STUDI
 

    a cura di Ermes M. Ronchi

Una pagina di Vangelo

L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù...».

(Luca 1,26-38)

Il nome dell'uomo? «Eccomi»

 

L'annunciazione è l'estasi della storia: viene ciò che l'umanità da sola non può darsi. La storia esce da se stessa, si ricentra su di un altro cardine, si illumina di un altro sole.
Tre volte parla l'angelo: una parola di gioia, "kaire"; una contro la paura, "non temere"; un'ultima parola perché ci sia vita nuova, "lo Spirito verrà e sarai madre". L'angelo propone le tre parole assolute: gioia, fine di ogni paura, e vita: "rallegrati", "non temere", "ecco verrà una vita". Sono le tre parole che angeli e profeti ripetono dentro tutta la nostra storia, dentro tutta la Scrittura per chi non voglia che di lui sia detto ciò che dicevano di Elisabetta: «Ecco, tutti la dicono sterile». Toccano le corde più profonde di ogni esistenza umana: il bisogno di felicità, la paura che è madre di inganno e di violenza, l'ansia divina di dare la vita. L'angelo ci assicura che i segni dell'avvicinarsi di Dio sono questi: si moltiplica la gioia, la paura si dissolve, risplende la vita.
Prima parola: «Sii felice Maria, Dio ha posto in te il suo cuore». Il primo vangelo è lieta notizia, qualcosa precede ogni nostra risposta. L'angelo non dice: «Fai questo o quello, ascolta, prega, vai». Semplicemente: «Gioisci, Maria», sii felice perché, lo sai, la felicità viene dai volti; anche Giuseppe e il suo pensiero e il suo volto ti fanno felice, ma ora è qui colui che è il volto dei volti, è con te, ha posto in te il suo cuore; gli altri sono solo frammenti di quel volto, gocce di luce di quella luce; Dio è con te con quell'abbraccio di cui quelli sulla terra sono solo parabole, solo nostalgia. Sii felice, tu sei amata teneramente, gratuitamente, per sempre. Il nome di Maria è «amata per sempre». E la sua funzione nella chiesa è di ricordare nel suo stesso nome questo amore che porta gioia.
Non temere Maria. Per trecentosessantacinque volte nella Scrittura ritorna questa parola, quasi un invito per ogni giorno dell'anno, quasi quotidiano pane per il cammino del cuore. Non temere se Dio non prende la strada dell'evidenza, dell'efficienza, della grandezza; non temere se Dio, l'Altissimo, si nasconde in un piccolo embrione umano, non temere le nuove vie di Dio, così lontane dalla scena, dalle luci, dai palazzi della città, dalle emozioni solenni del tempio, non temere questo Dio bambino, che vivrà solo se tu lo amerai. Dio vivrà per il tuo amore. Sarà felice se tu lo farai felice.
Tre volte parla l'angelo, tre volte risponde Maria, prima con il silenzio e il turbamento, poi con il desiderio di capire, infine con il servizio. La prima azione di Maria è ascoltare questo angelo inatteso e sconcertante. Primo passo per chiunque voglia entrare in un rapporto vero con le creature o con Dio, con uomini o angeli, l'arte dell'ascolto. Con la sua ultima parola rivela il nostro vero nome. Il nome dell'uomo è: «Eccomi!». (Letture: Genesi 3,9-15,20; 2Pt 3,8-14; Luca 1,26-38)

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ultimo aggionamento 02 gennaio, 2004