PAGINA DI VANGELO
 

a cura di Ermes M. Ronchi       

 

Dal Vangelo di Gv 3, 14-21:
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie...

 

 

Sollevàti lungo la verticale dell’amore

 

 

 

Credere è lasciarmi attrarre, lungo la verticale dell’amore, a mia volta allargando le braccia, "così vicino, così simile che Cristo possa aderire e baciarmi senza staccarsi dalla croce"

(Teresa di Calcutta)

Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me (Gv 12,32).
Io sono cristiano per attrazione. Sulla croce Gesù è la forza di attrazione del cosmo, la forza di gravità che solleva verso l’alto tutta la storia e il dolore innocente. Credere è lasciarmi attrarre, lungo la verticale dell’amore, a mia volta allargando le braccia, "così vicino, così simile che Cristo possa aderire e baciarmi senza staccarsi dalla croce" (Teresa di Calcutta).

Dio ha tanto amato.
Tutto il Vangelo, tutta la teologia, tutta la fede si concentra attorno a questa parola. Nucleo incandescente della storia, sguardo sull’abisso di Dio. Ha amato il mondo: terra amata, mondo amato è questo, e la gioia di camminare dentro l’amore, "alle spalle e di fronte mi circonda, e non c’è mare dove fuggire lontano" (Sl 139).

Ha tanto amato da dare il suo figlio. Dio eternamente altro non fa che considerare il mondo, e ogni uomo, ben più importante di se stesso, al punto da dare la sua vita. Io sono quell’uomo. E sono un uomo grato.

Se ti domandi che cosa significhi amare, la risposta secondo il vangelo è tutta in quell’umile verbo: dare. Il Padre ha dato il figlio. Il figlio dà la vita. Dacci oggi il pane che ci fa vivere. L’amore non si vede, se ne vedono i doni.

Non è venuto per giudicare; anzi, sì: la croce è "il giudizio del giudizio" (Massimo il Confessore), è condannare la condanna. È Dio stesso che si lascia giudicare. Da allora, se non c’è amore, nessuna cattedra, nessun sacerdozio, nessun profeta potrà mai dire Dio.

Ma gli uomini hanno preferito le tenebre. Da dove viene questo dramma del preferire le tenebre? Da dove il tremendo fascino del nulla? E so di poter dire, con l’eco che hanno le cose grandi: i tuoi figli, Signore, non sono cattivi, sono fragili, si ingannano facilmente. Preferiscono le tenebre perché l’angelo delle tenebre è menzogna, e si maschera da angelo della luce. Promette felicità e libertà, e seduce, perché l’uomo crede e ama ciò che ritiene bene per lui. E che sono inganni / lo so, e tutti e due sappiamo / che non potrò / non ingannarmi ancora (Turoldo).

Ma io guardo a Nicodemo, uomo di paure, che scivola da Gesù furtivo tra le ombre della sera. E vedo Gesù che non giudica, non condanna chi non è un eroe, rispetta la paura di Nicodemo, paziente con le sue lentezze, e così lo rende il più coraggioso dei discepoli, colui che avrà l’ardire di presentarsi da Pilato a reclamare il corpo del giustiziato, che opera la verità, perché prima ha sentito amata la sua verità di paure e di ombre. Neppure io sono un eroe, Signore, mi basterà sentire amata anche la mia paura, mi basterà un seme di luce, e la tua forza di attrazione.

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ultimo aggiornamento 18 agosto, 2006