studi Vangelo e santità laicale a cura della Redazione
M
aria Marchetta nasce a Grassano il 16 febbraio 1939, centro agricolo della provincia di Matera. I genitori Domenico e Filomena Bonelli, contadini, avevano cinque figli di cui Maria era la primogenita, in casa si viveva una spiritualità francescana in maniera schietta e semplice e la piccola Maria poteva comunque esprimere il suo carattere vivace.Maria trascorre la sua adolescenza fra scuola, famiglia, vicini di casa, parrocchia e Azione Cattolica; per frequentare la scuola media entra nel Collegio S. Chiara di Tricarico (MT) diretto dalle Suore Discepole di Gesù Eucaristico, ma dopo pochi mesi, fra la titubanza delle suore, comincia ad avvertire uno strano male alle gambe, che si accentuerà durante le vacanze a casa, per il Natale 1951.
Nel gennaio 1952 ritorna al Collegio per riprendere il secondo trimestre, ma la situazione peggiora, le gambe reagivano dolorosamente ad ogni movimento, con debolezza nel reggere il tronco in posizione eretta e una necessità sempre più progressiva di stare in posizione coricata per avere un po’ di pace. L’unica posizione consentita è lo stare prona sul letto, appoggiata sui gomiti per tenere sollevati il busto e la testa; per qualsiasi movimento è dipendente dagli altri.
A
tredici anni quindi lascia definitivamente il Collegio di Tricarico e
ritorna a Grassano con la speranza di guarire dalla crisi reumatica (che si
pensava fosse) che l’aveva colpita in così giovane età.
Purtroppo fino al 1966 anno della sua morte, non si alzerà più dal letto, si trattava di una paraplegia flaccida, diagnosticata da vari specialisti, uno anche svedese.
Il taglio dei suoi lunghi capelli a cui teneva molto e il fallimento di ogni tentativo medico, conducono Maria ad uno stato di reazione e rabbia, sfociato in irascibilità, pianto disperato, profondo rimpianto per tutto quello cui avrebbe dovuto rinunciare nella vita, a partire dalla sua indipendenza, persa praticamente nella sua prima gioventù.
Al suo fianco, con un perenne sorriso, c’era la zia Annamaria, donna semplice ma profondamente cristiana, che a Grassano era stimata e conosciuta come una ‘monaca di casa’. Questa donna ha saputo accogliere il mistero della croce di sua nipote e ha cercato di infondere in lei una luce di speranza, di vitalità e amore anche in quella tremenda condizione.
Nel 1953 Maria entra nel Terz’Ordine Francescano, dove trova la via per dare un significato alla sua straziante immobilità; nel 1954 partecipa nell’Azione Cattolica Femminile al programma generale dell’Associazione (Preghiera, Azione, Sacrificio) e in quello più specifico per le donne (eucaristicamente pia, angelicamente pura, apostolicamente operosa); aderisce all’Apostolato della Sofferenza, alla Crociata Mariana, alla Guardia d’Onore. Nel suo cammino viene seguita spiritualmente da un frate minore francescano del convento di S. Maria di Potenza, padre Simplicio Cantore.
Insieme al padre spirituale organizza la sua giornata ora per ora, dedicata alla preghiera, meditazione, svago e trattenimento con i visitatori, che ormai ogni giorno venivano da lei per parlare, chiedere consigli, ricevere coraggio; giunge ad offrirsi vittima di espiazione per la causa dell’unità della Chiesa.
Maria per tre volte si reca in pellegrinaggio a Lourdes, con la piena disponibilità nella volontà di Dio e chi l’ha conosciuta attesta che sorrideva sempre, non riuscendole di essere triste.
Negli orari liberi amava ascoltare la radio, specie quella Vaticana, per seguire la vita della Chiesa e il Concilio che si stava svolgendo. Partecipa intensamente agli incontri ecumenici del papa Paolo VI con il patriarca Atenagora e poi con il primate anglicano Ramsey, anzi in quest’ultimo incontro, scrive al papa e all’arcivescovo confidando loro il suo atto di offerta della sua vita per l’unità della Chiesa.
L’arcivescovo Ramsey, ritornato in Inghilterra le risponde con una lettera di ringraziamento, giunta in casa di Maria quando ormai la Serva di Dio già era morta.
Il Signore, accogliendo la sua offerta, la chiama a sé all’alba del Giovedì Santo del 7 aprile 1966. Pochi giorni prima, il 18 marzo, Maria aveva così concluso il suo diario: "Mio Dio, il mio cuore è colmo di infinita riconoscenza, per avermi fatto capire la necessità e la bellezza della sofferenza". I funerali per necessità liturgica vengono celebrati in silenzio senza suoni né campane, ma con la partecipazione di tutti gli abitanti di Grassano e di una folla accorsa da ogni paese vicino.
Maria dal suo letto di dolore, dove è rimasta bloccata per quattordici anni, metà della sua vita, è stata testimone della vittoria della letizia sul dolore, della serenità sulla disperazione. Attraverso la spiritualità francescana ha conformato il suo cuore al mistero della Croce e della Resurrezione, sicché la gente stupita diceva che ‘Maria non riesce a essere triste’.
La Diocesi di Tricarico ha aperto il Processo nella fase diocesana il 2 agosto 1995, conclusasi poi il 7 aprile 2002. I testimoni nel Processo concordi hanno dichiarato che dalla Serva di Dio hanno ricevuto lezioni di vita e di conforto. Gli Atti del Processo sono depositati presso l’Archivio della Congregazione per le Cause dei Santi, in attesa che la Congregazione dichiari che la Serva di Dio ha esercitato le virtù cristiane in grado eroico.
![]() |
|
[Home page | Sommario Rivista]
realizzazione webmaster@collevalenza.it
ultimo aggiornamento
11 ottobre, 2025