ASSOCIAZIONE LAICI
Crocifisso

 

Gaetano Storace

 

ALAM:
“Prendi il largo”

 

 

 

 

 

 

Premessa:

Le cose che vi dirò mi introducono con una richiesta di perdono: se la consegna assai delicata e preziosa dello Statuto e poi del conseguente Regolamento dell’Alam non sono stati sufficientemente compresi e quindi accolti e condivisi nei nostri gruppi, in spirito di fedeltà e di continuità con la nostra, sia pur breve, tradizione.

Adesso si impone una precisazione, direi, autorevole. La nostra Equipe nazionale, nell’espressione del suo coordinatore, ha come dovere davanti a Dio di consegnare alla sua comunità, (i propri gruppi) una fedeltà alla storia, una fedeltà alla tradizione, una fedeltà a ciò che lo Spirito ha fatto e che continua ad operare. Se questo è mancato, all’indomani dell’approvazione dello Statuto, io e tutti voi chiediamo perdono al Signore. Allora dobbiamo riaffermare la verità della nostra storia per non far più proliferare in mezzo a noi tensioni e difficoltà. Dobbiamo riappropiarci della verità dello Spirito in mezzo a noi: questo è fare memoria e profezia.

E voglio essere audace nello Spirito, perchè nell’audacia c’è solo amore. Davanti all’amore si può dire solo una cosa: “Non so amare” e mai “Non voglio amare”. Nessuno di noi, un responsabile, quanto più in alto sta, tanto più non può dire: “Non voglio amare”. Dobbiamo amare la nostra storia, piena di contraddizioni, di tensioni, di difficoltà; dobbiamo amarla e nessuno dica: “Non voglio, non ce la faccio”.

non amare ciò che si fa, può essere una colpa.
Questo è il contrario di lasciarsi guidare dallo Spirito.
Allora entriamo in questa prospettiva nell’ascoltare le cose che diremo.

Conclusione:

La forza che ci ha fatto crescere (16 gruppi più 5 in formazione e altri...se...) e maturare nella considerazione ecclesiale e che ci ha fatto diventare credibili è che l’adesione all’Alam è sempre un’adesione vitale, un atto di fede; non ci sono tessere, non ci sono voti, non ci sono approvazioni preventive. L’osservanza di uno Statuto non è sinonimo di appartenenza all’Alam, è solo un fatto esteriore, un fatto formale. Al contempo, lo Statuto presenta una serie di realtà pastorali che al loro interno devono essere percepite non una accanto all’altra, ma l’una dentro l’altra, nel vero cammino di comunione che lo Spirito ci chiede. Quando questo avviene, la legge lascia il posto all’amore quando questo avviene in una comunità, in una regione, si cita più facilmente la Parola di Dio che un articolo dello Statuto.
Concludo con la preghiera di Gesù (Gv 17, 6-19) facciamola nostra. Gesù ci insegna ogni giorno ad assumerci responsabilità per il Padre, proteggendo i nostri fratelli: “Sono miei, li hai dati a me”. Anche noi ripetiamo: “Sono miei li hai dati a noi” sentendo questa appartenenza a Dio e questa paternità nei confronti dei fratelli: Signore, hai messo nelle nostre mani questa associazione. Questa Equipe nazionale l’hai messa nelle mani di Padre Aurelio, Suor Rifugio, di Bruna, di Anna Luisa, di Anna, di Roberto, di Gaetano: quanto più è scomoda, tanto più è Tua; quanto più è scomoda, tanto più potrà essere guidata dallo Spirito.

Buon lavoro e avanti...

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ultimo aggionamento 02 dicembre, 2001