LA PAROLA DEL PAPA

 

Giovanni Paolo II

 

Giovanni Paolo II

Dal Vaticano, 7 Gennaio 2003

Messaggio di Sua Santità Giovanni Paolo II per la Quaresima 2003

 

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. La Quaresima, tempo “forte” di preghiera, di digiuno e di impegno verso quanti sono nel bisogno, offre ad ogni cristiano la possibilità di prepararsi alla Pasqua con un serio discernimento della propria vita, confrontandosi in maniera speciale con la Parola di Dio, che illumina il quotidiano itinerario dei credenti.
Quest’anno, a guida della riflessione quaresimale, vorrei proporre la frase tratta dagli Atti degli Apostoli: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (20,35). Non si tratta di un semplice richiamo morale, né di un imperativo che giunge all’uomo dall’esterno. L’inclinazione al dono è insita nel fondo genuino del cuore umano: ogni persona avverte il desiderio di entrare in contatto con gli altri, e realizza pienamente se stessa quando agli altri liberamente si dona.

2. La nostra epoca, purtroppo, è influenzata da una mentalità particolarmente sensibile alle suggestioni dell’egoismo, sempre pronto a risvegliarsi nell’animo umano. Nell’ambito sociale, come in quello mediatico, la persona è spesso sollecitata da messaggi che, in forma insistente, aperta o subdola, esaltano la cultura dell’effimero e dell’edonistico. Pur non mancando un’attenzione agli altri in occasione di calamità ambientali, di guerre o di altre emergenze, non è in genere facile sviluppare una cultura della solidarietà. Lo spirito del mondo altera l’interiore tensione al dono disinteressato di sé agli altri, e spinge a soddisfare i propri interessi particolari. Il desiderio di accumulare beni è sempre più incentivato. Senza dubbio, è naturale e giusto che ciascuno, attraverso l’impiego delle proprie doti e l’esercizio del proprio lavoro, si sforzi di ottenere ciò di cui ha bisogno per vivere, ma l’esagerata brama del possesso impedisce all’umana creatura di aprirsi al Creatore e ai propri simili. Quanto sono valide in ogni epoca le parole di Paolo a Timoteo: “L’attaccamento al denaro, infatti, è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori” (1 Tm 6,10)!
Lo sfruttamento dell’uomo, l’indifferenza per la sofferenza altrui, la violazione delle norme morali sono solo alcuni tra i frutti della bramosia di guadagno. Di fronte al triste spettacolo della perdurante povertà che colpisce tanta parte della popolazione mondiale, come non riconoscere che il profitto ricercato a tutti i costi e la mancanza di fattiva e responsabile attenzione per il bene comune concentrano nelle mani di pochi una grande quantità di risorse, mentre il resto dell’umanità soffre nella miseria e nell’abbandono?
Facendo appello ai credenti e a tutti gli uomini di buona volontà, vorrei ribadire un principio in se stesso ovvio, anche se non di rado disatteso: è necessario ricercare non il bene di una cerchia privilegiata di pochi, ma il miglioramento delle condizioni di vita di tutti. Solo su questo fondamento si potrà costruire quell’ordine internazionale, realmente improntato a giustizia e solidarietà, che è nell’auspicio di tutti.

3.Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. Acconsentendo alla sollecitazione interiore a dare se stessi agli altri senza nulla aspettarsi, il credente sperimenta una profonda soddisfazione interiore.
Lo sforzo del cristiano di promuovere la giustizia, il suo impegno per la difesa dei più deboli, la sua azione umanitaria per procurare il pane a chi ne è privo e per curare i malati venendo incontro a ogni emergenza e necessità, traggono forza da quel singolare ed inesauribile tesoro di amore che è il dono totale di Gesù al Padre. Il credente è spinto a seguire le orme di Cristo, vero Dio e vero uomo, che, nella perfetta adesione alla volontà del Padre, spogliò ed umiliò se stesso (cfr Fil 2,6 ss) dandosi a noi con un amore disinteressato e totale, sino a morire in croce. Dal Calvario si diffonde in modo eloquente il messaggio dell’amore trinitario per gli esseri umani di ogni epoca e luogo.
Osserva Sant’Agostino che solamente Dio, il Sommo Bene, è in grado di vincere le miserie del mondo. La misericordia e l’amore verso il prossimo devono pertanto sgorgare da un rapporto vivo con Dio e a Lui fare costante riferimento, poiché è nello stare vicino a Cristo che risiede la nostra gioia (cfr De civitate Dei, Lib. 10, cap. 6; CCL 39, 1351 ss).

4. Il Figlio di Dio ci ha amati per primo, mentre “eravamo peccatori” (Rm 5,8), senza pretendere nulla, senza imporci alcuna condizione a priori. Di fronte a questa costatazione, come non vedere nella Quaresima l’occasione propizia per scelte coraggiose di altruismo e di generosità? Essa offre l’arma pratica ed efficace del digiuno e dell’elemosina per lottare contro lo smodato attaccamento al denaro. Privarsi non solo del superfluo, ma anche di qualcosa di più per distribuirlo a chi è nel bisogno, contribuisce a quel rinnegamento di sé senza il quale non c’è autentica pratica di vita cristiana. Alimentandosi con un’incessante preghiera, il battezzato dimostra inoltre l’effettiva priorità che Dio riveste nella propria esistenza.
E’ l’amore di Dio trasfuso nei nostri cuori che deve ispirare e trasformare il nostro essere ed il nostro operare. Non si illuda il cristiano di poter ricercare il vero bene dei fratelli, se non vive la carità di Cristo. Anche laddove riuscisse a modificare importanti fattori sociali o politici negativi, ogni risultato resterebbe effimero senza la carità. La stessa possibilità di dare se stessi agli altri è un dono e scaturisce dalla grazia di Dio. Come san Paolo insegna, “è Dio che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni” (Fil 2,13).

5. All’uomo di oggi, spesso inappagato da un’esistenza vuota ed effimera e alla ricerca della gioia e dell’amore autentici, Cristo propone il proprio esempio invitando a seguirlo. A chi l’ascolta Egli chiede di spendere la vita per i fratelli. Da tale dedizione scaturiscono la realizzazione piena di sé e la gioia, come dimostra l’esempio eloquente di quegli uomini e di quelle donne che, lasciando le loro sicurezze, non hanno esitato a porre in gioco la propria vita come missionari nelle diverse parti del mondo. Lo testimonia la decisione di quei giovani che, animati dalla fede, hanno abbracciato la vocazione sacerdotale o religiosa per porsi al servizio della “salvezza di Dio”. Lo prova il numero crescente di volontari, che con immediata disponibilità si dedicano ai poveri, agli anziani, ai malati e a quanti sono in situazione di bisogno.
Recentemente si è assistito ad una benemerita gara di solidarietà per le vittime delle alluvioni in Europa, del terremoto in America Latina e in Italia, delle epidemie in Africa, delle eruzioni vulcaniche nelle Filippine, senza dimenticare le altre zone del mondo insanguinate dall’odio o dalla guerra.
In queste circostanze i mezzi di comunicazione sociale svolgono un significativo servizio, rendendo più diretta la partecipazione e più viva la disponibilità a sostenere chi si trova nella sofferenza e nella difficoltà. Talora non è l’imperativo cristiano dell’amore a motivare l’intervento a favore degli altri, ma una compassione naturale. Chi assiste il bisognoso gode però sempre della benevolenza di Dio. Negli Atti degli Apostoli si legge che la discepola Tabita viene salvata, perché ha fatto del bene al prossimo (cfr 9,36 ss). Il centurione Cornelio ottiene la vita eterna per la sua generosità (cfr ivi 10,1-31).
Il servizio ai bisognosi può essere per i “lontani” via provvidenziale all’incontro con Cristo, perché il Signore ripaga oltre misura ogni dono fatto al prossimo (cfr Mt 25,40).
Auspico di cuore che la Quaresima sia per i credenti un periodo propizio per diffondere e testimoniare il Vangelo della carità in ogni luogo, poiché la vocazione alla carità rappresenta il cuore di ogni autentica evangelizzazione. Invoco a tal fine l’intercessione di Maria, Madre della Chiesa. Sia Lei ad accompagnarci nell’itinerario quaresimale. Con tali sentimenti di cuore tutti benedico con affetto.

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ultimo aggionamento 30 marzo, 2003