Il volto "bello" della Misericordia

Studi

P. Aurelio Pérez fam

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Il Vultus Misericordiæ è un Volto glorioso (IV)

 

 

Nell’agnello mite condotto al macello si compie il mistero della debolezza di Dio più forte della fortezza degli uomini, della sapienza di Dio più saggia della saggezza degli uomini, e l’umiltà del Figlio viene coronata di gloria, ricevendo il Nome al di sopra di ogni altro nome, di fronte al quale ogni ginocchio si deve piegare e ogni lingua proclamare che "Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre" (Fil 2, 6-11)

Il mistero di quel volto sofferente è stata solo una Pasqua, un passaggio per arrivare alla luce splendente della gloria del Signore Risorto.

L’apostolo Giovanni riassume in parole ispirate l’itinerario della fede che lo ha portato a contemplare il volto del Verbo di Dio fatto uomo:

 

E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi vedemmo la sua gloria,

gloria come di unigenito dal Padre,

pieno di grazia e di verità. (Gv 1, 14; cf Ap 1, 12-16)

 

Quella gloria che Dio aveva detto a Mosè non potersi vedere, ora è rivelata e viene vista: "Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi… Queste cose vi scriviamo, perché la vostra gioia sia piena". (1Gv 1, 1-4)

La gloria del Dio invisibile si può ora contemplare nel volto del Figlio. È significativo che, secondo il Vangelo di Giovanni, la gloria sia rivelata nella croce. Quel volto sofferente e straziato che abbiamo contemplato nella Passione è la manifestazione della gloria del Figlio di Dio. Al giungere della sua ora Gesù aveva pregato il Padre così: "Padre, è giunta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te… E ora, Padre, glorificami con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse" (Gv 17, 1-5). La croce è la manifestazione della gloria. In quella vita donata per amore fino al compimento ("È compiuto!" Gv 19,30), l’Amore misericordioso del Signore sta rivelando agli uomini il suo Volto e il suo cuore. Credo proprio che il Signore, ispirando a Madre Speranza di rappresentare in quel modo il Crocifisso dell’Amore misericordioso, abbia voluto dirci che non abbiamo altra strada per conoscere il Dio della gloria.

Quando parliamo di volto glorioso possiamo essere facilmente condizionati da una certa nostra immaginazione del concetto di gloria, supportata dalle descrizioni teofaniche della Bibbia con cui viene descritto il "manifestarsi" del Signore. Se facciamo caso, non solo l’umile descrizione dell’incarnazione e della nascita del Figlio di Dio, ma anche le narrazioni evangeliche delle apparizioni di Gesù risorto sono contrassegnate da sentimenti di stupore, timore, turbamento, dubbio, frammisti a una gioia unica. Contrariamente a quanto ci aspetteremmo, Gesù risorto non appare in modo sfolgorante o imperioso, ma discreto, velato. Inizialmente si fa fatica a riconoscerlo, sembra "il custode del giardino" (Gv 20, 15), oppure un viandante che si fa compagno di strada (Lc 24, 15), oppure un uomo sulla riva del lago (Gv 21, 4). E quando si presenta d’improvviso, a porte chiuse, si dice semplicemente "stette in mezzo a loro" (Lc 24,36; Gv 20,19). E quella presenza fa rimanere i suoi "sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma" (Lc 24, 37). È Gesù stesso che li rassicura, come solo Lui può fare:

 

"Maria!... non mi trattenere… ma va dai miei fratelli" (Gv 20, 17).

"Pace a voi… Ricevete lo Spirito Santo!" (Gv 20, 19ss)

"Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne ed ossa, come vedete che io ho" (Lc 24, 38ss).

 

 

Solo l’episodio della Trasfigurazione aveva dischiuso per un attimo lo splendore della gloria, quando "il suo volto brillò come il sole" (Mt 17, 1-2). Agli apostoli sbalorditi, in un misto di stupore e incredibile gioia, venne rivelato un volto che "cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante" (Lc 9, 29). È stato un attimo di eternità. La Trasfigurazione del Signore è un anticipo di risurrezione, ma anch’essa a guardarla da vicino, rivela le caratteristiche che abbiamo sottolineato a proposito delle apparizioni del Risorto: "due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme" (Lc 9,30-31). E mentre Pietro sottolinea la bellezza di quel momento e propone di fare tre capanne per trattenere quella visione, "venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura". (Lc 9,34). La visione della gloria è sostituita dalla nube, e dalla voce del Padre, che invita ad ascoltare il Figlio, e quando anche "la voce cessò, restò Gesù solo" (Lc 9,36). Dovremmo soffermarci su questi passaggi: dalla visione alla nube, dalla nube alla voce del Padre che invita ad ascoltare il Figlio, dalla voce a Gesù solo nella sua umanità. Anche se il Signore ci fa intravvedere qualche consolatorio sprazzo di luce, la visione è riservata all’eternità, ora siamo nel tempo dell’ascolto.

Come vedono i santi il volto di Gesù?

Potremmo chiederci come ha vissuto l’incontro con il Signore chi ha avuto particolari esperienze mistiche. Potremmo approfondire tutto il grande tema dell’esperienza mistica di Madre Speranza, e un giorno bisognerà farlo. Come vedeva Gesù Madre Speranza? Non ci è dato di saperlo, ma lei stessa, in un commento all’episodio della Trasfigurazione ci mette in guardia contro l’eccessiva importanza data alle esperienze sensibili.

"Gesù si trasfigurò sulla cima di un monte elevato per mostrarci che l’alta conoscenza delle cose divine e il gusto della consolazione interiore si ottengono solo se ci si pone al di sopra del fasto del mondo, e che Dio si manifesta all’anima nella solitudine interiore ed esteriore, non nel chiasso.

Gesù si trasfigurò mentre stava pregando, perché la preghiera, quando è fervorosa e perfetta, trasforma l’uomo; essa deve essere più pratica che speculativa… Il volto di Gesù nella trasfigurazione risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la neve per farci comprendere che non bisogna riporre la fiducia nelle consolazioni spirituali, ma nella solida virtù; la neve infatti si scioglie facilmente al sole, e il sole si nasconde…

Una nube avvolse i discepoli e nascose la visione alla loro vista. In un attimo essi furono privati di quella gioia; così comprendiamo che la solidità della devozione non consiste nella dimensione sensibile.

Una voce dal cielo disse: "Questi è il mio Figlio prediletto; ascoltatelo"; con queste parole il Padre rese testimonianza della divinità di Gesù e fece comprendere che bisogna ascoltarlo in tutto, per quanto difficile da accettare possa sembrare la sua parola. Gesù infatti aveva appena parlato della sua passione con Mosé ed Elia…

I discepoli all’udire la voce del cielo caddero a terra e, alzando gli occhi, non videro più nessuno, se non Gesù solo. Questo perché impariamo a guardare Gesù e Lui soltanto, nella trasfigurazione e senza di essa, perché Egli vale più di tutto"1.

 

Il Memoriale di Pascal

Non ci sono solo le visioni dei grandi mistici. Il Signore, nella sua grande misericordia, mostra qualche tratto del suo volto ad ognuno di noi. "Povera quell’anima - diceva Madre Speranza - che non ha avuto nella sua vita un’ora di Tabor!".

Riporto - bellissima e particolarmente eloquente! - l’ora di Tabor del grande pensatore francese Blaise Pascal. Pochi giorni dopo i funerali di Pascal un domestico si accorse di un pezzo di carta cucito all’interno del corpetto che il filosofo aveva indossato fino alla morte. Si trattava di una piccola pergamena scritta da Pascal la notte del 23 novembre 1654. Venne denominata Memoriale, nome che tuttora conserva. La custodiva, come un tesoro prezioso, vicino al cuore. Il testo recita così:

"L’anno di grazia 1654,

Lunedí, 23 novembre, giorno di san Clemente papa e martire e di altri nel martirologio,

Vigilia di san Crisogono martire e di altri,

Dalle dieci e mezzo circa di sera sino a circa mezzanotte e mezzo,

Fuoco.

Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti.

Certezza, Certezza. Sentimento. Gioia. Pace.

Dio di Gesú Cristo.

Deum meum et Deum vestrum.

"Il tuo Dio sarà il mio Dio".

Oblio del mondo e di tutto, fuorché di Dio.

Lo si trova soltanto per le vie insegnate dal Vangelo.

Grandezza dell’anima umana.

"Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto".

Ch’io non debba essere separato da lui in eterno.

Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia.

Mi sono separato da lui.

Dereliquerunt me fontes aquae vivae.

"Mio Dio, mi abbandonerai?".

"Questa è la vita eterna, che essi ti riconoscano solo vero Dio e colui che hai inviato:

Gesú Cristo".

Gesú Cristo.

Gesú Cristo.

Mi sono separato da lui; l’ho fuggito, rinnegato, crocifisso.

Che non debba mai esserne separato.

Lo si conserva soltanto per le vie insegnate dal Vangelo.

Rinuncia totale e dolce.

Sottomissione intera a Gesú Cristo e al mio direttore.

In gioia per l’eternità per un giorno di esercizio sulla terra.

Non obliviscar sermones tuos. Amen" 2.


1 Madre Speranza, Collezione El Pan 8, nn. 627-634.

2 B. Pascal, Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino, 1967, pp. 421-422.

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ultimo aggiornamento 13 aprile, 2016