La lettera

 

Un pulpito “altro”

Carissimo,

c’eravamo abituati, ma la verità è che, oggi, l’evangelizzazione non avviene più per mezzo del pulpito. Ci giochiamo tutto su un altro pulpito. Il pulpito del duemila è, incontrastatamente, l’elettronica dei mass-media.

E la conseguenza è che il Vangelo diventa messaggio nella città nella misura in cui saremo capaci di reinventare un nuovo linguaggio, in cui il contenuto della fede diventi:

segno di umanità, che si manifesta in una ricerca, che si inserisce in una struttura dialogica, che si colloca in un confronto di esperienze concrete che mostrano (dico «mostrano» più che «dimostrano») la fede in applicazione;

segno di condivisione con i più poveri, gli emarginati, gli esclusi dalla comunicazione, voce di liberazione di quelli che sono fuori dall’informazione ufficiale, e sono, invece, come dice Isaia, «sotto il giogo che li opprime, la sbarra sulle spalle e il bastone dell’aguzzino»;

segno di una notizia risorta. Certezza e responsabilità. Ci troviamo purtroppo sotto il morso biblico di tutte le paure, di tutte le violenze, di tutte le stragi, di tutte le corruttele, di tutte le pesti. Ebbene, siamo chiamati a fare speranza con le nostre notizie. A fondare la speranza di una storia nuova.

Sono tante le realtà positive, di fede, di lotta, di amore. Quelle che si vedono e quelle nascoste. Di queste realtà, sì, occorre essere speranza, notizia risorta.

Nino Barraco

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ultimo aggiornamento 12 gennaio, 2018