P A S T O R A L E

g  i  o  v  a  n  i  l  e

p a s t o r a l e  g i o v a n i l e

     Sr. Erika di Gesù, eam

  Con fede e amore

 

 

 

Sei quadrifogli da amare

Sei quadrifogli ed un trifoglio sul piccolo vaso. Sono cresciuti.

Il gambo lungo, in cerca di luce.

Ogni giorno assetati. L’acqua bagna la terra, habitat limitato e accogliente.

Di notte, quando tramonta il sole, chiudono le quattro tenere foglie ad ombrello. Poggiano la testa alla finestra: sembrano dormire, sognare.

Ho scattato qualche fotografia e spesso mi ritrovo stupita a coccolarli con lo sguardo, nel timore che possano soffrire o morire.

Non pensavo che si potesse amare sei quadrifogli ed un trifoglio. Aveva ragione la volpe (cf. Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry).

Sei anfore da riempire

Inutile dire che il numero "sei più uno" mi ha fatto pensare. Soprattutto al termine dei Tre giorni per giovani che abbiamo vissuto al Roccolo all’alba di questo mese mariano, con un gruppo di Giovani Amore Misericordioso di Collevalenza, Fermo, Roma, Verona…

Sei, le anfore vuote. Uno il vino bello della festa di nozze. Sei rimanda all’uomo, creato il sesto giorno. Uno è lo Sposo che non fa mancare il vino della gioia, se abbiamo riempito le anfore d’acqua.

Il vuoto delle anfore deve essere riempito. Perché?

In principio Dio ha creato dal nulla tutte le cose. Ora dobbiamo lavorare anche noi. Un sacerdote malato, nel darmi la sua benedizione, chiedeva per me la forza di collaborare con lo Spirito Santo nella costruzione del Regno di Dio. Che preghiera bella e vera!

Dio ci dà l’acqua dello Spirito per riempire il vuoto delle anfore.

Noi siamo i servitori chiamati a riempire fino all’orlo, ad attingere fino in fondo alle anfore di pietra della nostra vita.

Eppure, troppo spesso trascuriamo il nostro lavoro.

Annaffiamo i quadrifogli e lasciamo i figli morire di sete.

Una lettera per estinguere la sete

Sono tanti i giovani che conosco; pochi mi vengono a disturbare per un confronto profondo e puntuale, alla ricerca di qualcosa di più che quattro chiacchiere al bigliardino.

E la sete di dar loro da bere rimane.

Per questo ho scritto a Daniele, per accendere un dialogo che dia voce ai ragazzi che non sanno o non vogliono parlare di ciò che più li inaridisce.

E lui ha risposto generosamente.

Riporto la parte iniziale della sua bella lettera: «Fra i ragazzi della mia età è diffusa la sensazione di noia. Vuoto. Inutilità. Comunque la vogliamo chiamare, è questo che spinge i ragazzi all’autodistruzione (leggi fumo, droga, sesso e quant’altro esiste al solo scopo di far passare il tempo nell’ottenebrazione della coscienza).

La domanda, l’essenza di tutto ciò è questa: che senso ha la mia vita? Perché mi ostino a vivere, a svegliarmi la mattina e magari ad andare a scuola? Perché non mi lascio andare?

Il punto non è tanto l’educazione, né la mancanza dell’affetto dei genitori (che molti credono essere la causa di tutti i mali del mondo), ma la capacità o meno di amare.

Siccome i giovani sono quantomeno insensibili all’amore materno e paterno, anche quando è manifestato tutti i giorni, tutto sta nel loro sentirsi amati dall’ambiente che li circonda, e nella capacità dell’ambiente che li circonda di amare. Voglio dire che certi ambienti non hanno proprio il modo di amare, e se anche sentono comunque un affetto sincero non sono in grado di esprimerlo.

[…] Io sinceramente frequento la parrocchia proprio perché lì riconosco l’amore incondizionato, e ne ho bisogno. Lo stesso dovrebbe valere per gli altri ragazzi».

Un ambiente che ama…

Ma come? Daniele non sembra dar troppa importanza al primo ambiente che ci accoglie: i genitori, la famiglia…

A pensarci bene, i quadrifogli sanno chi dà loro l’acqua tutti i giorni?

No, di certo.

I figli, invece, lo sanno. Ma quando viene il tempo di allungare il gambo in cerca di luce, di affondare le radici in cerca di habitat più grandi, l’ambiente familiare diventa secondario.

Crescere significa lasciare il padre e la madre, dice il Signore.

Oggi, fra i ragazzi, le risposte sul senso della vita non sono ricercate primariamente in famiglia.

L’identità si afferma differenziandosi.

E si costruisce in ambienti in cui circola un particolare genere di amore: l’amore incondizionato. Misericordioso. Un ambiente che ama, educatori-maestri di amore vissuto, concreto e forte. Anfore capaci di contenere e versare il vino e l’acqua. Da dove viene quest’acqua?

… Un ambiente che crede

L’acqua proviene da una Parola-azione divina che separa ciò che è bello da ciò che non lo è. La luce dalle tenebre. L’ordine dal caos. La vita dalla morte.

«Adopera quest’acqua con fede e amore», dice Gesù a Madre Speranza.

Solo l’Amore estingue la sete.

Solo la Fede sostiene l’Amore.

Caro Daniele, hai parlato del bisogno dell’amore. Che cosa mi dici della fede?

«Un’altra cosa importante è questa: si diffondono giorno dopo giorno teorie sempre più accreditate sulla falsità della fede cristiana, e le coscienze sviluppate lontano dalla chiesa se ne fanno portavoce; d’altra parte, le idee della chiesa sui temi importanti della società vengono diffuse in maniera faziosa e nessuno riesce a vedere l’amore da cui nascono.

Riguardo alle tesi che vogliono la fede cristiana un derivato dell’allegoria egiziana e delle costellazioni greche, la soluzione rimane sempre l’amore. Voglio dire, la nostra fede è sincera perché riceviamo dei segni d’amore e a volte le nostre preghiere vengono esaudite, ma questo messaggio non arriva mai a destinazione».

L’acqua dell’Amore Misericor­dio­so: mi piace pensarla come un dono del cuore di Gesù, conquistato dalla fede sincera della Madre.

Un segno del suo amore per Lei e per noi attraverso la sua fede salda come pietra.

Le nostre preghiere vengono esaudite, tanto più la sua preghiera insistente, da gitana.

Il messaggio è giunto a destinazione.

Ora tocca a noi figli diffonderlo generosamente, essere Famiglia che ama e che crede.

Che prega e che annuncia. Che ottiene e dà testimonianza.

Che dà lode a quell’Unico trifoglio, simbolo della Trinità Santissima, che può fiorire anche nel nostro giardino.

Con fede e amore,

sr. Erika di Gesù

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ultimo aggiornamento 18 giugno, 2010