... ascoltando la parola del papa e rileggendo gli scritti della Madre ....

Messa di Papa Francesco a Casa S. Marta - 03/06/2014
(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n. 125, Merc. 04/06/2014)

 

Il Papa:

Gesù prega per noi il Padre mostrandogli le piaghe

 

 

Benedetto XVI

Dalla nostra parte abbiamo il miglior avvocato difensore, che «non parla tanto ma ama» e che «proprio in questo momento» sta pregando per ciascuno di noi mostrando «al Padre le sue piaghe» per ricordargli «il prezzo pagato per salvarci». Proprio sulla certezza che «Gesù prega per noi» Papa Francesco ha centrato l’omelia della messa celebrata martedì 3 giugno, nella cappella della Casa Santa Marta.

Le cinque piaghe sono cinque fuochi di luce celestiale che dissipano le tenebre del mondo e illuminano le anime nel cielo soprannaturale della grazia e della gloria, perché alimentano la loro virtù nel fuoco infinito del Sole di Giustizia. (Madre Speranza 6,114 nel 1943).

Sta là, figlie mie, come nell’orto del Getsemani, pregando non soltanto tre volte ma mille volte, e non chiedendo che si allontani da lui il calice amarissimo della sua passione, ma che sia partecipato a noi il calice delle benedizioni del cielo e che possiamo gustare quello della beatitudine mediante la partecipazione ai suoi dolori. Là sta il nostro buon Gesù glorioso, come sta alla destra del Padre, però mostrando costantemente alla Maestà divina le piaghe aperte delle mani, dei piedi e del costato per costringerla a concederci quanto le chiediamo. (Madre Speranza 8,408 nel 1943).

È certo, figlie mie, che Gesù salì al cielo nel giorno dell’ascensione, però non per questo ci ha abbandonati. Egli ci visita costantemente e ci presta il suo aiuto. È restato con noi nel SS. Sacramento dell’altare e là, figlie mie, è per noi Padre, Medico e nostro Avvocato. Nel tabernacolo, notte e giorno, mostra al Padre le sue preziose piaghe aperte per nostro amore, e per esse invoca su di noi misericordia e perdono. (Madre Speranza 8,586 nel 1943).

Consideriamo ora anche i motivi per cui Gesù risuscitò con le sue piaghe. Lo fece per confermare maggiormente i suoi discepoli e noi nella fede della sua resurrezione e nella fede che risusciteremo con i nostri stessi corpi, e non con altri. Inoltre, per conservare le piaghe come trofeo di vittoria, e onorarci dimostrando quale grande stima aveva del fatto di soffrire per noi; con il fine che servissero di continuo richiamo a riflettere quanto gli siamo costati e a farci tenere aperte le mani per riempirle di beni; per mostrarle al suo eterno Padre e con esse placare la sua giustizia e la sua indignazione verso l’uomo, dato che Egli intercede continuamente per noi; per spingerci ad amarlo sempre più e a rifugiarci in quei fori, come in un nido, quando siamo perseguitati dagli uccelli infernali; infine, affinché ad esse, come a fonte, ci accostiamo per bere l’acqua della grazia e delle consolazioni spirituali. (Madre Speranza 8,588 nel 1943).

«Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi» sono le parole di Gesù al Padre nel suo «discorso di congedo», così come è riportato nel Vangelo di Giovanni (17, 1-11). Ma la liturgia, ha fatto notare il Pontefice, ci presenta nella prima lettura anche un altro «discorso di congedo»: da Mileto san Paolo manda a chiamare a Efeso gli anziani della Chiesa per congedarsi, secondo quanto riferiscono gli Atti degli apostoli (20, 17-27).

San Paolo dice loro di non conoscere la sua destinazione: «So soltanto — afferma — che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni». Il racconto prosegue con la notizia che «tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave». Paolo, però, li incoraggia ad andare avanti, a predicare il Vangelo, a non stancarsi.

Anche quello di Gesù — ha notato il Papa — è «un discorso di congedo, prima di andare al Getsemani e cominciare la passione». E «i discepoli sono tristi» per questo. Ma «c’è una piccola frase del congedo di Gesù che fa pensare» ha spiegato. Gesù, infatti «parla con il Padre, in questo discorso, e dice: "Io prego per loro"». Dunque «Gesù prega per noi». Un fatto che potrebbe apparire «un po’ strano», perché «noi pensiamo che è giusto pregare Gesù e Gesù ci dà la grazia. Ma Gesù prega per noi! Gesù che prega, Gesù l’uomo-Dio che prega! E prega per noi: prega per me, prega per te per ognuno di noi».

In realtà, ha proseguito il vescovo di Roma, Gesù già «lo aveva detto chiaramente a Pietro», assicurandogli di pregare «perché la tua fede non venga meno». Inoltre, ha ricordato, Gesù «prega per Lazzaro davanti alla tomba». E in questo «stesso discorso di congedo prega per tutti i discepoli che verranno e che crederanno» in lui. «Non prega per il mondo ma prega per loro», dicendo appunto al Padre che la sua preghiera è «per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi». Dunque Gesù ci ricorda che «tutti noi siamo del Padre e lui prega per noi davanti al Padre».

A questo proposito san Paolo, ha spiegato il Papa, «nel capitolo ottavo della Lettera ai Romani ci dice che è una preghiera di intercessione». Così «oggi, mentre noi preghiamo qui, Gesù prega per noi, prega per la sua Chiesa». E «l’apostolo Giovanni» ci rassicura che, quando pecchiamo, comunque sappiamo di «avere un avvocato davanti al Padre: uno che prega per noi, ci difende davanti al Padre, ci giustifica».

È importante, ha rimarcato il Pontefice, «pensare tanto a questa verità, a questa realtà: in questo momento Gesù sta pregando per me. Io posso andare avanti nella vita perché ho un avvocato che mi difende. Se io sono colpevole, ho tanti peccati», Gesù «è un buon avvocato difensore e parlerà al Padre di me».

E proprio «per sottolineare che lui è il primo avvocato, ci dice: Io vi invierò un altro paraclito, un altro avvocato. Ma lui è il primo. E prega per me, nella preghiera di intercessione che oggi dopo l’ascensione al cielo Gesù fa per ognuno di noi». Così come «quando noi in parrocchia, a casa, in famiglia abbiamo alcune necessità, alcuni problemi, diciamo "prega per me", lo stesso dobbiamo dire a Gesù: "Signore Gesù, prega per me"».

E oggi come prega Gesù? «Io credo che non parla troppo col Padre: ama» ha risposto il Pontefice. E ha aggiunto: «Ma c’è una cosa che Gesù fa oggi, sono sicuro che la fa: fa vedere al Padre le sue piaghe. E Gesù con le sue piaghe prega per noi. Come se dicesse: "Padre, questo è il prezzo! Aiutali, proteggili, sono i tuoi figli che io ho salvato"».

Altrimenti, ha avvertito Papa Francesco, «non si capisce perché Gesù dopo la risurrezione ha avuto questo corpo glorioso, bellissimo: non c’erano i lividi, non c’erano le ferite della flagellazione, tutto bello, ma c’erano le cinque piaghe». E «Gesù ha voluto portarle in cielo per pregare per noi, per far vedere al Padre il prezzo», come a dire: «Questo è il prezzo, adesso non lasciarli da soli, aiutali!».

«Noi — ha proseguito — dobbiamo avere questa fede che Gesù, in questo momento, intercede davanti al Padre per noi, per ognuno di noi. E quando noi preghiamo chiediamo: Gesù aiutami, Gesù dammi forza, risolvi questo problema, perdonami!». Pregare così, ha precisato, «sta bene», ma allo stesso tempo non bisogna dimenticare di dire anche: «Gesù prega per me, fa vedere al Padre le tue piaghe che sono anche le mie; sono le piaghe del mio peccato, sono le piaghe del mio problema in questo momento». Così Gesù è l’«intercessore che soltanto fa vedere al Padre le piaghe: questo succede oggi, in questo momento».

Il Pontefice ha concluso riproponendo le parole di Gesù a Pietro, la sua preghiera «perché la tua fede non venga meno». Con la sicurezza che lui sta pregando allo stesso modo per «ognuno di noi: "Io prego per te fratello, sorella, prego per te, perché la tua fede non venga meno!"». Per questo dobbiamo avere «fiducia in questa preghiera di Gesù, con le sue piaghe, davanti al Padre».

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ultimo aggiornamento 11 luglio, 2014