studi

Cardinale Ennio Antonelli

 

Beata Madre Speranza – Domenica 7a di Pasqua – 1° giugno 2014

Omelia del Cardinale Ennio Antonelli
tenuta a Roma, Basilica di S. Pietro, nella Messa di
ringraziamento per la Beatificazione di Madre Speranza

 

"Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti"

 

Saluto con gioia le Ancelle e i Figli dell’Amore Misericordioso, i devoti della Beata Speranza di Gesù, tutti voi che partecipate a questa liturgia di ringraziamento al Signore per la beatificazione celebrata ieri a Collevalenza, presso il Santuario dell’Amore Misericordioso e la tomba della Madre. Oggi siamo riuniti qui a Roma, dove la Madre ha trascorso una parte considerevole della sua vita, specialmente gli anni drammatici della guerra, dando una meravigliosa testimonianza della sua assoluta fiducia nell’Amore Misericordioso e della sua eroica carità verso i feriti dei bombardamenti, le persone terrorizzate, la povera gente afflitta dalla fame e da molte necessità. Nel ringraziare il Signore, sentiamo concretamente vicino e partecipe il Santo Padre Francesco, che abbiamo ascoltato, poco fa in piazza. Al centro del suo insegnamento ci sono gli stessi temi che furono al centro della testimonianza di Madre Speranza: credere nella misericordia di Dio verso di noi e praticare la misericordia verso i poveri, i sofferenti, i peccatori.

Qui, nella Basilica di San Pietro, la Solennità dell’Ascensione del Signore è stata celebrata Giovedì scorso. Oggi si celebra la liturgia della settima domenica di Pasqua. Il vangelo di questa domenica ci ha presentato l’inizio della preghiera sacerdotale di Gesù nell’ultima cena. "Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: Padre, è venuta l’ora". E’ l’ora della passione e della morte; apparentemente l’ora del fallimento e del disonore; in realtà l’ora della gloria, perché è il trionfo dell’Amore Misericordioso. "(Padre), glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te": il Padre glorifica il Figlio, comunicandogli la sua misericordia verso gli uomini; il Figlio glorifica il Padre, accogliendo e manifestando il suo amore nel mondo. Con la potenza dell’amore, comunicatagli dal Padre, il Figlio libera gli uomini dal male e li conduce alla vita eterna. "Tu, (o Padre), gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato".

Scrive Madre Speranza: "Morendo fra i tormenti della croce, (Gesù) ha vinto la stessa morte, ha cancellato il peccato, ha redento il dolore, ha trionfato sull’inferno, ha soggiogato il mondo e attirato a sé l’umanità. In quel momento ha avuto inizio la regalità di Cristo; ha cominciato a regnare sul mondo dal legno della croce che si è trasformata in qualcosa di diverso; da patibolo è diventata trono; da simbolo di maledizione, segno di benedizione, da strumento di morte, albero di vita" (La Passione, 369-370). È questo il significato plasticamente visualizzato dall’immagine di Cristo Amore Misericordioso, voluta da Madre Speranza: Cristo crocifisso, vivo, che alza lo sguardo verso il Padre e si offre a lui, inchiodato alla croce, tutto sanguinante, ma re del mondo con la corona regale posata ai suoi piedi. La grande ostia, su cui risalta il Crocifisso, ricorda che quel sacrificio, quel dono di tutto se stesso, è sempre attuale e viene ripresentato nell’Eucaristia.

Da parte nostra, dobbiamo accogliere nella fede l’Amore Misericordioso e contraccambiarlo con l’amore vissuto quotidianamente. Raccomanda Madre Speranza: "Prendi dunque il tuo crocifisso, bacialo molte volte al giorno con grande amore e fervore e dal profondo del cuore digli: Gesù mio, solo per te voglio vivere, per te voglio morire; voglio essere tuo in vita e in morte" (La Passione, 476). Tale adesione e appartenenza al Signore si concretizza nell’obbedienza: "L’obbedienza e il perfetto abbandono alla volontà di Dio: si compia, Dio mio, la tua volontà, anche se mi fa molto soffrire. Si compia, Dio mio, la tua divina volontà, anche se non la comprendo. Si compia, Dio mio, la tua divina volontà, anche quando non la vedo. Si compia la tua volontà in tutto e per tutto" (La Passione, 561). Per obbedienza, Madre Speranza più volte ha iniziato attività e opere senza poter contare su mezzi e risorse umane, confidando unicamente sull’aiuto promesso dal Signore, aiuto che è sempre venuto in modo provvidenziale e sorprendente e, a volte, perfino in modo chiaramente miracoloso, come nelle ripetute moltiplicazioni del cibo a favore dei poveri.

Alla scuola dell’Amore Misericordioso, Madre Speranza ha appreso l’intima connessione dell’amore con la sofferenza: "Gesù mi dice che debbo tenere continuamente presente che l’amore, se non soffre e non si sacrifica, non è amore. Che insegnamento, mio Dio! Adesso capisco perché il tuo amore è tanto forte ed è fuoco che brucia e consuma. Hai sofferto tanto, tanto! Gesù mio, fa’ che ti segua nel dolore e mai dica, basta, davanti alla sofferenza" (Diario, 1190). Di fatto la Madre ha affrontato con straordinaria fortezza e generosità tribolazioni di ogni genere: sofferenze fisiche, malattie prolungate, indigenza, incomprensioni, ingiustizie, calunnie, persecuzioni, attentati, divisioni e defezioni nella sua famiglia religiosa. Non solo ha perdonato quelli che l’hanno fatta soffrire, ma li ha considerati benefattori per lei e per la sua congregazione. "Non critichiamo – scrive – non lamentiamoci mai contro chi ci presenta questa amara bevanda (della sofferenza); essi sono gli strumenti di cui Gesù si serve" (Consigli Pratici, 179). Ha messo in pratica l’esortazione della Prima lettera di Pietro, che oggi è stata proclamata nella seconda lettura: "Carissimi, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare". Nel suo Diario la Madre ha saputo perfino raccontare con simpatica ironia qualche spiacevole episodio, come lo scontro con un sacerdote in confessione a Madrid nel 1931: "Mi chiese: Per caso fa parte del gruppo fondato da Madre Speranza? Alla mia risposta affermativa disse delle cose terribili; tra le altre che tale perfida suora era delle peggiori che avesse conosciuto e che, sotto l’apparenza di santità, stava facendo tanto male; e se volevo salvarmi, era necessario abbandonarla … Cercai di calmarlo e fargli capire che non conosceva bene le cose, ma fu tutto inutile; per non farlo soffrire non volli fargli sapere che ero io la persona di cui tanto male parlava; solo rispondevo, ogni volta che mi comandava di lasciare Madre Speranza, che non potevo separarmi da lei. Alla fine mi rispose, tutto infuriato, che non poteva darmi l’assoluzione finché vivevo in compagnia di quella belva!" (Diario, 240-241).

Madre Speranza ha domandato e ottenuto nella preghiera la forza e la pace per attraversare le sue molte tribolazioni. "Da parte mia – scrive – vi posso dire che quando ho sentito il cuore così oppresso e scoraggiato che credevo di non poter più resistere, mi sono inginocchiata ai piedi del tabernacolo, ho pregato con tutta l’anima e ho trovato la pace, la rassegnazione e la prontezza d’animo per soffrire ancora e portare la croce, che pochi momenti prima credevo di non poter più sopportare" (La Passione, 148).

Tale testimonianza sull’efficacia della preghiera giunge a noi particolarmente opportuna nel corso di questa liturgia della settima domenica di Pasqua tra l’Ascensione e la Pentecoste. Nella prima lettura abbiamo ascoltato che, asceso Gesù al cielo, i suoi discepoli "erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù". Sono i primi credenti: pochi, poveri, fragili, deboli, ma fiduciosi nel dono dello Spirito Santo, promesso da Gesù. Pregano intensamente, perché nella loro debolezza si manifesti la potenza del Signore e del suo Spirito. Il prodigioso sviluppo della Chiesa delle origini costituisce la verifica che "Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono" (1Cor 1, 27-28). La scelta preferenziale di Dio trova conferma ancora una volta nella storia di Madre Speranza. "Il buon Gesù mi ha detto che vuole servirsi di me per realizzare grandi cose. Io gli ho risposto che, con il suo aiuto e la sua grazia, sono disposta a fare tutto quello che vorrà, ma che mi sento molto inutile e incapace di fare qualcosa di buono. Lui ha aggiunto che è vero, ma vuole servirsi della mia nullità, perché meglio risalti che è Lui a realizzare imprese tanto grandi e di tanta utilità per la Chiesa e per le anime" (Diario, 5-6).

Umiltà e preghiera consentiranno anche a noi di accogliere il dono dello Spirito Santo, che sostiene e guida il cammino della vita cristiana, rende feconda la testimonianza e fruttuoso il servizio al Vangelo.

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ultimo aggiornamento 28 giugno, 2014