FESTA DEL SANTUARIO
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Sua Eccellenza Mons. Edward Nowak

Arcivescovo titolare di Luni

Segretario della congregazione
delle Cause dei Santi

“Siate testimoni della misericordia”

(Giovanni Paolo II, il 17 agosto 2002)

Omelia alla Concelebrazione del giorno
28 settembre in Santuario

Padre Generale, Padre Rettore,
Figli dell’Amore Misericordioso e cari Novizi,
Madre Generale e Ancelle dell’Amore Misericordioso,
Fratelli e Sorelle, Pellegrini al Santuario,
Carissimi tutti!

Gratitudine all’Amore Misericordioso

Siamo stasera nel Santuario dell’Amore Misericordioso a Collevalenza. Siamo venuti per gioire, per festeggiare: Cristo Re, Amore Misericordioso.
All’Amore Misericordioso è dedicato questo Santuario. Questa è la dedica:

“All’Amore Misericordioso di Dio che accoglie e perdona
gli uomini, suoi figli, come un Padre pieno di bontà e come
una tenera Madre, è dedicato questo tempio, da Lui voluto,
e da Madre Speranza di Gesù realizzato”.

All’Amore Misericordioso sono consacrati Figli e Figlie di Madre Speranza. E due novizi vogliono essere, anch'essi, Figli dell'Amore Misericordioso. È la festa della vostra Famiglia. E con gioia la condividiamo con voi.
All’Amore Misericordioso vogliamo portare stasera la nostra gratitudine. Vogliamo dire il nostro “grazie” perché ci ha avvolto con il Suo Amore, perché ha suscitato Madre Speranza, questo Santuario, i Suoi Figli e le Sue Figlie, come testimoni della Sua grande Misericordia. Canteremo in eterno la tua Misericordia.
Per comprendere meglio il significato di questa festa patronale, vogliamo fare alcune riflessioni.

1. La prima riflessione: La rivelazione dell’Amore Misericordioso

Ci colpiscono subito due parole, due concetti, due realtà: Amore, Misericordia. Quando riflettiamo seriamente sull’intero annuncio cristiano, incontriamo alcune verità, che trascendono la comprensione umana, che non sono spiegabili con le categorie umane. Queste verità sono i misteri della fede: la Trinità, l’Incarnazione, la Redenzione. Ma l’aspetto più splendido e grandioso dell’annuncio cristiano, anche se più difficile e contrastante, è l’affermazione dell’Amore di Dio, l’affermazione della Sua Misericordia, cioè la verità della fede cristiana sull’Amore Misericordioso.
Il nostro Dio è buono, anzi pieno di bontà, egli è la bontà stessa. “Dio è amore” – ci dice l’Apostolo Giovanni (1 Gv 4, 16). “Dio è Padre misericordioso”(2Cor 1, 3), Dio è ricco di misericordia (Ef 2, 4), Dio è misericordia – insiste l’Apostolo Paolo nelle sue lettere alle prime comunità cristiane.

La Sacra Scrittura, fin dalle origine, presenta questa verità. Ne è la chiara testimonianza per esempio il libro di Giona. Tutti conosciamo la storia di Giona. È un uomo mandato ad annunciare il castigo a una città corrotta come Ninive. Ma Ninive si converte, Dio la perdona subito. Che cosa succede allora? Giona sdegnato, esclama:

“Lo sapevo, lo immaginavo... perché so, che tu sei un Dio
misericordioso
e clemente, longanime, di grande amore e
che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato” (Gen 4,2)

E Dio, con pazienza, cerca di convincere Giona ad accettare l’amore di Dio, così come Egli lo dimostra.
In un certo momento della storia, il popolo d’Israele è sconfitto, è esiliato, è schiavo. Il profeta Isaia predica la gioia del ritorno a casa.
Il Signore, mosso dal suo amore misericordioso, farà risorgere il paese. Griderà ai prigionieri: uscite! A quanti sono nelle tenebre: venite fuori!
Il popolo non soffrirà più né la fame, né la sete, Jahvé sarà come un pastore che conduce il suo gregge a pascoli abbondanti e a sorgenti d’acqua. Radunerà i dispersi da ogni parte. A questo popolo scoraggiato, quasi fosse abbandonato dal Signore, il profeta rivolge queste stupende parole:

“Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo grembo? Anche se vi fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani” (Is. 49,15 s.).

 

2. La seconda riflessione: L’insegnamento di Gesù

E Gesù, nostro Maestro, che cosa ci dice di Dio? Ci dice che Dio è Padre. E’ nostro Padre. È Padre di tutti! Domandiamo: Come è questo nostro Padre? Sentite come risponde Gesù: “Un uomo aveva due figli...” (Lc 15, 11-32). E racconta in dettaglio la celebre parabola del figlio prodigo. Una stupenda catechesi di Gesù, che racconta come è il “Padre nostro che è nei cieli”. La parabola ha un centro: il Padre. Attorno al Padre si muovono le due vicende umane: cioè i due figli.

Il primo figlio. Esige: “Dammi ciò che mi spetta” e il padre non si oppone. Il figlio fugge da casa e il padre, con il cuore straziato, permette che si allontani. Il figlio va a divertirsi in modo banale e insulso e il padre permette che dissipi il frutto di tanto sudore, fatica, amore.
Ma ecco la novità, ecco l’imprevedibile svolta. Il figlio perde tutto, arriva al fondo dell’abisso, si accorge di aver giocato tutto stupidamente. La sua vita è l’inferno. È stremato e sfinito. Allora, che può fare? Il figlio si muove verso la casa del Padre. Allora accade qualcosa, che per noi è difficile capire: la gioia del padre. Infatti, quando il figlio si presenta al padre... non trova rimprovero, vendetta, sdegno. Il padre non rinfaccia l’offesa: no. Il padre gioisce e fa festa.

Ma ecco, entra in scena il secondo figlio. È il figlio scandalizzato per la bontà del padre. Sembra che questo figlio abbia ragione. Invece il suo comportamento è tanto, tanto offensivo nei confronti del padre. Egli inventa scuse, come spesso facciamo un po’ tutti, quando vogliamo giustificare le nostre cattiverie. Infatti, anche se non è fuggito da casa, egli con il cuore non è mai stato in casa, perché non pensa e non ama come il padre. Questo figlio è ribelle come il primo: questo figlio è un problema per il padre, è una spina nel cuore.
Per questo figlio sarà difficile accogliere l’invito del Padre alla misericordia e alla gioia: “Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15,32).

Il padre resta sullo sfondo della vicenda. Egli appare quasi debole, invece è buono, è pieno di amore. Sembra quasi sconfitto, invece si muove con grande dignità e con amore ricco di misericordia.
Il racconto non distingue i due fratelli in uno buono e uno cattivo. Solo il padre è buono. Egli corre incontro a tutti e due. Egli vuole che ambedue siedano alla sua mensa e condividano insieme la gioia di casa. Il fratello più giovane si lascia stringere dall’abbraccio misericordioso, il fratello maggiore resta per ora sulle sue.
Qui c’è la storia dell’uomo. Tanta parte della storia “folle” dell’uomo: Dio Padre non ferma l’uomo perché l’amore non può imporre: Dio non viola la libertà. Dio non si vendica mai. Siamo noi che fuggiamo, siamo noi che respingiamo, siamo noi che chiudiamo la porta: Dio mai farà questo. Dio è Amore e non potrà mai cambiare.

 

3. La terza riflessione: L’Amore Misericordioso

La Bibbia, il nostro Maestro Gesù, vogliono indicarci ancora di più. Vogliono dirci che Dio non è solo un Padre. Dio ha anche l’amore intenso di una madre. Tra Dio e l’uomo vi è il legame particolare, stretto. Si tratta di quel legame che unisce visceralmente la madre al suo figlio. Qui è la misericordia, che viene colta, per così dire, nel suo fondamento biologico. E questa misericordia si configura come non razionale, esagerata, fuori dal senso comune, addirittura “pazza”, secondo l’espressione dei mistici. Quando i santi parlano di Dio, che “perde la testa”, “ragiona con il cuore e perdona tutto”, “impazzisce d’amore per l’uomo peccatore”, forse si riferiscono proprio a questo “istinto d’amore materno”. In questo senso noi possiamo parlare del volto materno di Dio. Una osservazione interessante: in questi ultimi tempi Dio ha scelto delle donne per ricordare agli uomini la sua tenerezza materna, di cui ci parla la rivelazione cristiana. Pensiamo a Santa Margherita Alacoque, Santa Teresa di Gesù Bambino, Santa Faustina Kowalska e proprio qui a Madre Speranza.

 

4. La quarta riflessione: Madre Speranza e le due Congregazioni

Madre Speranza è stata colpita, si può dire “fulminata”, dall’Amore Misericordioso. Essa stessa ha voluto offrire amore agli altri e testimoniarlo dappertutto. Considerando la sua vita, si può dire che, dove è passata, ha profuso la testimonianza di una straordinaria maternità, soprattutto qui a Collevalenza. Questa maternità si è espressa nell’accoglienza, nel servizio, nella preghiera di intercessione per gli altri, nell’offerta di sé, nel lavoro intenso, nella grande sensibilità verso ogni forma di sofferenza.

Ciò è stato riconosciuto dalla Chiesa il 23 aprile scorso, con il Decreto sulle sue Virtù eroiche. Alcuni Padri e Sorelle, ed io in persona, siamo stati presenti a questo atto del Santo Padre. Durante il processo canonico i testimoni erano concordi che le virtù di Madre Speranza, sono tutte a servizio del suo cuore materno, della sua misericordiosa tenerezza, che le suggeriva di rivolgersi ad ogni persona che incontrava con l’espressione: “Figlio mio, figlia mia!”.
Era come dire: “Ti voglio bene come una mamma. Io prego per te e sono pronta ad aiutarti in tutto, anche a prendere su di me le tue sofferenze”.

E tutti coloro che l’avevano conosciuta, hanno detto che essa è stata una grande testimone dell’Amore Misericordioso di Dio. Ma questo non è tutto! Essa ha voluto che questo suo carisma, questa sua testimonianza abbracciasse tutto il mondo ed ogni uomo. Nella sua continua e sofferta opera di discernimento, compiuta in mezzo a molte tribolazioni, è maturato il carisma fondazionale. Ha capito che Dio la chiamava a fondare due nuovi istituti di vita consacrata. Nella notte del Natale 1930, a Madrid, ha fondato la Congregazione delle Ancelle dell’Amore Misericordioso. Nell’Agosto del 1951, a Roma, la Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso. Come il carisma, la missione ha assegnato loro il compito di far conoscere Dio

“non come Padre sdegnato per le ingratitudini dei suoi figli, ma come un padre buono che cerca, con ogni mezzo, di confortare, aiutare e far felici i propri figli; che li segue e li cerca con amore instancabile, come se non potesse essere felice senza di loro” (cfr. Decreto sulle virtù)

È un motivo di gioia che questi due Istituti si presentano oggi come una rigogliosa famiglia religiosa. È formata da fratelli e sorelle in sei distinte modalità di appartenenza. Tutti hanno lo stesso carisma. Hanno il compito di testimoniare ed annunciare al mondo l’Amore Misericordioso. Cercano di aiutarsi reciprocamente, di aiutare il prossimo nella santificazione, propria e degli altri.
Questo Santuario di Collevalenza è proprio il simbolo, la viva testimonianza del carisma di Madre Speranza e dei suoi figli e figlie.

 

5. La quinta riflessione: il messaggio dell’Amore Misericordioso per oggi

Un giorno Madre Speranza disse:

“Se anche avessimo commesso i più grandi peccati non abbiamo da temere: il cuore misericordioso del Signore perdona e ama con amore infinito”.
“Stiamo molto attenti per non lasciarci trascinare dalla tristezza di fronte ai molti nostri ripetuti peccati. Anzi, pieni di fede e, guardando ai nostri peccati con umiltà e con una piena confidenza in Dio nostro buon Padre, chiediamogli di nuovo il suo perdono e la sua grazia per progredire a qualunque costo; Lui, che conosce bene la nostra natura, e che vede i nostri sforzi, e i nostri desideri, saprà attendere con calma e pazienza il nostro crescere verso la perfezione”.
“Quello che più dispiace a Gesù è la mancanza di confidenza e di fiducia in Lui”.

L’uomo di oggi ha grande bisogno di questo messaggio. Circa dieci anni fa Giovanni Paolo II vi ha rivolto questo pensiero:

“L’uomo necessita di essere fermamente convinto di quelle parole a voi care... cioè che Dio è un Padre, pieno di bontà, che cerca con tutti i mezzi di confortare aiutare e rendere felici i propri figli; li cerca e li insegue con amore instancabile, come se Lui non potesse essere felice senza di loro. L’uomo, il più perverso, il più miserabile ed infine il più perduto, è amato con tenerezza infinita da Gesù che è per lui un padre ed una tenera madre” (Il Santo Padre alle Ancelle e ai Figli dell’Amore Misericordioso 22 novembre 1981).

In questo modo, riscoprendo la paternità misericordiosa di Dio, ritroviamo la vera fraternità umana e quindi ritroviamo la famiglia degli uomini; tutti quanti sono figli di Dio e perciò fratelli tra di loro.

Proprio un mese fa, nell’agosto scorso, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha compiuto il Viaggio Apostolico in Polonia. Questo Viaggio egli l’ha posto sotto il segno della Divina Misericordia. Le parole: “Dives in misericordia”, “Ricco di misericordia” (Ef 2, 4) sono state motto e proclama di questo stupendo pellegrinaggio alla Divina Misericordia, come è stato definito. Una sconfinata folla, oltre 3 milioni di persone, ha preso parte alla grande preghiera di Giovanni Paolo II alla Misericordia. Possiamo dire che questa folla rappresenta l’umanità di oggi. Essa è destinataria della Misericordia di Dio. Nella storia recente la nostra umanità ha sperimentato tante guerre ed atrocità inaudite, ha sperimentato la crudele esperienza dei totalitarismi, di destra e di sinistra, che con violenza hanno reso schiave milioni di persone. Oggi sperimenta di nuovo la minaccia del terrificante terrorismo e l’avvicinarsi di uno scontro o di una guerra di incalcolabili conseguenze. L’uomo di oggi si vede minacciato dalle grandi forze del male. Perciò sente un disperato bisogno dell’aiuto e dell’Amore del Padre e della Misericordia divina. “Gesù confido in te!”. È la sola risposta alla paura umana e l’unico motivo di speranza per oggi. Penso, che proprio questo sia il messaggio del “Pellegrinaggio alla Divina Misericordia” appena compiuto dal Papa.

Avendo presenti minacce e paure di oggi, il Santo Padre insiste:

Bisogna far risuonare il messaggio dell’Amore Misericordioso con nuovo vigore. Il mondo ha bisogno di questo amore. E’ giunta l’ora in cui il messaggio della Divina Misericordia riversi nei cuori la speranza, e questa diventi scintilla di una nuova civiltà: della civiltà dell’amore...
Bisogna trasmettere al mondo questo fuoco della misericordia poiché il mondo trovi pace e l’uomo felicità... Siate testimoni della misericordia” (L’Oss. R. n. 189, 17-18 agosto 2002, p. 7).

 

6. La sesta riflessione: La consegna di Giovanni Paolo II

Siate testimoni della misericordia”. Ecco la consegna del Santo Padre a tutti noi, che siamo figli del Padre, ricco di misericordia, e fratelli di Cristo, Volto del Padre. È la consegna particolare fatta a Voi, Figli e Figlie dell’Amore Misericordioso. Figli e Figlie e Devoti di Madre Speranza. Nel giorno della festa di questo Santuario, vogliamo nuovamente assumere e far nostra questa consegna.

Assumetela Voi, due novizi che desiderate, con voti religiosi, consacrarvi oggi, proprio all’Amore Misericordioso. Fra poco emetterete la prima professione. Nel vostro impegno di religiosi seguite l’esempio della Venerabile Madre Speranza. Portate nella vostra vita il suo esempio di obbedienza, castità e povertà, secondo le Costituzioni dei Figli dell’Amore Misericordioso. Siate santi per testimoniare con la vostra vita la bontà del Signore, perché altri giovani possano seguire questa stessa vocazione.

Concludendo. Il Signore, che ha suscitato Madre Speranza e ha voluto questo Santuario, benedica tutta l’attività, che qui si svolge in favore dei sacerdoti e dei pellegrini. Lo Spirito porti a compimento quanto Lui stesso ha suscitato. Che questo santuario, davanti al mondo, sia una grande testimonianza all’Amore Misericordioso.
E a tutti Figli e Figlie dell’Amore Misericordioso, ai devoti di Madre Speranza, e a tutti noi, figli del “Padre che è nei cieli”, con insistenza ripeto la consegna di Giovanni Paolo II: “Siate testimoni della misericordia”. All’uomo sfiduciato e disperato, al mondo minacciato e impaurito. “Siate testimoni della misericordia!” Amen.

 

Nel concludere la fiaccolata e la processione sulla Piazza del Santuario

1. È la nostra gioia che anche quest’anno il Signore ci ha concesso la grazia di celebrare la festa di Cristo Re, Amore Misericordioso, la festa patronale del Santuario di Collevalenza. Di nuovo quest’anno Dio ci ha concesso la grazia di stare vicino al Suo Figlio e di contemplarlo nel grandioso mistero della sua Misericordia.
E ne siamo grati. Siamo pure grati a Dio, che nella sua grande bontà, ci ha offerto, nella Venerabile Serva di Dio Madre Speranza, un modello di vita, un esempio di come vivere in pienezza il nostro battesimo, il nostro essere cristiani.
In questa fiaccolata siamo stati vicini, con tutto il cuore, all’Amore Misericordioso e alla sua grande testimone, Madre Speranza, per il duplice motivo.

- Primo: per imparare a vivere meglio la nostra vita quotidiana.
- Secondo: per chiedere l’aiuto e la misericordia nei momenti più bui della nostra esistenza.

Siamo sicuri che Cristo Misericordioso porti ovunque il conforto della sua presenza. Così ci ripete oggi la Madre Speranza. Ce lo dice con le sue parole e con tutta la sua vita. In questo modo, noi non ci sentiamo più soli e abbandonati nelle nostre difficoltà. Essa ci ricorda questo messaggio evangelico: Dio è Amore, Dio è Amore Misericordioso.

2. Al termine di questa fiaccolata ringrazio tutti voi, che siete oggi presenti per partecipare alla festa patronale dell’Amore Misericordioso. Ringrazio il Padre Generale, la Madre Generale. Ringrazio il Rettore del Santuario che mi ha invitato di venire a Collevalenza. Ringrazio per il nuovo dono, il dono di due professi dei Figli dell’Amore Misericordioso, che oggi hanno fatto i loro primi voti religiosi.
Ed anzitutto, ringrazio Te, Padre ricco di Misericordia, perché ancora una volta ci hai mostrato il tuo volto d’amore.
Ringraziamo la Tua testimone, Madre Speranza, che ci ha fatto comprendere quanto sia importante, che alziamo gli occhi fino a Te, fino alla tua Misericordia.

3. Concludo con la preghiera, che la Madre Speranza aveva rivolto al Signore per questo Santuario:

“Benedici, Gesù mio, questo Tuo grande Santuario e fa che sempre vengano a visitarlo dal mondo intero... Fa, Gesù mio, che tutti gli uomini abbiano la fortuna di poterti conoscere, come Tu sei, e che tutti vedano in te la vera immagine del Padre del figlio prodigo... Siano certi, che nell’ora della morte, li aspetta non un giudice severo e duro per giudicarli, ma un amato Padre, pieno di amore e di misericordia, il quale no tiene in conto le miserie e i difetti dei suoi figli, ma li perdona e li dimentica... Aiuta, consola e conforta tutti quanti hanno bisogno di Te”. (dicembre 1964). Amen.

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ultimo aggionamento 21 novembre, 2002