studi  
 

P. Ireneo Martín fam

Attingere al pozzo della Misericordia

(Il pellegrino assetato)

 

 

"Anche l’uomo di oggi può sentire di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva (cfr Gv 4,14)" Benedetto XVI (Porta Fidei,1).

Il Papa sente forte dentro di sé come passione, come energia la gioia di comunicare a tutto il mondo la bellezza e il dono della vita vissuta nella fede.

La fede è un cammino. Cresce con noi incontrandosi con le domande e le sfide che incrociamo lungo la nostra storia personale e sociale. Ciò che ci viene chiesto in questo dialogo fecondo con la storia è di restare dietro a Gesù, di essere suoi discepoli, di ascoltare e cercare l’essenziale, ogni giorno.

Non si è cristiani perché si sanno a memoria alcune formule o perché si sono compiuti alcuni gesti. Non si è cristiani semplicemente per motivi anagrafici e perché si nasce in una nazione piuttosto che in un’altra. Non si è cristiani perché ci definiamo figli di Abramo o figli di M. Speranza.

È questa la provocazione forte che viene rivolta a ciascun credente da Benedetto XVI: "Non possiamo accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta". (Porta Fidei,1).

Di conseguenza è inutile dare la colpa per la nostra insignificanza a chi ci sta attorno, a chi non la pensa come noi, alle altre religioni. Questo cammino di fede ci interpella direttamente riguardo ai nostri stili di vita! Dov’è finita la gioia di credere? Dov’è finito l’entusiasmo della fede? Dov’è finita quell’amicizia profonda con Gesù che agli inizi di ogni vocazione ci ha fatto dire "eccomi: manda me"?.

"Attingere al pozzo" diventa allora un’esigenza quotidiana indispensabile. O meglio dobbiamo accoglierlo perché è lui che ci viene incontro, è lui che ci aspetta ai bordi dei nostri pozzi screpolati. L’ascolto di Gesù è acqua che zampilla, pozzo profondo e inesauribile. Scopriamo così e con stupore che non siamo soli.

A questo riguardo ci dà alcuni spunti di riflessione l’incontro di Gesù con la Samaritana (Gv. 4). È un brano affascinante questo della samaritana per la capacità di Gesù di incontrare e parlare al cuore delle persone. La donna samaritana è coinvolta da lui e dalla sua Parola di verità e di amore. 

L’acqua di cui parla Gesù non si esaurisce mai, ancora oggi è fresca e viva per noi. Nel battesimo ci ha resi figli di Dio dentro una comunità viva. "La "porta della fede" (cfr At. 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. È possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr Rm. 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui (cfr Gv. 17,22)" (Porta Fidei,1).

È la sua Parola proclamata, ascoltata e professata in questo Santuario dell’Amore Misericordioso che rigenera il cuore, sono i sacramenti che danno Vita, è il suo amore che apre alla speranza.

Una brocca, un pozzo, una sorgente. Tre immagini d’acqua che si intrecciano nel racconto come in un crescendo musicale.

Una brocca: Gesù dice alla samaritana: "Dammi da bere". Il Signore ha sete d’acqua in quel mezzogiorno assolato, ma soprattutto ha sete della nostra sete. Ha sete che noi abbiamo sete di Lui. Ha desiderio del nostro desiderio, di questa povera brocca che è il nostro cuore assetato.

"Se tu conoscessi il dono di Dio!" dice Gesù alla samaritana. ‘E come se dicesse: "Donna, non vivere solo per i tuoi bisogni, fame, sete, amori, un po’ di religione, perché quando li avrai soddisfatti non rimarrà che un po’ d’acqua nella brocca, che presto finirà. Non puoi vivere senza il mistero, senza il dono.

Il dono di Dio è «un’acqua viva che diventa sorgente di vita eterna».

Un pozzo. Un’immagine suggestiva che rimanda alla grazia che già freme dentro quest’acqua, che dilaga, che va, che è più di ciò che serve alla sete. La sorgente è acqua per la sete degli altri.

La donna, che prendeva quanta acqua voleva per la sua sete, comprende che non avrebbe placato la sete bevendo a sazietà, ma placando la sete degli altri.

Una sorgente: diventare sorgente per ogni cuore assetato di vita. Alla fine la donna abbandona la brocca e il pozzo, corre, chiama, annuncia, testimonia: "C’è uno che dice tutto, che interroga il cuore!» Nulla rivela il mistero dell’uomo quanto il mistero nascosto nei suoi amori.

Passando proprio per il suo mistero di donna (hai avuto cinque mariti...) Gesù fa nascere nella samaritana il mistero di Dio, al cui spazio si accede per la porta del cuore. Lì veramente si adora in Spirito e verità. Pregare non è questione di luoghi o di templi: dovunque tu sei vero, ogni volta che sei vero, il Signore è con te. Gesù è colui che conosce tutto di me, che non mi chiude nei miei fallimenti, numerosi quanto gli uomini della samaritana, ma indica futuro, sicurezza affinché anch’io pellegrino giunto al pozzo come mendicante d’acqua della misericordia, me ne ritorni a casa ricco di cielo, con il dono della pace, di quella pace interiore che solo il Buon Gesù sa irradiare dalla croce col suo sguardo pieno di bontà.

La nostra cultura di oggi, ci dice il Papa, è una cultura inquinata che non ha più sete perché non si pone più le domande fondamentali, non interpella più chi porta con sé risposte che non esasperano la sete: quella sete che è la salvezza per l’uomo.

Dobbiamo dunque ritornare al "pozzo" di Giacobbe, quello che ha dissetato tutto un popolo in cammino verso la salvezza, il popolo della speranza.

Dopo aver riflettuto sull’immagine del pozzo di Giacobbe, viene spontaneo qui a Collevalenza pensare al pozzo di Madre Speranza, voluto dal Signore nel lontano 1960. È il pozzo da cui scaturisce l’Acqua dell’Amore Misericordioso che alimenta le piscine del Santuario, dove si immergono quanti sono bisognosi nel corpo, con "malattie che la scienza umana non può curare" come diceva Madre Speranza e nell’anima "la lebbra del peccato mortale e abituale". È il pozzo dove tanti pellegrini con fede si dissetano o portano a casa l’acqua recitando la Novena all’Amore Misericordioso composta da Madre Speranza.

Il pozzo del Santuario è segno della Grazia e strumento della Misericordia del Signore. Così sgorghi la preghiera del pellegrino che dubbioso nella fede e assetato dell’acqua della Misericordia vuol oltrepassare la porta del Santuario,

"la Porta della Fede".

È toccato anche a me, Gesù mio, varcare quella porta:

oggi ti ho incontrato nel "roccolo" del tuo Santuario

come un povero, come un pellegrino assetato,

come un viandante stanco che chiede aiuto.

Hai dovuto vincere le mie paure,

i miei sospetti e i miei dubbi

per offrirmi un’acqua nuova:

l’acqua della tua misericordia,

un’acqua che zampilla per la vita eterna.

Un po’ alla volta tu mi hai aperto gli occhi

sulla mia esistenza, mi hai fatto riconoscere

i miei fallimenti e le mie ferite,

i miei peccati e le mie infedeltà.

Tu mi hai condotto all’essenziale,

a quello che conta veramente

e ti sei rivelato Amore Misericordioso:

un padre buono e una tenera madre.

È toccato anche a me, o Buon Gesù,

di incontrarti e di riconoscerti come il Padre Buono,

che non tiene in conto, dimentica e perdona,

come l’Unico capace di colmare la mia sete più profonda.

Aspettaci, Signore, al pozzo della sofferenza,

al pozzo di Madre Speranza

in quest’ora provvidenziale che scocca per ognuno.

Manifestati e parlaci per primo,

tu mendicante ricco di misericordia,

ricco dell’unica acqua viva.

Distoglici, pian piano, da tanti desideri,

da tanti idoli effimeri che ancora ci trattengono.

Riportaci in noi stessi, nel centro più segreto

dove nessun altro può giungere.

Donaci il tuo Spirito, la tua pace.

Amen.

Articolo precedente

Articolo successivo

[Home page | Sommario Rivista]


realizzazione webmaster@collevalenza.it
ultimo aggiornamento 16 gennaio, 2013