Proponiamo una serie di 4 contributi relativi alla affascinante e sempre attuale storia familiare contenuta nel Libro di Rut.

Il viaggio di ritorno

(Prima Parte)

Il breve libro (4 capitoli, 85 versetti totali) propone le vicende di una famiglia israelita di Betlemme caratterizzata soprattutto da un ingegno femminile che si manifesta forte e deciso nei momenti di prova e favorendo conseguenze gloriose ed "eterne". La storia di questa famiglia è collocata al tempo in cui hanno governato i Giudici, ovvero nell'arco di tempo tra la conquista della Terra di Canaan e la nascita della monarchia e si presenta come molto attuale in quanto si parla della sua migrazione a Moab alla ricerca di un migliore stile di vita. È una famiglia che vuole reagire ad una situazione difficile (carestia) e non esita a lasciare anche il suo popolo e la sua patria. Ciascuno dei membri della famiglia ha un nome il cui particolare significato rimanda al destino della loro vita: Elimelek, il mio Dio è re, è il capofamiglia, Noemi, gentile, dolcezza, è la moglie, Maclon debolezza e Chilion stanchezza, questi ultimi sono i figli. Questi quattro membri della famiglia di Elimelek appartengono al clan ebraico di Efrata che si era stabilito nel territorio di Betlemme, ma qui l’Autore informa che hanno dovuto lasciare il loro paese per andare a stabilirsi nei campi di Moab. Maclon e Chilion sposano donne straniere moabite i cui nomi contengono il destino della loro vicenda di vita: Orpa vuol dire nuca o spalle, vale a dire ‘colei che volta le spalle’, Rut vuol dire ‘amica’ e tale si dimostrerà. Accade però che Elimelek e i suoi due figli muoiono e allora si presenta il problema per le rispettive consorti in quanto una donna -al tempo- doveva appartenere ad un uomo: al padre o al marito o al figlio o al fratello. Ma in questo caso Noemi rimane completamente sola. Secondo la Legge del Signore le vedove costituiscono una delle categorie deboli a cui spetta il sostegno economico proveniente in parte dal versamento delle decime. Ma qui si tratta che Noemi è in un paese straniero priva del sostegno dei parenti e della comunità religiosa di appartenenza.

Noemi decide allora di tornare nella sua città natale ed è interessante pensare che la sua città natale si chiami Betlemme e il significato di tale nome in ebraico è bêt cioè casa, lechem pane, casa del pane. Noemi parte quindi con le sue due nuore verso il paese di Giuda. Se all'inizio la vicenda ha preso avvio con tre uomini e una donna, ora sono tre donne a cercare di cambiare il corso degli eventi. Sono tre vedove, un'anziana e due giovani. Le due giovani ora scelgono di seguire l'anziana donna lasciando il paese e la famiglia di origine. Si tratta di un viaggio che si regge su una notizia, "la terra di Giuda ora fornisce il pane" e sulla confidenza nel Signore. Tuttavia, ad un certo momento, con tenerezza materna Noemi suggerisce alle nuore di tornare indietro, presso la loro famiglia di origine. Le due giovani hanno manifestato disponibilità a seguire la suocera, ma ora Noemi riflette sul loro avvenire e le esorta a tornare al loro paese. Allora, Orpa, decide di tornare indietro, mentre Rut rimane con la suocera consapevole che sta rinunciando alle legittime aspirazioni di una giovane donna come quelle di sposarsi con un coetaneo della sua terra e avere figli. Ma Rut pronuncia il suo atto di fede nel Signore (Il tuo Dio sarà il mio Dio) e ciò le permetterà di veder compiersi l'impossibile. Ha così inizio una nuova fase, l’avvio verso un luogo ben preciso: Betlemme. Per le due donne ha un significato differente: per Noemi, Betlemme è la città di origine, per Rut è la città dove vive da immigrata. Per entrambe è tuttavia la città giusta: per Noemi perché vi ritrova il suo popolo, per Rut perché il suo desiderio di vita è stare accanto a Noemi. La lettura attenta dei versetti conclusivi del primo capitolo permette anche di intuire la notorietà di cui godeva Noemi a Betlemme: benché da tempo mancasse dalla città, il suo arrivo fa scaturire un subbuglio collettivo. Nel Testo Ebraico è usato il verbo hûm che significa fare rumore, mormorare, essere in agitazione. Ebbene, a Betlemme gli abitanti conoscevano Noemi la quale era partita da quella città con marito e due figli, ma ora la vedono tornare in compagnia di una sola nuora, senza marito e figli. Gli abitanti sono quindi còlti da agitazione al vedere la condizione in cui versa Noemi e sembrano anche increduli, a tal punto che le donne esclamano perplesse: ma questa è Noemi!?. Noemi dimostra anche coraggio e umiltà a tornare umanamente impoverita nella sua città natale. È partita con i suoi familiari alla ricerca di nuove opportunità e invece torna da vedova e priva dei figli. Quasi non avrebbe senso il suo ritorno! Ma Noemi dalla parte sua ha due colonne che sorreggono la sua vita: la fede nel Signore e l’amicizia di sua nuora Rut.

Sembra un controsenso perché il soggetto che rende amara, penosa la vita di Noemi è proprio il Signore che Noemi chiama Shadday, cioè l’Onnipotente. Noemi stessa vede la mano dell’Onnipotente in tutto ciò che le è capitato. Noemi prova tanta amarezza, ma non è disperata: la mantiene in vita il pensiero che l’Onnipotente ha permesso ciò e una finalità incomprensibile umanamente parlando, ma certamente buona, comunque ci sarà. Per ben tre volte Noemi attribuisce al divino la causa di tutto quanto le è capitato.  È il Signore ad avere fatto di lei una desolazione, è l’Onnipotente ad averla resa infelice. Usando un'espressione che si legge simile nel Libro di Giobbe, Noemi dice che è il Signore che si è messo contro di lei. L'esperienza di Giobbe, l'esperienza di Noemi è l'esperienza che fa ogni essere umano oppresso dalle prove. Giobbe e Noemi sono amareggiati, si lamentano con il Signore, ma non sono disperati, non viene meno la fede e soprattutto lottano. Il capitolo è iniziato con la famiglia di Noemi in movimento da Betlemme verso Moab, mentre ora conclude con il percorso opposto. A Betlemme arrivano quindi due vedove, una israelita ed una straniera. Il capitolo conclude e con esso sembrerebbe svanire anche ogni speranza di vita, ma c'è un elemento che fa ben pensare: si tratta della notizia secondo la quale a Betlemme si comincia a mietere l'orzo. È una bella fase dell'anno, il clima è piacevole, il cibo per il sostentamento personale è assicurato e la comunità è in festa. Noemi e Rut sono quindi nella possibilità di confidare nel Dio provvidente, in Colui rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati (Sal 146,7a).

A conclusione del primo capitolo apprezziamo particolarmente la scelta dell’Autore sacro di presentare una storia familiare senza inutili sentimentalismi, ma calata nella realtà che può risultare fatale o trasformarsi in una svolta di vita se aperta all'intervento divino. Lo scopriremo in seguito …

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ultimo aggiornamento 11 ottobre, 2025