FESTA DEL SANTUARIO DELL'AMORE MISERICORDIOSO

Mons. Giovanni Scanavino

Festa del Santuario dell'Amore Misericordioso 2006
Omelia di S.E. Mons. Giovanni Scanavino
Vescovo di Orvieto-Todi

Un luogo dove si fa esperienza dell'AMORE MISERICORDIOSO del SIGNORE

 

 

Il saluto del Padre Generale

Accogliamo con gioia e salutiamo con affetto Sua Ecc.za Mons Giovanni Scanavino, Vescovo di Orvieto-Todi, che presiede questa celebrazione in onore di Cristo Re, Amore Misericordioso, a Cui questo Santuario, edificato con tanto amore e tanto sacrificio dalla Venerabile Madre Speranza di Gesù, è dedicato.
Benvenuti a questa festa che ci richiama all’indicibile bellezza di questo Amore Misericordioso di Dio che accompagna la nostra vita, offrendoci gioia, pace e speranza.
Ascolteremo con gratitudine la Parola e l’incoraggiamento che il Vescovo diocesano vorrà donarci. Il nostro Santuario, come voleva Madre Speranza, ha servito e vuole servire la Chiesa, la Chiesa di Orvieto-Todi in maniera particolare. Lei, eccellenza, fin dall’inizio del suo Ministero Apostolico in questa cara Diocesi, ci ha detto che questo Santuario è un polmone spirituale per questa Chiesa. Vorremmo, con la grazia del Signore, che sia proprio così!

Carissimi Confratelli,

mentre Padre Domenico mi salutava, pensavo che è ancora troppo poco quello che stiamo facendo per esprimere tutto il significato di questo Santuario. Risentendo queste Letture mi convinco sempre di più che ogni anno dovremmo fare di questa Festa anche la Festa della nostra Chiesa. Con una meravigliosa intuizione Madre Speranza ha edificato questo Santuario nella nostra Chiesa di Orvieto-Todi, che ha particolarmente bisogno di crescere nella consapevolezza di questo grande mistero di Amore. Per cui mi impegnerò personalmente insieme a voi perché questa festa diventi sempre di più la festa della nostra Chiesa!

La festa di chi, facendo esperienza dell’Amore Misericordioso di Dio, si propone di far risaltare e far crescere la cultura del perdono. Non è qualcosa che si aggiunge, non è una semplice espressione, bella e simpatica; no, questa è l’essenza della Chiesa. Come Chiesa dobbiamo soprattutto imparare l’Amore Misericordioso di Dio, questo Amore Misericordioso deve entrare nelle midolla della nostra vita, altrimenti non siamo capaci di diffonderlo, altrimenti non si coltiva la cultura del perdono e quindi della pace.

Noi tutti dobbiamo rimetterci costantemente di fronte a questa parola che ci manifesta in maniera così espressiva e così evidente quanto e come il Signore ci ama, pur considerando la nostra fragilità, pur tenendo conto della nostra incomprensione e pur costatando la nostra ribellione, il nostro tradimento. Quante volte abbiamo ascoltato, di fronte agli avvenimenti di questo mondo, soprattutto tragici: "Ma come si fa a perdonare chi si esprime con tanta violenza?".

Il metodo della Chiesa è quello di mettersi davanti al Signore per accogliere il Suo modo di amare, perché quello è Amore, mentre il nostro è pur sempre qualcosa di sincero, immediato ma imperfetto. L’umanità nuova si costruisce proprio quando questo Amore Misericordioso di Dio entra nelle tue viscere e tu diventi contento, soddisfatto fino in fondo perché hai sperimentato il grado sommo dell’Amore di Dio nei tuo confronti. E allora l’unica preoccupazione che ti resta è quella di comunicare questo Amore, non attraverso una serie di ragionamenti ma attraverso la comunicazione dello stesso affetto, della stessa capacità di perdono, perché è la carità che deve prevalere e contraddistinguere l’esperienza cristiana.

Soprattutto in questi tempi noi ci troviamo fortemente deficitarii. Noi che dovremmo offrire al nostro mondo l’Amore vero, la qualità del perdono, che porta alla pace, ci accorgiamo che siamo più vicini alla violenza e alla ribellione; ci accorgiamo che non esiste in tante situazioni umane questa esperienza dell’Amore Misericordioso di Dio. E’ questo stile che cambia la vita, è questo stile che ci aiuta a costruire una Chiesa nuova. La nostra Chiesa sarà accogliente soltanto quando chi la compone, cioè ciascuno di noi, possiede dentro di sé, la capacità di piangere di gioia dinanzi all’Amore del Signore. E allora non fai tanti ragionamenti per come devi amare il tuo prossimo, per come reagire alla sua violenza o al suo modo molto umano di amare. Ti preoccupi soprattutto di comunicare la stessa tenerezza, la stessa dolcezza dell’Amore di Dio.

Quanto cammino ci resta da fare! Ma siamo fortunati perché abbiamo un luogo, questo luogo, dove si fa esperienza dell’Amore Misericordioso del Signore. Qui si viene proprio per accogliere la misericordia del Signore e poi da qui si parte, o meglio si dovrebbe ripartire, con questo desiderio, con questo imperativo del cuore, che diventa imperativo proprio perché tu hai sperimentato la dolcezza, la bellezza di questa misericordia e di questo perdono del Signore.

E quando il Signore ti dice "facciamo festa!", tu sai che cosa significa, e piangi di commozione, e vorresti che tutti quanti, a cominciare dal fratello maggiore, che tutti quanti sperimentassero che cosa significa essere amati da Dio. E allora l’esperienza cristiana diventa la mediazione, la traduzione di questo Amore di Dio, questo gareggiare nel volerci bene a vicenda perché così ha fatto Cristo, non in maniera teorica. Infatti l’abbiamo sperimentato. Ogni volta che ci perdona rimaniamo esterrefatti al punto che ci viene il dubbio: "Ma sarà vero che Tu Signore ci ami veramente così?" Siamo noi i primi a non crederci, come il figlio che ritorna e chiede come massimo: "Considerami come uno dei tuoi garzoni, considerami come l’ultimo dei tuoi garzoni; ho peccato contro il cielo e contro di te, non sono più degno di essere tuo figlio!". La preoccupazione di questo Padre è che tutti quanti, ebrei, musulmani, cristiani, tutti quanti sperimentino la dolcezza di questo Amore, per fare in modo che la potenza di questo Amore conquisti chiunque. Questa è la strada che Gesù ci ha insegnato! L’Amore Misericordioso deve diventare una esperienza talmente forte dentro di noi da considerarla come la vera potenza che ci trascina e ci fa capire che così si conquista il mondo, così si conquistano i nemici, non con la spada, non con le armi, ma con questo Amore Misericordioso.

Mi direte questa è utopia, un sogno. Sarà sempre più utopia, sempre più sogno se non lo trasformiamo in una esperienza forte, in una esperienza significativa, dal momento che sperimentare la misericordia di Dio significa il massimo della vita, è come toccare il cielo con un dito.
Quando tu hai fatto questa esperienza, il desiderio che nasce dentro di te non è più quello di vendicarti, non è più quello di odiare, ma quello che tutti quanti possano sperimentare l’Amore Misericordioso, anche attraverso di te, attraverso quello che tu sei. Queste grandi figure, Madre Speranza, San Pio da Pietralcina che abbiamo ricordato ieri, ci hanno testimoniato questo. Padre Pio è stato l’uomo della misericordia, il confessore che ha trasmesso la misericordia di Dio ed ha passato la vita a trasmettere la misericordia di Dio. E sono convinto che quelli che conoscono la sua esperienza, si fidano di lui e lo amano perché, partendo dalla misericordia divina, ha amato tutti intensamente.

È questo Amore che ci deve prendere, ci deve conquistare per poterlo poi diffondere con grande generosità. Ecco quindi che questo Santuario, come altri Santuari (ormai i Santuari sono rimasti gli unici baluardi della misericordia di Dio), siano il luogo dove si impara la cultura del perdono e dell’Amore.
E permettetemi alla fine di ringraziare il nostro Papa. Spero che l’abbiate letto e l’abbiate meditata la sua enciclica. Egli ci ripete, con Paolo, che la cosa più importante è imparare l’Amore di Dio e cercare di trasferire nelle nostre relazioni, la qualità dell’Amore di Dio. Faremo un convegno qui su questo tema. Che tutto converga verso questa cultura del perdono da diffondere. E allora saremo molto più preziosi alla Chiesa ed al mondo proprio attraverso questa esperienza sempre più bella e profonda dell’Amore di Dio. Che i nostri Santi ci aiutino, che Madre Speranza continui a pregare perché possiamo vivere in modo sempre più profondo questa esperienza.
Essere devoti dell’Amore Misericordioso significa essere persone che insieme portano avanti questa esperienza e questa cultura del perdono, la cultura dell’Amore Misericordioso che conquista il mondo.
Lo Spirito del Signore è Spirito di Amore. Nell’anno pastorale appena iniziato mediteremo sul dono grande dell’Amore di Dio posto nel nostro cuore. La vita cristiana è vita secondo lo Spirito, vita secondo la potenza dell’Amore che ci portiamo nel cuore. I cristiani devono imparare a volare più in alto, proprio per raggiungere quei luoghi dove non si conosce l’amore, perché nessuno l’ha mai fatto vedere e si vive di violenza perché le contraddizioni sono talmente grandi che nessuno ha sperimentato che cosa significa l’Amore di Dio per noi. Bisogna avere la pazienza ed il coraggio di ripartire sempre da questo sguardo preciso sull’Amore di Dio per noi, sulla potenza incredibile di questo Amore che vuole fare nuove tutte le cose. Pensate al miracolo delle famiglie che vivono l’Amore di Dio. Questa è la cultura del perdono, la cultura dell’Amore Misericordioso!

Che la Madonna ci accompagni, come ha accompagnato i discepoli e ha insegnato loro la fonte dell’Amore: lo Spirito che l’ha resa Madre, Madre dell’Amore Misericordioso!

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ultimo aggiornamento 15 novembre, 2006