2009 - 19 giugno - 2010 - ANNO SACERDOTALE

P. Gabriele Rossi fam

 

La missione sacerdotale
della Congregazione dei
Figli dell’Amore Misericordioso

Collevalenza 2009

(seguito - Seconda parte)

 

3. La missione si attua prendendosi cura della vita spirituale dei Sacerdoti, specie di quelli più giovani, tramite l’animazione fraterna di raduni, ritiri e corsi di esercizi.

3a. Premessa

In relazione alla necessità che ogni Sacerdote ha di curare la propria vitalità interiore ai fini di una maggiore fecondità apostolica, il Concilio afferma: «Per poter alimentare in ogni circostanza della propria vita l’unione con Cristo, i presbiteri, oltre all’esercizio consapevole del ministero, dispongono dei mezzi sia comuni che specifici, sia tradizionali che nuovi, che lo Spirito Santo non ha mai cessato di suscitare in mezzo al Popolo di Dio e la Chiesa raccomanda – anzi talvolta prescrive addirittura – per la santificazione dei suoi membri». 23

E i mezzi sono i seguenti: adempimento fedele del proprio ministero; assiduo riferimento alla sacra Scrittura e ai sacramenti; recita fedele della liturgia delle ore; sufficiente orazione mentale; partecipazione assidua agli incontri spirituali riservati al Clero; filiale devozione alla Beata Vergine Maria... 24 A questo proposito, un’importanza del tutto particolare va certamente riconosciuta ai ritiri mensili e agli esercizi annuali, perché in queste occasioni i Sacerdoti accolgono una predicazione adatta alla loro condizione, hanno la possibilità di accedere più comodamente alla confessione e alla direzione di coscienza, e hanno modo di recuperare in un clima di fraternità le motivazioni più profonde del loro operare.

 

3b. Direzione spirituale, ritiri mensili ed esercizi annuali

I Religiosi FAM, essendo mandati a lavorare per l’unità interna del Presbiterio e la sua santificazione, sono tenuti a valorizzare al massimo tutti questi momenti di verifica e di rilancio spirituale: «(I Religiosi FAM) seguiranno i passi (dei Sacerdoti Diocesani) in quanto sarà possibile, consigliandoli e dirigendoli, e procurando infine che facciano il proprio ritiro mensile e tutti gli anni gli esercizi spirituali». 25

Si deve osservare come in questi casi la Congregazione deve agire con grande discrezione e nel pieno accordo con le Diocesi interessate, offrendo la propria disponibilità per l’accoglienza fraterna in Casa (come si faceva sistematicamente nei primissimi decenni di fondazione). Ma oltre a ciò, la Congregazione deve anche qualificarsi per saper rendere al Clero un servizio di predicazione e di direzione spirituale, in modo che l’opera di animazione del Presbiterio possa essere veramente completa. Il contatto quotidiano con tanti Sacerdoti, l’adeguata preparazione spirituale e culturale e l’assistenza della grazia possono consentire ai FAM di svolgere al meglio anche questo delicato lavoro apostolico. 26

3c. Il giovane Clero

Nell’ambito di un simile programma spirituale esistono poi alcune indicazioni ulteriori riguardanti i giovani Sacerdoti: «(I Religiosi FAM), uniti al Clero diocesano già con Voti, avranno un vivo interesse a lavorare con il Clero giovane, preparandoli affinché possano meglio svolgere il proprio ministero e possano difendersi dai numerosi pericoli che incontreranno all’uscire dal Seminario». 27

Forse è questo un settore nel quale la Congregazione dovrà ulteriormente approfondire la propria riflessione e il proprio impegno, per offrire un servizio più significativo in linea con il programma delineato dalle Costituzioni originarie: «(I FAM) si dedicheranno a perfezionare la parte spirituale dei giovani Sacerdoti, considerandoli come altrettanti fratelli, perché – appena usciti dal seminario – si possano dedicare, d’accordo con l’Ordinario del luogo, ad aiutare il Clero nelle proprie Parrocchie. I Religiosi procureranno che questi giovani sacerdoti incontrino un appoggio nella casa religiosa e che con frequenza possano ricorrere ad essa, tanto per confortare lo spirito come per chiedere consiglio. Questo ministero sarà esercitato con grande interesse e carità, al fine di aiutare i giovani sacerdoti ad evitare i pericoli che possono incontrare nelle parrocchie». 28

In quest’opera formativa i Religiosi FAM devono operare con grande sensibilità umana e soprannaturale, lasciandosi guidare dalla propria spiritualità, in base alla quale occorre rifuggire da ogni forma di severità affrettata ed esagerata, salva restando la fermezza del proposito e la ricerca della virtù: «(I FAM) trattino questi giovani con vero amore fraterno e con molta carità e prudenza, senza dimostrare loro meraviglia, fastidio o timore esagerato quando si vedessero tormentati e deboli davanti a qualche umana miseria; con i caduti, nella loro debolezza, si comportino come Padri affettuosi, senza disanimarli, ma cercando di infondere in loro il coraggio perché possano difendersi più facilmente; procurino di infondere in loro l’amore e la confidenza nell’Amore Misericordioso che tanto ha fatto e fa per l’uomo e per la compassione alle sue miserie». 29

 

4. La missione si attua praticando uno stile di gratuità tanto per i ritiri mensili e gli esercizi annuali, quanto per le permanenze non stabili nella Casa Religiosa.

4a. Premessa

Se esiste una categoria di persone che dovrebbe essere profondamente convinta del primato della carità sulla giustizia e del dono sul calcolo, è proprio quella dei sacri ministri, perché ad essi è rivolto il monito del vangelo: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». 30 Ma questa convinzione può anche vacillare, fino a sfaldarsi del tutto, se non si è simultaneamente e costantemente promotori e destinatari di azioni ispirate alla logica della vera amicizia: se questo mutuo scambio non si realizza, nell’animo del Sacerdote può ingenerarsi un senso di aridità e di rassegnata insoddisfazione.

4b. Gratuità economica

Si è detto dell’accoglienza da offrire al Clero in varie circostanze; resta da precisare con quali condizioni ciò deve compiersi. Il Direttorio della Congregazione recita: «Il servizio di fraterna ospitalità ai sacerdoti diocesani nelle nostre case sarà fatto all’insegna della gratuità, affinché essi si sentano nella casa religiosa come in casa propria, "mai a titolo di carità, ma di dovere e di amicizia fraterna". Tale gratuità è obbligatoria in caso di esercizi spirituali, ritiri mensili e per i sacerdoti di passaggio». 31

Vista la particolarità dell’argomento, la Fondatrice non si è limitata semplicemente a presentare queste prescrizioni nei Codici normativi dell’Istituto, ma si è anche preoccupata di offrire utili precisazioni – tanto a voce che per iscritto – affinché queste disposizioni non venissero eluse in alcun modo: «Con il dovuto permesso dell’Ordinario del luogo, i Religiosi (e tra questi si comprendono sempre i Sacerdoti con Voti del Clero diocesano che fanno vita di comunità) procurino che i Sacerdoti del Clero diocesano, uniti ai Sacerdoti della Congregazione, possano fare tutti i mesi un giorno di ritiro e una volta l’anno gli esercizi spirituali, senza che i Sacerdoti della Congregazione possano percepire alcun compenso per la permanenza nella Casa religiosa. E neppure potranno accettare offerte di Messe per questo scopo, poiché sarebbe lo stesso che ricevere denaro. Se qualcuno poi esprime il desiderio di applicare qualche Messa in favore della Casa religiosa, può farlo applicandola lui stesso in suffragio delle anime dei Sacerdoti e dei Religiosi del mondo intero che si trovassero in Purgatorio, evitando così che i FAM compiano verso i propri fratelli qualunque cosa, anche minima, per interesse materiale». 32

Anche nelle riunioni settimanali della Comunità di Collevalenza – presiedute nei primi tempi dalla stessa Fondatrice – questi problemi venivano discussi e chiariti: «La Madre, in prossimità dell’apertura della Casa di Perugia – prima Casa che servirà esclusivamente per il Clero –, detta alcune norme che vogliono essere l’autentica interpretazione del Libro delle Usanze e delle Costituzioni e che dovranno servire anche per tutte le Case che si apriranno in seguito. Norma generale, precisa ed inequivocabile sia questa: mai si chieda alcun compenso in denaro o applicazione di Ss. Messe... Alla richiesta dei Sacerdoti: "Quanto debbo per il pranzo o per la permanenza?", mai si potrà rispondere: "Quel che vuole". Si dovrà invece far loro capire che la Casa religiosa è la loro Casa, e quel che noi facciamo lo facciamo per dovere, e quindi non possiamo accettare alcun compenso. (E neppure per i ritiri spirituali e gli esercizi si possono accettare offerte o applicazioni di Messe). Se i Sacerdoti dopo che sono partiti dalla Casa religiosa volessero inviare un’offerta, la si accetterà come un dono». 33

4c. Obiezioni e fede nella Provvidenza

Il discorso è talmente chiaro che non si può fare a meno – come molti hanno già fatto – di domandarsi se sia possibile in tal modo "far quadrare i conti": «Terminata la lettura (del 2º capitolo del Libro delle Usanze), qualcuno – riferendosi al concetto che le Case religiose sono sempre aperte al Clero senza che si abbia a ricevere alcun compenso – affaccia appena la domanda: "Facendo così sarà possibile andare avanti?". La Madre risponde in maniera molto categorica: "Qualora sorgesse tale preoccupazione, sarebbe quello il momento in cui manca la fede nel Signore e di conseguenza anche l’aiuto del Signore"... La riunione si chiude con una viva raccomandazione della Madre intorno alla fede nella Provvidenza». 34

Acquista qui tutto il suo valore anche un altro severo monito che la Fondatrice rivolge ai suoi Religiosi, trattando delle medesime tematiche: «Stiano molto attenti i religiosi di questa Congregazione perché mai entri in essa l’amore per l’interesse materiale, né l’egoismo del benessere delle case religiose». 35 La missione ecclesiale di ogni Istituto, infatti, va perseguita con tutte le risorse spirituali, intellettuali e materiali di cui si dispone; ed esige – tra le altre cose – una testimonianza di povertà non solo a livello individuale, ma anche collettivo.

4d. Case del Clero di proprietà delle Diocesi

Osservazioni specifiche vanno riservate per quelle Case del Clero che, pur non essendo di proprietà della Congregazione, vengono tuttavia gestite dai Religiosi FAM. Il Direttorio dichiara: «È preferibile che le case del clero siano di proprietà della Congregazione, per potervi realizzare un’accoglienza conforme allo spirito e alla regola dei Figli dell’Amore Misericordioso. Trovandoci nella possibilità di compierlo, non respingeremo anche l’offerta di case del clero di proprietà delle Diocesi, riservandoci però il diritto di organizzarle secondo lo spirito della Congregazione». 36 Il problema esiste. In questi casi infatti la libertà d’azione non sempre è piena e l’attrito con altre esigenze e mentalità può farsi sentire. La Congregazione però è chiamata ugualmente – secondo le formule amministrative più adatte – a coniugare insieme le esigenze dell’equità con quelle della fraternità.

La presenza dei Religiosi FAM in queste Case non è dovuta al fatto che le Diocesi non sarebbero in grado di gestirle autonomamente, bensì è determinata: da una parte, dal desiderio di attuare in maniera concreta il valore della fraternità sacerdotale in tutte le sue espressioni; e dall’altra, dalla necessità di affiancare e sostenere la preziosa opera delle Consorelle – le Ancelle dell’Amore Misericordioso –, secondo quanto prescrive la stessa Fondatrice: «Queste due Congregazioni sono una sola cosa, hanno il medesimo Titolare, vivono nell’esercizio della carità senza limiti e sono figli della stessa Madre. Formando una stessa famiglia si aiuteranno mutuamente... e saranno sempre disposti... a lavorare uniti nell’esercizio della carità». 37 Tutto ciò esige che i FAM rivendichino per loro stessi la conduzione di queste Case, nel rispetto della convenzione sottoscritta con il Vescovo Diocesano. 38

4e. Motivazione della gratuità economica

Ci si deve ora interrogare sulle ragioni di questa prassi inusuale. Anche se le Costituzioni originarie la motivano con la povertà della maggior parte del Clero (cf art. 2), l’argomentazione più ricorrente è un’altra: «Il servizio di fraterna ospitalità ai sacerdoti diocesani nelle nostre case sarà fatto all’insegna della gratuità affinché essi si sentano nella casa religiosa come in casa propria, "mai a titolo di carità, ma di dovere e di amicizia fraterna"»; 39 «Così i FAM (evitino di compiere) verso i propri fratelli qualunque cosa, anche minima, per interesse materiale»; 40 «…perché i FAM sono chiamati non per fare gli albergatori, ma per l’unione con i Sacerdoti del Clero secolare, considerati come altrettanti fratelli». 41

La gratuità dunque non va considerata come un gesto semplicemente esibizionista, ma come una scelta di carattere strumentale che è posta al servizio di un valore più grande e prezioso: appunto, quello della comunione fraterna la quale può esprimersi anche attraverso una convivenza o una semplice agape. Così la prassi della Congregazione appare perfettamente motivata, sia per il fatto che il vero disinteresse è un linguaggio compreso sempre da tutti, anche dai Sacerdoti; sia per il fatto che la gratuità è la connotazione tipica dell’amore misericordioso del Signore nei confronti di ogni uomo, peccatore e debitore.

4f. Permanenze stabili

Sono diverse invece le condizioni economiche per quanti chiedono di stabilirsi in una Casa dell’Istituto in forma prolungata o permanente: «I sacerdoti con permanenza stabile nella casa religiosa dovranno collaborare al proprio sostentamento e alle proprie necessità materiali con scrupolosità; e se nulla percepissero dalle proprie Diocesi o dal patrimonio, i Religiosi ricorreranno alle Curie Diocesane a cui appartengono, affinché queste diano un sussidio per il sostentamento dei propri Sacerdoti». 42

E le ragioni di queste disposizioni sono evidenti: «I Figli dell’Amore Misericordioso dovranno stare molto attenti con quanto è stabilito nel capitolo secondo del Libro delle Usanze, in riferimento ai Sacerdoti che desiderano vivere nella Casa religiosa, affinché la carità non si converta mai in speculazione, né del Clero né delle Curie Diocesane»;43 «I Religiosi non faranno il minimo servizio per interesse materiale. Non potranno quindi percepire alcun compenso. Però – dice la Madre – non dobbiamo alimentare l’egoismo e il disordine... Quando un sacerdote chiede di trasferirsi in forma permanente in una Casa dei FAM, dando poi a parenti o – peggio ancora – ad altri per motivi forse non conformi alla legge del Signore le proprie sostanze o i propri mezzi per vivere, non lo si potrà accettare alle solite condizioni. Ciò servirebbe a sfruttare la Provvidenza e ad incrementare il disordine, l’egoismo o – peggio ancora – il vizio». 44

Ma tutto ciò non toglie che in casi singoli – anche per le permanenze prolungate – la logica della carità non debba prevalere su quella della stretta giustizia: «Se, fatti tutti gli accertamenti, il sacerdote si trovasse nella impossibilità di essere assistito, la Congregazione lo accolga con cuore di madre; e se una preferenza ci deve essere, sia sempre per questi». 45 Per quanto infatti le Conferenze Episcopali nazionali o le singole Diocesi si vogliano premunire o assicurare a vantaggio del proprio Clero, ci saranno sempre dei casi particolari per risolvere i quali bisognerà fare ricorso alle ragioni del cuore.

 

5. La missione si attua provvedendo all’accoglienza e all’assistenza di Sacerdoti anziani e malati.

5a. Premessa

Circa il problema del Clero anziano e malato il Concilio offre dei brevi richiami. Parlando della fraternità sacerdotale invita i presbiteri ad avere «speciale cura di quanti sono infermi»; 46 e prescrivendo la riforma del sistema beneficiale invita a provvedere, tramite speciali fondi e appositi organismi, alle diverse necessità del Clero: «Nelle nazioni in cui la previdenza sociale a favore del Clero non è ancora sufficientemente disposta, le Conferenze Episcopali vi devono provvedere, sempre nel massimo rispetto delle leggi ecclesiastiche e civili... Queste istituzioni devono sufficientemente provvedere, sotto la vigilanza della gerarchia, sia alla conveniente prevenzione e all’assistenza sanitaria, sia al decoroso mantenimento dei presbiteri che patiscono malattia, invalidità o vecchiaia». 47

Queste problematiche tornano alla ribalta – con toni spesso assai preoccupati – nei vari convegni di Clero, o più semplicemente nei discorsi di ogni giorno: il Sacerdote teme di non riuscire a trovare un luogo adatto per trascorrere con dignità la vecchiaia, o di non essere in grado di provvedere economicamente alle proprie necessità. E ancora più allarmati appaiono talvolta i Vescovi, perché chiamati a far fronte alle richieste dell’intera Diocesi.

5b. Sacerdoti anziani e malati

Anche questo problema dunque interpella direttamente la Congregazione: «I Sacerdoti del Clero diocesano che, per infermità o altra causa, non possono disimpegnare con profitto il proprio ministero, dovranno – con il consenso del proprio Vescovo – essere ricevuti nelle Case della Congregazione. Si accetterà dalle proprie Diocesi un aiuto per il sostentamento di questi Sacerdoti. Questo lavoro sarà fatto sempre in nome della carità fraterna». 48

Questo dovere impone all’Istituto il gravoso onere di possedere strutture sufficienti e adeguate per l’accoglienza e l’assistenza; vi dovranno poi essere anche delle Case particolarmente attrezzate per i casi più gravi di Sacerdoti inabili. Ma è anche l’aspetto umano che va curato in queste situazioni, perché i pericoli tipici dell’età avanzata – quali l’isolamento, il deprezzamento e l’inattività – non gravino troppo duramente sui Sacerdoti accolti in comunità: «Le case del clero dei FAM devono offrire un clima di famiglia per tutti, in modo particolare per i sacerdoti giovani e per i sacerdoti anziani ed ammalati, che saranno coinvolti attivamente nella vita di comunità per quanto è possibile». 49

Indubbiamente il problema del Clero anziano e malato è complesso e le soluzioni possono essere assai diversificate. A volte si ricorre ai propri familiari o alle strutture pubbliche; altre volte le Diocesi riescono a trovare soluzioni in proprio. In ogni caso, si tratta di un settore nel quale vi è spazio per molti.

6. La missione si attua favorendo incontri fraterni con i Sacerdoti, collaborando con essi nel ministero e offrendo loro aiuto in ogni necessità.

6a. Premessa

La fraternità sacerdotale impone ai Presbiteri di collaborare pastoralmente, sotto la guida del Vescovo locale, per essere di sostegno gli uni verso gli altri e per rendere più incisivo il ministero. Ciò vale naturalmente anche per quei Religiosi che sono coinvolti più direttamente nella cura d’anime, in modo che vi possa essere una proficua ed ordinata collaborazione tra tutte le forze apostoliche: «È chiaro che tutti (i Presbiteri) lavorano per la stessa causa, cioè per l’edificazione del Corpo di Cristo... Pertanto è assai necessario che tutti i Presbiteri, sia diocesani che religiosi, si aiutino a vicenda in modo da essere sempre cooperatori della verità. Pertanto, ciascuno è unito agli altri membri di questo Presbiterio da particolari vincoli di carità apostolica, di ministero e di fraternità». 50

Questi richiami appaiono tanto più necessari, quanto maggiore è la rivalità – più o meno velata – che talvolta esiste tra i due Cleri.

6b. Collaborazione nel ministero

I Religiosi FAM, in linea con la loro specifica finalità, sono tenuti ad inserirsi in maniera proficua nella Diocesi in cui dimorano; e a valorizzare ogni circostanza, anche la più spicciola e informale, per creare fraternità con il Presbiterio locale: «I Sacerdoti (Religiosi FAM) si dedicheranno al proprio ministero e saranno ben formati nello spirito, perché possano essere di aiuto nelle Diocesi dove si trovano le loro Case religiose»;51 «Nella ricerca di questa unione, sono da promuovere visite e aiuti ai sacerdoti, collaborazione nell’apostolato, incontri amichevoli, ritiri, esercizi spirituali e qualsiasi altra iniziativa che favorisca la fraternità sacerdotale... Salvo il proprio carisma e la tensione prioritaria (verso) alcune opere, la Congregazione può assumere delle parrocchie per condividere più realisticamente le difficoltà, i problemi e le esigenze dei sacerdoti diocesani... L’inserimento nella Chiesa locale e nella Pastorale diocesana sia fatta in comunione con il Vescovo e il suo Presbiterio».52

Si aprono qui spazi pressoché illimitati per conoscere meglio il Clero della Diocesi; per condividere con esso l’onere ministeriale, se occorre anche tramite l’assunzione diretta di parrocchie; e per dimostrarsi fattivamente solidali in ogni circostanza.

 

7. La missione si attua nutrendo sempre verso i Sacerdoti rispetto e dedizione, e consacrandosi più pienamente alla loro causa con il voto di vittima.

7a. Premessa

Il Magistero Pontificio ha avuto modo di esprimere apprezzamento verso quanti consacrano radicalmente le proprie azioni e preghiere per la santificazione dei Sacerdoti, imitando in tal modo l’oblazione libera e vittimale del divino Maestro che per amore dei suoi consegnò se stesso. Afferma San Pio X, rivolto al Clero: «Ci è di gioia il sapere che molti fedeli si associano a Noi in questa preghiera (per il Clero); e ancor più ci fa piacere che ci siano non poche anime generose, non solo claustrali ma anche viventi nel mondo, le quali con abnegazione continua si offrono a Dio per i sacerdoti col voto di vittima. Il Signore gradisca come un soave profumo le loro preghiere pure ed elette e accetti le nostre umili suppliche. Nella sua clemenza... effonda su tutto il Clero le ricchezze di grazia, di carità e di ogni virtù».53

Un atto di questo genere non è mai frutto di improvvisazione, ma è sempre il risultato finale di una serie di attitudini interiori improntate alla più completa dedizione verso i Sacerdoti in generale e, più in particolare, verso quelli che sono gravati da qualche umana miseria, così come lo stesso Concilio invita a fare: «Per quanto riguarda coloro che fossero caduti in qualche mancanza, (i Confratelli) li trattino sempre con carità fraterna e comprensione, preghino per loro incessantemente e si mostrino in ogni occasione come veri fratelli e amici».54 Il ritorno infatti di quanti si sono allontanati – o sono in procinto di farlo – è facilitato dalla consapevolezza di trovare non un gelido giudizio di condanna, ma l’accoglienza festosa, il perdono e una nuova possibilità di riscatto.

7b. Attitudini interiori

Si è detto del lavoro che la Congregazione è chiamata a svolgere nella Chiesa. Ora, l’esperienza insegna come le opere prive di interiore carità, non solo non hanno alcun valore, ma alla fine divengono insostenibili per tutti. È per questo che la Madre Speranza insiste sui sentimenti spirituali che debbono animare i suoi Religiosi: «I Sacerdoti Religiosi... saranno formati nello spirito di carità, abnegazione e amore al Clero diocesano, abituandosi a considerarli come veri fratelli».55

È preziosa, a questo riguardo, la seguente pagina dei Verbali: «La Madre dà consigli e direttive... Capiteranno dei Sacerdoti nei quali toccherà vedere l’umana miseria. Occorre essere a ciò preparati. Non scandalizzarsi, ma pensare che se il Signore non ci avesse chiamati ad una vita in cui troviamo con facilità tanti mezzi di santificazione e se non ci tenesse continuamente la mano in capo, potremmo anche noi arrivare al punto di coloro dei quali siamo tentati di scandalizzarci. Bisogna però essere molto attenti per non far l’abitudine di sentire e vedere cose che prima facevano impressione e che ad un certo punto invece potrebbero far perdere la sensibilità e la delicatezza dello spirito. Pregare molto, usare molta prudenza e continuo controllo: sono le norme pratiche perché lo spirito non si addormenti su questo stato di cose. Non si manifesti mai ad altri ciò che di meno buono si è potuto notare in qualche Sacerdote. Quando è possibile occultare la miseria lo si faccia... Essere buoni samaritani con i miseri; con i caduti usare balsamo, carità, buone maniere e non aceto; non mantenersi a debita distanza, non usare modi bruschi».56 Riemerge in questi accenti la spiritualità dell’amore misericordioso del Signore il quale «perdona, dimentica e non tiene in conto» e che – per ciò stesso – facilita il pentimento e il ritorno di ogni figliol prodigo.

7c. Il quarto voto

Nell’insegnamento e nella prassi della Madre Speranza, il voto di vittima per i Sacerdoti è uno degli elementi più caratteristici e costituisce l’esplicitazione ultima di quegli atteggiamenti oblativi richiesti alla sua Famiglia Religiosa per poter attuare la propria missione.

Senza ripetere ciò che altri hanno già pregevolmente scritto sul tema,57 ci limitiamo a registrare le testimonianze più significative della Fondatrice: «Questa notte "mi sono distratta" e il Buon Gesù mi ha detto che io non debbo desiderare altro che amarlo, soffrire in riparazione delle offese che Egli riceve dal suo amato Clero, e fare in modo che tutti quelli che trattano con me sentano lo stesso desiderio di offrirsi come vittime di espiazione per i peccati che commettono i Sacerdoti del mondo intero»;58 «Oggi, 24 dicembre 1941 – considerando tutto quello che il Buon Gesù ha sofferto per tutti noi, e l’amore che continuamente ci sta dimostrando, e la scarsa gratitudine da parte delle anime a Lui consacrate, e le numerose offese che riceve dai suoi Sacerdoti –, mi sento trasportata a rinnovare la mia offerta come vittima di espiazione, fatta il 24 dicembre 1927, per riparare le mancanze dei Sacerdoti di tutto il mondo»;59 «Oggi – giorno del Giovedì santo – ti chiedo Gesù mio di non dimenticarti dei Sacerdoti del mondo intero, per i quali io desidero vivere come vittima: illuminali con la tua luce, perché comprendano la vacuità e il nulla delle realtà umane… Concedimi, Gesù mio, la grazia di vivere amandoti nella continua sofferenza, per riparare in qualche modo le offese che ti arrecano i tuoi Sacerdoti; e fa’ che, dopo una lunga vita di fatiche e di tribolazioni, io veda il mio corpo disfatto in putrefazione, sempre in riparazione dei peccati che commettono i tuoi Sacerdoti con la concupiscenza della carne… Ti chiedo, Gesù mio, una e mille volte, che le mie sofferenze non servano giammai a riparare le offese che disgraziatamente io stessa Ti ho arrecato: questa riparazione ti chiedo di riservarmela per il purgatorio; per l’inferno no, Dio mio, perché lì non ti posso amare. Le mie sofferenze, le mie angustie e i miei dolori servano sempre per riparare le mancanze dei Sacerdoti del mondo intero».60

Queste aspirazioni eroiche della Madre Speranza si tramutano spesso in esortazioni spirituali per i componenti delle sue Congregazioni: «La Madre ricorda che è desiderio del Signore che ciascuno di noi faccia il voto di vittima in riparazione delle offese del Clero di tutto il mondo. È bene che all’indomani, festa di Cristo Re, insieme alla rinnovazione dei Voti religiosi, ciascuno faccia la rinnovazione di tale voto. Ottima cosa è ripetere ogni giorno tale atto dopo la comunione. I Sacerdoti la ripetano tra la Comunione con il Corpo e quella con il Sangue».61 Si esprime così in maniera eccellente che con tale gesto si compie una oblazione radicale e sacrificale la quale dal Sacrificio Eucaristico trae ispirazione e forza.62

 

8. La missione si attua, infine, unendo alla Congregazione alcuni Sacerdoti del Clero Diocesano tramite la professione dei voti e la pratica della vita comune.

8a. Premessa

Cosciente del fatto che il Presbiterio Diocesano è attraversato da mentalità, prassi e interessi apostolici assai diversificati, il Concilio invita i Sacerdoti a vincere i pericoli della dispersione e dell’isolamento tramite l’adesione volontaria ad apposite aggregazioni ecclesiali, finalizzate a fomentare la santità personale, la comunione fraterna e l’esemplarità ministeriale: «Vanno tenute in grande considerazione e diligentemente incoraggiate le associazioni che, in base a statuti riconosciuti dall’autorità ecclesiastica competente, fomentano – grazie a un modo di vita convenientemente ordinato e approvato e all’aiuto fraterno – la santità dei sacerdoti nell’esercizio del loro ministero, e mirano in tal modo al servizio di tutto l’ordine dei presbiteri».63 Questo invito è concretamente raccolto da tutti quei Sacerdoti che aderiscono a Istituti Secolari, Associazioni, Movimenti e Gruppi ecclesiali di vario genere.64

8b. Destinatari e compartecipi della missione

Tra le varie modalità con cui i Religiosi FAM operano a beneficio del Clero, ve n’è ancora una che è probabilmente la più importante tra tutte quelle finora indicate: l’adesione all’Istituto di alcuni Sacerdoti del Clero Diocesano, tramite la professione dei voti e l’impe-gno alla pratica della vita comune. Rimandando all’ultimo capitolo l’esposizione sull’origine storica del gruppo e sugli aspetti più propriamente giuridici della questione, tentiamo prima di comprenderne un po’ meglio lo spirito e la sostanza. Le Costituzioni rinnovate dichiarano: «Il profondo inserimento di questi Sacerdoti Diocesani all’interno della Congregazione è espressione peculiare di quell’unione fraterna che i Figli dell’Amore Misericordioso sono tenuti a perseguire nei confronti del Clero; allo stesso tempo, ne è anche strumento prezioso per una più incisiva azione apostolica nel Presbiterio».65

Ma in quale senso i Diocesani FAM sono segni e strumenti della missione sacerdotale della Congregazione? Di questo si parlerà appunto nel prossimo capitolo. Fin da ora, però, occorre mettere chiaramente in risalto che in tutta questa problematica esiste una duplice dimensione: una passiva (i Diocesani FAM ricevono un beneficio dall’Istituto); e una attiva (i Diocesani FAM partecipano della vita interna della Congregazione e operano per le sue stesse finalità apostoliche). Se infatti ci si limitasse a considerare soltanto la prima dimensione, si correrebbe il rischio di operare un duplice stravolgimento di questa proposta consacratoria.

In primo luogo, si produrrebbe una riduzione devozionale, in quanto l’emissione dei voti da parte di questi Sacerdoti – pur avendo un innegabile valore cultuale e pur denotando un encomiabile anelito verso la santità – rimarrebbe circoscritta in un ambito del tutto privato, riducendosi ad essere un gesto di carattere individuale, senza eccessive conseguenze esteriori.

In secondo luogo, si produrrebbe una riduzione strumentale, in quanto l’ingresso nel gruppo dei Diocesani FAM potrebbe essere determinato da motivazioni più o meno opportunistiche, le quali appaiono del tutto inadeguate anche in considerazione del fatto che la Congregazione è già tenuta a venire incontro ai problemi dei Sacerdoti, senza che questi debbano necessariamente emettere i voti al suo interno.

Il fatto, quindi, che i Diocesani FAM possano ottenere qualcosa dall’Istituto Religioso di Madre Speranza è assolutamente insufficiente a definire in maniera integrale la natura di questa forma aggregativa. Al contrario, occorre scoprire il loro ruolo altamente compartecipativo nell’ambito della missione or ora descritta.


23 CONCILIO ECUM. VATICANO II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 18a.

24 Cf CIC, can. 276, § 2.

25 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Costituzioni… / 1954, art. 2.

26 Naturalmente una simile responsabilità non può essere lasciata alla buona volontà dei singoli Religiosi, ma dovrà essere affrontata in modo sempre più organizzato e istituzionalizzato, a livello di Congregazione. Sarebbe ipotizzabile, per esempio, la costituzione di una apposita "Commissione permanente per la predicazione al Clero"?

27 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 1, cap. 1.

28 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Costituzioni… / 1954, art. 2.

29 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 1, cap. 1.

30 Mt 10,8b; cf anche: Is 55,1; Lc 14,12-24; At 20,35b.

31 Direttorio… / 1999, art. 8; per la citazione riportata, cf Libro delle Usanze…, par. 1, cap. 1.

32 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 1, cap. 2.

33 Verbali..., 7.1.1955. Secondo la tradizione dell’Istituto, queste disposizioni non hanno mai impedito di dare offerte libere e anonime, utilizzando l’apposita cassetta che generalmente era presente nella Cappella della Casa religiosa.

34 Verbali..., 7.1.1955.

35 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 1, cap. 2.

36 Direttorio… / 1999, art. 7.

37 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 2, cap. 15.

38 Cf CIC, can. 681.

39 Direttorio… / 1999, art. 8; per la citazione riportata, cf Libro delle Usanze…, par. 1, cap 1.

40 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 1, cap. 2.

41 Verbali..., 20.4.1956.

42 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 1. cap. 1.

43 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 1, cap. 1.

44 Verbali..., 27.5.1955.

45 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 1, cap. 1.

46 CONCILIO ECUM. VATICANO II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 8c.

47 CONCILIO ECUM. VATICANO II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 21b. Per la traduzione normativa di queste istanze conciliari, cf CIC, can. 281, § 1-2; e soprattutto can. 1274.

48 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Costituzioni… / 1954, art. 126.

49 Direttorio… / 1999, art. 7.

50 CONCILIO ECUM. VATICANO II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 8a; cf anche CIC, can. 275, § 1; 680.

51 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Costituzioni… / 1954, art. 2.

52 Costituzioni… / 1999, art. 19.

53 S. PIO X, Esort. Ap. Haerent animo, 32.

54 CONCILIO ECUM. VATICANO II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 8d.

55 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Libro delle Usanze..., par. 1, cap. 1.

56 Verbali..., 6.2.1955.

57 Cf P. ARMANDO MARTIN, fam, Principali atteggiamenti etico-spirituali nei quaderni manoscritti di Madre Esperanza Alhama Valera, pro manuscripto, Roma 1988, pag. 218-225.

58 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Diario autobiografico, 18.12.1927.

59 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Diario autobiografico, 24.12.1941.

60 M. SPERANZA ALHAMA VALERA, Diario autobiografico, 2.4.1942.

61 Verbali..., 29.10.1955; cf anche Verbali…, 21.3.1955.

62 Per quanto riguarda la finalità del voto, si può dire che la riparazione non esclude la santificazione. Per quanto riguarda invece il suo oggetto, si può dire che esso si estende secondo la misura del cuore; e va dalla semplice accettazione delle tribolazioni alla loro richiesta vera e propria. In ogni caso si realizza un’offerta.

63 CONCILIO ECUM. VATICANO II, Decr. Presbyterorum Ordinis, 8c; cf anche CIC, can. 278.

64 Cf CIC, can. 710 ss.; 298 ss.

65 Costituzioni… / 1999, art. 20.

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ultimo aggiornamento 17 novembre, 2009