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UN APPARENTE ERRORE Il conflitto (divario od errore grammaticale e sintattico), che si evidenzia in Genesi 3, 15 (il serpente) e in Genesi 18, 2 ss. (alla quercia di Mambre), introduce ogni volta, in quanto fedelmente conservato e trasmesso, all’affidabilità e validità dell’Annuncio Messianico ed alla affidabilità e validità del Mistero Trinitario che mille anni dopo sarebbero diventati espressa proclamazione da parte di Cristo. La datazione che sul finire del 1800 venne assegnata alla “figura letteraria” di Abramo in base alla <<Teoria Documentaria>> (Wellhausen et al.) risulta posticipata di almeno nove secoli rispetto all’usuale collocazione del così detto <<ciclo di Abramo>>, che suole porsi millenovecento anni circa avanti Cristo. Ciò rende inaffidabile (secondo Wellhausen) “sotto l’aspetto storico” il testo biblico che lo riguarda. In che modo, infatti, un Autore del X° secolo A.C. è affidabile nei riguardi di eventi accaduti novecento anni prima e trasmessi solo oralmente? Per cui Wellhausen concludeva che sotto il punto di vista storico i racconti su Abramo “hanno valore documentale nullo”. (1) Nei decenni successivi è stato tuttavia osservato che la fase documentale <<scritta>> del testo biblico va considerata una procedura “mnemotecnica” adottata per tramandare tradizioni orali più antiche, e che pertanto la posizione cronologica del testo Jhawista scritto non concerne la collocazione temporale degli eventi narrati, e quindi la databilità (nel n/s caso) del “ciclo di Abramo”, ma solo l’epoca in cui sono vissuti gli Autori del documento, la cui fonte orale risale ad epoca certamente molto più antica del documento scritto. Ora è fondato ritenere che nella fase della trascrizione sia stata cura del (o dei) Redattori di eliminare le incongruenze narrative che avrebbero reso inaffidabile quanto narrato. L’esistenza di siffatte incongruenze milita quindi (quando esistono) a favore dell’autenticità del contenuto narrato, perchè un divario “sintattico” (od anche semplicemente “grammaticale”) testimonia la cura del Redattore di trasmettere fedelmente, senza alterarlo di proprio pugno, quanto gli è pervenuto oralmente, cioè rende testimonianza dell’autenticità senza adattamento di quanto viene narrato. Una situazione del genere è presente in Genesi (2) non solo nei confronti del ciclo di Abramo ma anche a proposito del Serpente (= Satana) cui Dio (cfr. GN. 3-15 ) dice al riguardo della “stirpe” (al femminile) di Eva che <<Egli>> (al maschile singolare, “hu” in ebraico antico, “autòs” nella traduzione in greco dei ’ 70) Ti schiaccerà il capo. Nel divario grammaticale del testo ebraico <<stirpe al femminile / Egli al maschile>> è stato da sempre riconosciuto (3) l’annuncio di Cristo (protovangelo) posto alla radice stessa (e sin dai primordi) di tutta la narrazione biblica redatta quando Isdraele non aveva ancora avuto nè poteva avere alcun sentore di Cristo e della Sua Opera di Redenzione dal dominio di Satana (il peccato), e non poteva quindi asserirsi alcunché al riguardo. <<Ma il divario (grammaticale) del testo, trascritto e trasmesso senza correzione, si rende garante, con tale sua fedeltà letterale, dell’autenticità e veridicità del contenuto ispirato>>.
Nel resoconto su Abramo è presente un divario sintattico analogo più volte ripetuto:
Il racconto oscilla di continuo fra il plurale ed il singolare riferiti alla medesima ed unica Teofania, una e trina. Essa costituisce la più antica testimonianza biblica della Trinità pur nell’unicità di Dio, del che Abramo non si rende conto ed oscilla quindi fra il plurale della percezione ed il singolare della Sostanza “il Signore”. Il conflitto (divario od errore grammaticale e sintattico) introduce così ogni volta, in quanto fedelmente conservato e trasmesso, all’affidabilità e validità dell’Annuncio Messianico ed a quelle del Mistero Trinitario che mille anni dopo sarebbero diventati espressa proclamazione da parte di Cristo. Nota
In conclusione: GN - 3,15 e 18,2 e segg. riferiscono una Teofania Trinitaria ispirata alla Salvezza, una Promessa data nel “segno” del Cristo che doveva venire, e dello Spirito, ma che saranno apertamente asseribili solo quando il tempo sarebbe divenuto maturo per riconoscerLi ed accoglierLi. (1) Wellhausen - Prolegomena zur Geschicthe Isdraels - Berlin 1878. (2) Cfr. la stesura originale “ebraica” di Genesi, e la sua traduzione in greco dei ‘70 e non la Vulgata nè le sue successive traduzioni. (3) Cfr.: Conferenza Episcopale Italiana (CEI): la Sacra Bibbia- Ed. Princeps - 1971 - GN.3-32 pag.41 e le Note e Commenti della Bible de Jerusalem Ed. Carf - Paris 1973 |