono moltissime: vedremo meglio il loro significato edificante e di esortazione nei punti successivi.

(segue)


1 María Josefa Alhama Valera nasce a Santomera, (Spagna) nel 1893 da una famiglia molto povera; il 15 ottobre 1914 lascia il paese e la mamma gravemente malata per rispondere coraggiosamente alla sua vocazione religiosa, scegliendo l’Istituto delle Figlie del Calvario (Las Hijas del Calvario), nel monastero di Villena, la cui “spiritualità era caratterizzata dalla intensa contemplazione della Passione di Gesù”. Qui María Josefa al momento della professione riceve il nome di “Speranza” (Esperanza) aggiungendo un aspetto della Passione che desiderava contemplare e incarnare: “Speranza di Gesù Agonizzante” (Esperanza de Jesús Agonizante). Tale Istituto si unisce nel 1921 alla Congregazione delle Missionarie Claretiane (RMI). Sensibile ad una maggiore solidarietà con i poveri, in particolare i bambini, M. Speranza è invitata dai suoi Superiori a collaborare ad una nuova esperienza educativa, ma presto comprende, con l’aiuto dei Direttori spirituali ai quali è affidata, di essere chiamata da Dio a fondare una nuova Famiglia religiosa.
Nella notte di Natale del 1930, a Madrid, dà inizio, nella forma di Associazione civile (che diviene Congregazione di diritto diocesano nel 1942 e di diritto pontificio nel 1949) alle “Ancelle dell’Amore Misericordioso”, (Las Esclavas del Amor Misericordioso) e il 15 agosto del 1951, a Roma, fonda la Congregazione dei “Figli dell’Amore Misericordioso”.
Il 18 agosto 1951 si trasferisce a Collevalenza (PG) dove realizza una nuova e magnifica opera, il Santuario dell’Amore Misericordioso. È questo il luogo dell’annuncio profetico che M. Speranza di Gesù è stata chiamata a dire a tutti gli uomini: “Dio è un Padre buono che ama, perdona e dimentica i peccati dei suoi figli”. Lei stessa ha dato questa parola di speranza ai pellegrini che ha ricevuto personalmente, ogni giorno, per tanti anni. Da questo Santuario Giovanni Paolo II il 22 novembre 1981 ha voluto “pronunciare” e “leggere” nuovamente i contenuti del suo magistero presenti nella Dives in misericordia.
M. Speranza è morta il giorno 8 febbraio 1983 e la sua salma è tumulata nella Cripta del Santuario dell’Amore Misericordioso. Nel 1988 è iniziata la causa di canonizzazione e fino ad oggi la Fondatrice è “Serva di Dio”.
Per questa breve esposizione della vita cf. la tesina di licenza in teologia spirituale: M.G. Ildrebando, La vita fraterna nella spiritualità di Madre Speranza di Gesù Alhama Valera, Pontificia Università Gregoriana, Roma 1996, 4-17.

2 M. Esperanza de Jesús, Relación escrita por sólo la obediencia prometida a mi Padre espiritual Padre Antonio Naval Religioso de la Congregación del Corazón de María, El pan 18, Archivo Congregaciones Amor Misericordioso [ACAM], Collevalenza (PG) 2000, 5.
Hoy día 5 de noviembre de 1927 - Me he distraído, o sea, que he pasado parte de la noche fuera de mí y muy unida al Buen Jesús y El me decía que yo debo llegar a hacer que los hombres le conozcan, no como Padre ofendido por las ingratitudes de sus hijos, sino como bondadoso Padre que busca por todos los medios la manera de confortar, ayudar y hacer felices a sus hijos y que los sigue y busca con amor incansable, como si El no pudiese ser feliz sin ellos”.
La traduzione nel corpo del testo è mia. L’originale è tratto dalla “Relazione” su citata, che si può considerare il Diario di M. Speranza, ed è un brano molto noto alla Famiglia religiosa ed anche ai numerosi pellegrini che visitano il Santuario di Collevalenza da tutto il mondo. Ho potuto consultarlo nell’edizione critica El pan de nuestra casa (cf. infra).

3 Cf. R. Virgili-D. Cancian-R. Fisichella-J.C. Sagne-A. Bissi-L. Alici-A. Perez, Misericordia Volto di Dio e dell’umanità nuova, Milano 1999, 105.

4 M. Bordoni, Il Dio di Gesù Cristo, G. Ruggeri, ed., Enciclopedia di teologia fondamentale, Genova 1987, 469-554, ivi 525.

5 R. Fisichella, La profezia come segno della credibilità della Rivelazione. Per un uso teologico dell’argomento profetico, R. Fisichella, ed., Gesù Rivelatore. Teologia fondamentale, Casale Monferrato (AL), 1988, 209-226, ivi 217.

6 Ibid., 225.

7 K. Rahner-H. Vorgrimer, ed., Profeta, Dizionario di teologia, Brescia 1968, 539-540, ivi 540.

8Haec revelationis oeconomia fit gestis verbisque intrinsece inter se connexis, […] in Christo illucescit, qui mediator simul plenitudo totius revelationis existit” (DV 2).

9 Cf. DV 4.

10 Cf. R. Fisichella, La profezia come segno della credibilità della Rivelazione, 225.

11 R. Fisichella, Profezia, R. Latourelle-R. Fisichella, ed., Dizionario di teologia fondamentale, Assisi (PG) 1990, 866-878, ivi 876.

12 Ibid., 877.

13 Ibid., 877.

14 Cf. R. Fisichella, Profezia, 873-874.

15 Attualmente gli Scritti di Madre Speranza sono stati redatti ad opera dell’Archivo Congregaciones amor misericordioso, Collevalenza (PG), in un’edizione critica di 23 volumi, la raccolta denominata “El pan de nuestra casa”, ad uso della Famiglia religiosa dell’Amore Misericordioso.

16 Cf. A. Martin, Principali atteggiamenti etico-spirituali nei quaderni manoscritti di Madre Speranza Alhama, esercitazione per la licenza, Pontificia Università Lateranense, Roma 1988, 23.

17 Ibid., 24.

18 A. Martin, Principali atteggiamenti, 20-21.

19 Questa collezione di Scritti è stata edita dalla Poliglotta Vaticana nel 1948 con il titolo “Las Esclavas del Amor Misericordioso”: nella edizione erano inclusi anche altri testi, già impressi in altri volumi, fra i quali era “La Pasión”.

20 R. Fisichella, Profezia, 874.

21 Cf. M. Esperanza de Jesús, Lecturas para ejercicios espirituales. La Pasión- Año 1943, El pan 7, Archivo Congregaciones amor misericordioso [ACAM], Collevalenza (PG) 1996. Nel testo sarà citato semplicemente con il sottotitolo: “La Pasión”.

22 Cf. Ibid., 21-29.

23 M. Esperanza de Jesús, La Pasión, 23.

24 Ibid., 28.

25 M. Esperanza de Jesús, La Pasión, 29.

26 Ibid., 122.

27 Cf. Ibid., 28.

28 M. Esperanza de Jesús, La Pasión, 122: “…El a pesar de sus deseos de estar entre nosotras, no lo hará, si nosotras no le convidamos y le instamos a ello”. Le traduzioni del testo “La Pasión” sono a cura di M. Gemma Brustolin, EAM.

29 M. Esperanza de Jesús, La Pasión, 123.

30 Ibid., 123: “En la Eucaristía está, hijas mías, la verdad luminosa; allí está el compendio de todo cuanto Dios nos ha revelado, está el Revelador en Persona”.

31 M. Speranza, quando parla di “lenguaje de amor” si riferisce direttamente alla croce e all’immagine struggente di Gesù Crocifisso, talmente espressivo con la sua sofferenza del suo amore per noi, che tutti, immediatamente, intendono questo linguaggio: cf. M. Esperanza de Jesús, La Pasión, 80.

32 R. Fisichella, Profezia, R. Latourelle-R. Fisichella, ed., Dizionario di teologia fondamentale, Assisi (PG) 1990, 866-878, ivi, 874.

33 Cf. Ibid., 874.

34 Cf. M. Esperanza de Jesús, La Pasión, 124: la Madre parla, con un linguaggio molto più concreto, di “abrazo estrecho de la Eucaristía”.

 

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ultimo aggionamento 25 marzo, 2001