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LA GIOIA
Per la rubrica ABBIAMO LETTO PER VOI segnaliamo una riflessione proposta dal Prof. Ing. Calogero Benedetti su un antico racconto polacco.
“Un giorno venne chiesto a Rabbi Iizchaq di Berdicev (un paese questo storico, cioè realmente esistente) se per raggiungere la perfezione sia più utile la via della gioia o quella dell’afflizione. Iizchaq rispose che esistono due tipi di gioia e due tipi di afflizione. Quando ci si affligge di una disgrazia, rintanati nel proprio cantuccio, disperando di ogni aiuto, questa è cattiva afflizione. La buona afflizione è invece l’onesta pena dell’animo che sa quanto spiritualmente gli manca. Ugualmente per la gioia. Chi manca di intima sostanza e nella vana ricerca del piacere non si accorge nemmeno del vuoto su cui cammina, costui percorre la falsa, folle via della gioia. Ma la persona veramente gioiosa è come uno a cui è bruciata la casa, ed ha sofferto nell’animo la sua pena, ma poi ha cominciato a costruire una nuova casa, ed il suo cuore si rallegra ad ogni pietra che pone. La gioia sta nell’atto stesso di costruire ancor prima dell’abitare. E’ una gioia memore della distruzione ma che non si lascia vincere da essa. Questa via della gioia (troppo spesso confusa con un entusiastico esaltato slancio) cresce all’interno dell’esilio; essa è cammino e non meta”.
Ho meditato a lungo su questi pensieri. Volevo infatti racchiuderli in una formula ancor più sintetica, più spirituale. E l’ho trovata sulle labbra di uno sconosciuto artigiano che nella sua insignificanza non si accorgeva neppure della profondità delle propria parole. “L’uomo, diceva, non deve essere triste perché essere melanconici è la stessa cosa che essere idolatri”.
Trovo che questo pensiero ha una logica più forte di quella di Rabbi Iizchaq.
La gioia come cammino è un pensiero ebraico: rappresenta che i giorni del Messia non sono ancora venuti, ma noi camminiamo incontro a Lui. La gioia come opposto dell’idolatria è invece un pensiero evangelico: rappresenta che i nostri giorni sono già i giorni del Messia. Negli scritti di Dionigi l’Aeropagita si leggono “di Cristo” queste parole: “uomo tu piangi ed Io sono qui!”. Il che significa: come si può esser tristi quando si è vicini a chi si ama?’ Andrea, fratello di Simone incontrò il proprio fratello e subito gli disse: abbiamo trovato il Messia (che significa “il Cristo”). E Flilippo il giorno dopo incontrò Natanaele e gli disse a sua volta: Abbiamo trovato Colui del quale hanno parlato Mosè ed i Profeti (Giov. 1, 40-45). E la loro gioia era grande. 28 agosto 2011
Prof. Ing. Calogero Benedetti
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