ASSOCIAZIONE LAICI

 

San Pedro Poveda Castroverde

 

1 – Il Logo dell’Associazione

Le Vela e le virtù teologali

Le virtù teologali, che derivano da Dio e, si manifestano nei confronti di Dio, sono la nostra forza, che spinge la vela ad approdi sicuri, protetti dal naufragare.
Queste virtù risuonano e tralucono dalla vela, inondando le nostre coscienze, se ci apriamo all’ascolto di quel suono, sentiamo la voce di Dio che illumina i nostri pensieri, riscalda i nostri sentimenti dilata la nostra capacità di amare.
Dio non ci farà mancare nulla di ciò che ci è utile per una navigazione sicura: su questo deve fondarsi la nostra fede.
La Madre Speranza nel suo commento al Padre Nostro, afferma che dire: “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, è un atto di carità, perché chiediamo nutrimento per tutti gli uomini, nostri fratelli: ecco una virtù teologale che ci assimila all’Amore Misericordioso.
Non è facile amare tutti; amare poi il nostro nemico è difficilissimo, porgere al nostro prossimo innanzitutto la nostra persona libera da preconcetti, porta a spogliarsi della maschera dell’ipocrisia uscendo allo scoperto, fuori da ogni atteggiamento finto, offrendo un’immagine pulita e solare, specchio di Dio, nostro Sole, è volontà di accostarsi fraternamente all’altro per amarlo meglio, condividendo con lui proprio quelle fragilità, che ci fanno simili.
Diventare autentici, quindi credibili, è un esercizio che richiede costanza e molto coraggio, troppe sono le paure che ci attanagliano. Il distacco dagli affetti per le cose effimere di questo mondo, cui spesso ci si aggrappa per colmare vuoti e non rispondere alle istanze della coscienza, ci aiuta a liberarci dalla zavorra, che impedisce una navigazione spedita.
Tutto ciò agevola atti di generosità, di amore, di carità vera nei confronti dei compagni di viaggio.
Questo navigare è un “guardarsi dentro” con coraggio, per fare una profonda revisione della nostra vita, è voglia di cambiare radicalmente, di convertirci infine, fondando su nuove basi la nostra esistenza.
Donarci agli altri, con compassione e misericordia è il primo passo, il più difficile, ma il nostro veleggiare, spesso controcorrente, può contare su un Maestro autorevole e benevolo, il nostro Padre “solare” che perdona, dimentica, non tiene in conto e ci infonde speranza.
Mollare gli ormeggi significa osare il pensabile per noi LAM: ci vuole fortezza; questa navigazione è evidente, scioglie gli ormeggi da un porto interiore, che ha bisogno di silenzio e di contemplazione talvolta, per sentire risuonare la vela; così fede e carità possono entrare in contatto con la parte migliore di noi per orientarci e sostenerci in un mare avverso.

Dada Prunotto


2 – ALAM e solidarietà

Alcune riflessioni meditando il paragrafo “Missione” del nostro Statuto.
Allargando l’orizzonte e proseguendo nelle riflessioni delle conseguenze storiche che derivano dall’esercizio della carità, dell’amore, uno dei loro frutti è la “SOLIDARIETA”, perché afferma, in modo particolare oggi una grande rilevanza sociale. Guardiamoci intorno: consumismo, tendenze cooperativistiche, interessi di parte, chiusura verso i vecchi e nuovi poveri che bussano alle nostre porte, alle nostre città, noi cristiani, noi dell’Alam siamo chiamati a far maturare una nuova mentalità solidaristica, siamo chiamati non solo ad una opera educativa ma anche all’offerta di spazi, di momenti, di iniziative, a seconda delle nostre personali responsabilità. Solidarietà: è una parola nobile, anche se oggi sembra culturalmente e politicamente compromessa. Richiama alla mente: spechi, insufficienza delle politiche pubbliche e sociali, corruzione ecc., c’è oggi una sfaldatura di consenso su alcuni valori di fondo; c’è ansietà e preoccupazione più a difendere che a scoprire i legami che ci uniscono. Mentre si assiste ad un logoramento della coesione sociale, emergono contrasti stridenti tra ricchezza ed emarginazione e sempre nuove povertà; la solidarietà è un valore da recuperare, è esposta ad un uso generico e improprio. Occorre fissare bene le caratteristiche; un’ideale, un valore a cui ispirarsi nella ricerca sempre faticosa e difficile delle soluzioni, non commuoviamoci, non facciamo denunce fini a se stesse, non lamentiamoci o rassegniamoci alle “leggi” della forza e del profitto. Nella “Sollecitudo rei Socialis” Giovanni Paolo II così la descrive: “La solidarietà non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane, al contrario è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune, cioè per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siano veramente responsabili di tutto (Christifedeles Laici n° 38).
La Chiesa ci insegna di “perdersi” per l’altro invece di sfruttarlo; di servirlo invece di opprimerlo. Ecco allora che questi articoli dello Statuto (10-11-12-13) ci provocano ad elaborare modelli di vita e di comportamento per le scelte adeguate e pertinenti, insomma in tutto quello che vi è espresso andiamo a cercare l’essenziale, la sacralità contenuta in ogni paragrafo perché possano entrare nella carne della storia in modo che il regno di Dio in cui stiamo vivendo per la costruzione della civiltà dell’Amore, possa sempre più essere illuminata dalla Gloriosa libertà dei figli di Dio. In pratica la solidarietà così intensa ci sprona al cambiamento di alcune abitudini di vita, alla quale solo un forte senso di solidarietà mondiale, di solidarietà con le future generazioni e di solidarietà con il creato possono indurci a essere testimoni di attenzione e di disponibilità. Non possiamo andare avanti se non tutti insieme, pensiamo all’economia di mercato, alle migrazioni, alla conseguente multietnicità, multirazzialità, multireligiosità, con tutti i problemi di rispetto, di tolleranza, e di integrazione che essa pone in concreto a tutti noi. La carità cristiana per noi anche dell’ALAM deve poter diventare ad essere anima e sostegno di quell’atteggiamento di SERVIZIO-MISSIONE, che si tramuta in concreta solidarietà. Siamo chiamati nei nostri ambienti, nelle nostre comunità cristiane ad una necessaria concretizzazione della carità quando essa è vissuta, secondo le nostre specifiche responsabilità (Christifideles Laici n° 41).
Un’ultima annotazione che viene dalla Parola di Dio (Filippesi 2,3-4) che ci indica come difenderci da due mali, altrimenti la solidarietà perderebbe del suo vero significato: la vanagloria e la rivalità.
Riflettere per credere, è così, a volte purtroppo! Concludendo: il valore e il significato delle opere richieste dal nostro Statuto non stanno solo nel risultato concreto che con esse si raggiunge, ma si fondano nel rapporto con la fede, la speranza, e la carità: virtù teologali che la nostra Madre Speranza ha “usato” in modo eroico durante la vita terrena e pertanto la Chiesa non poteva non riconoscerle.
Grazie Madre Speranza, per questo insegnamento.

Gaetano Storace

Per approfondire:
Gaudium et Spes n° 1
Populorum Progressio n° 44-48-65-67-73-84
Christi fideles Laici n° 41
Sollicitudo rei Solacialis n° 39-40


3 – Un saluto da Gaetano

Siamo prossimi al periodo estivo: tempo necessario per un periodo di riposo, di pausa, da vivere con gioia e serenità con i familiari ed amici.
La nostra vita va vissuta sempre e comunque tenendo fisso lo sguardo su Gesù Amore Misericordioso. Leggendo altri passaggi sulla vita della Madre ho notato che c’è sempre un ringraziamento al buon Gesù per tutto quello che le suggerisce di operare e di abbandono a Lui. Allora ecco la riflessione che ci dovrà accompagnare per questo tempo estivo. Sappiamo vedere i motivi nella nostra vita per cui ringraziare? Sono capace di dire grazie? Per l’esperienza associativa, credo, che sono tante le ragioni per essere grati e per gioire insieme: l’essere del e nell’ALAM, le responsabilità di ognuno messe a disposizione dell’intero gruppo, il valorizzare i diversi doni di ciascuno, l’amicizia costruita, l’impegno di ciascuno e di tutti di essere in questo cammino di santità insieme e in comunione con la Famiglia dell’Amore Misericordioso. Aggiungerei ancora la testimonianza scambiata reciprocamente come singoli e dimostrata pubblicamente come Associazione nelle comunità cristiana e civile. Tutto ciò è laicità adulta e matura. Siete d’accordo che ringraziare ha molto a che fare con perdonare?
Riconoscere la propria debolezza, le proprie mancanze aver bisogno... lo faccio forse senza tentennamenti con un estraneo, con una persona che non conosco, mi è più difficile al contrario con qualcuno che mi conosce che sa di me. Nel primo caso sono ancora “io”, perché è bello perdonare ed essere ringraziati, nel secondo caso divento un debole, un perdente, un bisognoso, uno che ci rimette la faccia. Comunque è pur vero, se siamo onesti con noi stessi, ammettere e riconoscere quello che veramente siamo, ci aiuta ad ammettere e riconoscere che gli altri sono davvero.
Questo porta ad un cambiamento di stile nei rapporti, può evitare il falso ringraziamento della preghiera del fariseo che è in realtà autocelebrazione e superbia. Tutto l’opposto di quanto vissuto, specialmente dalla nostra Venerabile Madre Speranza, saper ringraziare aiuta a sapersi accettare, a saper accettare gli altri, a saper donare. E’ il caso dunque di riflettere con l’impegno, in questi periodi, di non lasciar cadere le occasioni quotidiane per ringraziare più coi fatti che con le parole: Dio, la Chiesa, i sacerdoti, la nostra famiglia, gli amici, i Superiori, gli sconosciuti... così da poter insegnarci e insegnare il valore del ringraziamento sincero. Oggi ho questa sensazione, che la parola grazie sulle labbra è diventata parola morta, sembra destinata a scomparire perché mancando legami con la vita quotidiana quindi reale e mancando l’aspetto interiore delle persone (oggi si vive tutto di fretta, all’insegna dell’usa e getta...) sono cambiati i comportamenti quotidiani in modo fecondo. Però troviamo la parola grazie negli scontrini di cassa al supermercato, delle autostrade, nelle varie bollette di spese domestiche. Torniamo come una volta a dirci con uno slancio di affetto: ti sono grato per quello che fai per me, per il tempo che mi dedichi, per il tuo sorriso, ti sono debitore. Tutto questo significa dire grazie. Provare per credere!
Questo è l’augurio che ci facciamo per questo periodo estivo, allora avanti: il primo grazie va a Gesù.
Abbracci e buone vacanze.

Gaetano Storace

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ultimo aggionamento 05 luglio, 2003