La lettera

 

Vivere da risorti

Carissimo,

Uccisi per la fede, profughi, mamme, bambini… il volto del Dio ucciso. Ma io vorrei aggiungere, qui, tutti quelli che vivono nei sotterranei del dolore, martiri per la vita, ignoti, senza nome. Che non vanno mai sulle pagine dei giornali, di cui la storia non parla ma che fanno la storia.

Fratelli poveri, i poveri più poveri, gli infermi. Poveri di distacco, poveri di dipendenza, poveri di futuro. Che stanno in croce e che vivono da risorti.

La notizia, la sorpresa, nomi senza luce, senza ribalta, di cui non si fanno beatificazioni… Gino, Angelo, Mariantonia, Giacomino, il quale, vedendosi commiserato nel suo male, correggeva: "Perché dite povero giovane? Voi non direste povera sposa a colei che riceve ogni giorno un dono dal suo sposo".

Cinquant’anni su una carrozzella, e pregava: "Padre, sempre Padre, che mi hai reso infermo, perché io lo ripetessi sempre, Padre, sempre Padre".

Ricordo Salvatore, una diagnosi spietata. Si ribella, protesta, bestemmia. Poi, l’irruzione dello Spirito. Egli non si rassegna al dolore, ma incomincia ad amare, a dare gioia, speranza, coraggio, respiro a tutti.

Una cartella clinica spietata. Per ultimo, la devastazione completa. Quel foro artificiale, aperto sulla pancia, un fetore nauseabondo, un grumo sanguinante, purulento. Ed egli, accennando alla ferita: "I granai sono stati aperti, spero di metterci dentro quante più anime è possibile". I granai, come fa ad immaginare i granai?

Un nome, uno dei tanti nomi, ignoti, non conosciuti. Chiamati, abbracciati, scritti sulla palma delle mani del Padre. Sono il Giubileo, il giorno risorto sulla terra!

Nino Barraco

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ultimo aggiornamento 18 luglio, 2016