Festa liturgica della Beata Speranza di Gesù

P. AURELIO PÉREZ fam

8 febbraio,

ore 8: S. Messa del transito in Cripta

Ancora una volta, carissimi fratelli e sorelle, ci troviamo in questa cripta, dove riposano i resti mortali di Madre Speranza, a celebrare l’Eucaristia, a rendere grazie al Signore nella stessa ora in cui lei lasciava questo mondo, 37 anni fa.

La Parola che abbiamo ascoltato illumina sempre i passi della nostra vita, anche in questa circostanza. Le letture della festa della Beata Speranza sono una luce di Dio per comprendere il grande dono che Dio ha fatto a noi, alla Chiesa e al mondo nella persona di Madre Speranza. La riflessione centrale ce la offre la parabola del chicco di grano, con cui Gesù interpreta il mistero della sua stessa morte. Fa riflettere la radicalità con cui Gesù afferma: "Se il chicco di grano non muore rimane solo". Forse la solitudine è una delle esperienze più dolorose della vita, e magari per evitarla cerchiamo dei compagni di strada. Eppure Gesù paradossalmente dice che la condizione per non rimanere soli è… morire. Se il chicco non ha il coraggio di accettare la morte, non lascia rompere la scorza che imprigiona il germe della sua fecondità, e si ritrova davvero solo. Se accetta di morire a se stesso e si mette in gioco, la vita che ha dentro esplode e si moltiplica in una spiga piena di altri chicchi: "… se invece muore, produce molto frutto".

È il paradosso dell’amore che, solo morendo al suo egoismo istintivo, autocentrato, trova vita e dona vita. Un paradosso che Gesù accentua con espressioni sorprendenti, dure da comprendere: "Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna". Ma chi di noi non ama la propria vita? Chi odierebbe la propria vita? Con queste provocazioni Gesù ci sta invitando a guardare a Lui, che per amore nostro "non cercò di piacere a se stesso" (Rom 15, 3), ma ha accettato il disprezzo, la calunnia, il rifiuto, l’abbandono, gli oltraggi e la morte. Se cerchiamo solo di salvare noi stessi, facciamo la fine del terzo servo nella parabola dei talenti, che volendo preservare quell’unico tesoro, non lo mette in gioco, non lo fa fruttare e alla fine perde anche quello. Penso a voi pellegrini che arrivate a questo Santuario con tanti pesi nel cuore, e ci dite: "… Preghi per me, per la mia famiglia, per quella persona malata, per il lavoro, per…". Non sono forse questi i nostri chicchi di grano che stanno morendo per generare una nuova vita? Anche Madre Speranza ha accolto tante pene, ha asciugato molte lacrime, e poi presentava tutto a Gesù, con la certezza che il suo Amore Misericordioso avrebbe ascoltato e confortato tutti.

Madre Speranza ha capito così bene la parabola del chicco di grano, che amava spiegarne i dettagli, sottolineando i vari momenti della morte del chicco, gettato a terra e ricoperto di terra, sottoposto all’azione dell’acqua, del freddo, della neve, fino a marcire e scomparire per poter fruttificare, e poi diventato stelo e spiga, tagliato, macinato, polverizzato in farina, separato dalla crusca, impastato con acqua, manipolato e cotto attraverso il fuoco. "Allora – dice a lei Gesù – potrà servire di principale alimento per l’uomo. Così tu, devi passare attraverso tutta questa elaborazione per poter arrivare ad essere ciò che Io desidero, cioè che Io possa servirmi di te come alimento per molte anime". (Diario 14 maggio 1949).

Gesù la stava preparando a tutta l’opera di Collevalenza. In quella stessa occasione Madre Speranza aveva ascoltato queste parole di Gesù, che introducevano la storia del chicco di grano: "Tu devi tenere ben presente che Io sempre mi sono servito delle cose più povere e inutili per fare quelle più grandi e magnifiche" (Ib.). Ecco il senso delle parole di S. Paolo che abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Perché un pericolo che corriamo è quello di pensare che tale discorso di Gesù sia rivolto ad anime elette, giganti dello spirito, ma non sia fatto per noi che ci sentiamo così spesso piccoli e poveri. Ebbene, questo non è vero. Gesù sta parlando a tutti noi che cerchiamo di seguirlo. "Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio". Madre Speranza si è sentita sempre uno strumento umile nelle mani di Dio. Proveniva da una famiglia poverissima, non aveva mezzi, ha imparato a leggere e scrivere aiutata dalle due sorelle del suo parroco… Si è paragonata a una scopa. E alla fine della vita diceva che voleva essere come una patata che scompare sottoterra per marcire e dare vita a nuovi figli… e si è ritirata gli ultimi anni della sua vita terrena in un silenzio fatto di preghiera e di offerta.

Vogliamo raccogliere oggi questa sua eredità: quella di un amore che, dimentico di sé, diventa dono gratuito, amando, perdonando, scomparendo per dare vita ad altri. Può venire questo dalle nostre forze? Certamente no. Ecco perché la prima lettura ci esorta così:

"Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia…

Voi che temete il Signore, confidate in lui…

Voi che temete il Signore, sperate nei suoi benefici, nella felicità eterna e nella misericordia".

Il timore del Signore è un dono suo, che va alimentato. È obbedienza, rispetto, amore a Colui che ci ha amato per primo, ed è la fonte di ogni bene.

Confidare nel Signore, sperare in Lui, aspettare la sua misericordia: Madre Speranza ci ha testimoniato una fede eroica, una fiducia totale nel Signore, una speranza solida e una carità ardente, anche nei momenti più duri della vita, quando tutto sembrava perduto, quando la barca pareva affondare…

Ecco perché, nel suo testamento, dice di volerci lasciare questa particolare eredità: "Desidero lasciare ai miei figli e alle mie figlie la preziosa eredità che io gratuitamente e senza alcun merito ho ricevuto dal buon Gesù.

Questi beni sono: una fede viva nell’Eterno Padre, nel suo divin Figlio, nello Spirito Santo, nel santo Vangelo, nella santa Eucaristia, nel trionfo della Resurrezione e della Gloria del buon Gesù e in tutto quanto insegna la nostra santa Madre Chiesa, cattolica, apostolica, romana. Una ferma speranza, una carità ardente, un amore forte al buon Gesù…". (Testamento spirituale)

Ecco le tre virtù teologali, dono gratuito di Dio, alle quali, nello stesso testamento, Madre Speranza aggiunge le quattro virtù cardinali, che costituiscono lo stile di vita e la risposta libera di chi vuol seguire l’amore di Gesù: "prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, virtù che rappresentano la Passione e morte del nostro divin Maestro e sono quelle che devono risplendere nel Figlio e nell’Ancella dell’Amore Misericordioso insieme con la fede, la speranza e la carità" (Ib.).

Torniamo così al chicco di grano, parabola che rappresenta la nostra vita. In questo giorno di festa, mentre con tanta gratitudine benediciamo il Signore per averci donato Madre Speranza, chiediamo anche la grazia di raccogliere questa sua preziosa eredità.

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ultimo aggiornamento 23 marzo, 2020