La lettera

 

Il verbo dei santi

Carissimo,

è "amare" l’identità del Verbo, ed è "amare" il verbo dei santi.

Amare, il bisogno che geme, che implora la speranza. Oggi, in cui le agonie degli uomini confluiscono nelle grandi paure, le violenze, le pesti, la fame, la guerra, il terrorismo.

Oggi, in cui siamo chiamati a stabilire patti di pace, a ricercare la nuzialità dei popoli, a dare un sorriso alla storia.

È così che Papa Francesco ci provoca continuamente. L’amore come "inquietudine", come "mandato" di condividere con gli altri la speranza e la lotta, il tempo e la grazia, il pane il Padre. L’unica competenza, l’unica prova di Dio, alla quale il mondo riesce ad arrendersi.

Amare, aprire finestre, dare la mano, ricercare l’uomo, riempire tutte le solitudini, tutte le assenze, tutte le nostalgie di amore.

Amare, il verbo dei santi. Certo, i santi ci fanno male, ci provocano dispiaceri. Ci pongono in difficoltà, portano scompiglio nelle nostre comodità, disturbano la nostra quiete. Sono guastatori, sono guastafeste. Ci mettono, dentro, manciate di tormento. Ci perseguitano, ci chiedono:

  • la capacità di leggere la storia, di attraversare le agonie, le lotte, le speranze del nostro tempo;

  • la capacità di aprire orizzonti, di assicurare futuro, aneliti di leggerezza, una tensione di gioia, di libertà, che voli sopra la terra.

In un mondo come il nostro, che appare disperato e disperante, ma che, drammaticamente, meravigliosamente, è aperto alla nostalgia del cielo, leggere la vita dei santi è "reinventare" la nostra vita, ritrovare noi stessi come un dono che Dio vuole fare agli altri.

Sì, per tutto questo, oggi, la terra può diventare più bella!

Nino Barraco

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ultimo aggiornamento 22 giugno, 2016