| Omelia del Card. Giuseppe Betori arcivescovo di Firenze nella solennità della Santissima Trinità Collevalenza 31 maggio 2026 |
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ella prima pagina del suo Diario, la Beata Madre Speranza ha scritto che Dio le ha chiesto di «fare in modo che gli uomini lo conoscano, non come un Padre offeso per l’ingratitudine dei suoi figli, ma come un Padre buono che cerca con tutti i mezzi di confortare aiutare e fare felici i suoi figli, e che li segue e li cerca con amore instancabile come se non potessero essere felice senza di loro».La nostra Beata sente da subito che le viene affidata la missione di portare tutti alla conoscenza del vero volto di Dio, così da oscurare le molte maschere con cui noi ne falsifichiamo l’immagine e far risplendere, invece la luce del suo amore misericordioso, il suo stesso essere.
È provvidenziale che noi ci troviamo a rendere grazie al Signore per il dono che la Chiesa ci ha fatto dodici anni fa proclamando Beata la Madre Speranza nel giorno in cui si celebra la solennità della Santissima Trinità, il giorno dell’anno liturgico in cui la Chiesa, invita a contemplare il mistero stesso di Dio. Quando diciamo, infatti, "Amore Misericordioso", dobbiamo stare bene attenti a non intenderlo come il nome dato un sentimento, sia pure divino, ma occorre riconoscervi la natura stessa di Dio. Lo afferma San Giovanni nella sua prima lettera: «Dio è amore» (1Gv 4,8), un mistero di misericordia che viene per noi illuminato dalle letture bibliche che sono state proclamate.
Vogliamo così accostarci al mistero di Dio Trinità, quel mistero che segna la vita cristiana nella sua origine - veniamo battezzati "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" - ma che siamo anche esortati a porre ogni giorno sul nostro corpo come distintivo della nostra identità, accompagnando il segno della croce con le parole "Nel nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo".
L’invocazione della Trinità è alla sorgente della nostra vita nuova, redenta da Cristo e ci accompagna nella nostra vicenda umana per ricordarci chi siamo e da dove viene la nostra salvezza.
San Paolo, nelle parole che ci sono state proposte nella seconda lettura, aiuta a scorgere il tessuto unitario che accomuna le persone della Trinità e il loro rapportarsi a noi: il Padre è la fonte dell’amore; questo amore è quanto ci viene comunicato come dono di grazia del Figlio; lo strumento e al tempo stesso l’effetto di questa grazia si manifesta nella comunione creata dallo Spirito.
Ma queste azioni della Trinità verso l’umanità non sono che il riflesso della stessa vita trinitaria. Il Dio per noi è rivelazione della vita intima di Dio. Il nostro Dio è un Dio vivente; egli è Padre, cioè un Dio che è amore generante; egli è Figlio, cioè un dono d’amore che viene ricambiato; egli è Spirito, cioè un legame sostanziale d’amore che lega Padre e Figlio.
Perché Dio è amore, noi riceviamo il suo amore. La dimensione ontologica del mistero trinitario è il fondamento della dimensione storico-salvifica della sua rivelazione. La contemplazione del mistero di Dio Trinità è la radice della conversione come accoglienza della salvezza.
Madre Speranza ci ricorda che questo accesso al mistero divino ha una sua porta d’ingresso nella nostra unione a Cristo, e a Cristo Crocifisso, perché è sulla croce che si manifesta in pienezza. Il mistero di Dio come mistero d’amore di misericordia. Ella è sempre «molto unita al buon Gesù», come ama ripetere e si sente «ferita d’amore» e «bruciante di soffrire con Lui», nella consapevolezza che «amare Gesù significa donarsi a Lui, sacrificarsi per Lui amare il prossimo e sacrificarsi per il prossimo». Sta qui la traduzione nella nostra vita del mistero di dono reciproco e totale che è la natura stessa della Trinità.
Questo mistero d’amore viene preannunciato già nelle pagine dell’Antico Testamento. Ne è un passaggio fondamentale la rivelazione del nome di Dio a Mosè dal roveto sull’Oreb, un nome misterioso che gli ebrei invitano a non pronunciare, ma che dice anzitutto che noi crediamo in un Dio che vive una dimensione personale, in quanto ha un nome, e questo nome esprime vicinanza, un "essere con" e un "essere per" gli uomini. E poi la rivelazione del volto di Dio trova un secondo momento decisivo nel passo del libro dell’Esodo che abbiamo ascoltato come prima lettura. Sul Sinai, al momento in cui Dio consegna a Mosè le tavole dell’alleanza, le dieci parole, egli si presenta così: «il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6). La rivelazione trinitaria scioglierà nelle relazioni interpersonali in Dio, il senso stesso del suo essere già contenuto nella rivelazione del Sinai; misericordia, pietà, amore fedeltà.
Questo avviene nella presenza tra noi di Gesù, lui che è il Figlio di Dio fatto carne perché noi potessimo incontrarlo ed essere da lui salvati. Continuamente nel suo insegnamento e nei suoi gesti fino al gesto supremo dell’offerta di sé sulla croce, Gesù rinvia al Padre suo e nostro e si mostra animato dallo Spirito, che consegna al Padre al momento della morte. Il dono che il Padre fa del Figlio suo al mondo, prolunga verso l’umanità, il farsi dono del Padre verso il Figlio nell’eternità, svelando il volto di un Dio che è già nel suo seno è apertura, accoglienza, comunione mediante lo Spirito. Questa vita d’amore è il dono che Dio fa all’uomo nella redenzione per opera di Gesù, come presenza dello Spirito in noi, una presenza che ci fa nuovi, per cui essere salvati significa entrare noi stessi nel mistero della Trinità.
Aprirsi a questo mistero significa dunque non solo conoscere Dio, per poterlo distinguere da tutte le sue contraffazioni, umane e religiose, ma anche conoscere noi stessi nel nostro destino e nella nostra identità più profonda. Vivere di Dio, del suo amore e della sua misericordia, è il senso stesso della vita cristiana in pienezza e quindi della santità. Torna a illuminare i nostri passi l’esperienza di fede della Beata Madre Speranza, la cui vita fu, fin dalla giovinezza, aspirazione ad essere santa. La santità deve essere anche il desiderio del nostro cuore, consapevoli che essa è però effetto della trasformazione operata in noi dalla grazia.
Questo la Chiesa ci invita a contemplare nella Beata Madre Speranza di Gesù, perché anche i nostri cuori siano attratti dall’amore misericordioso di Dio e facciamo della nostra vita uno strumento di comunicazione dell’amore misericordioso di Dio verso tutti.
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ultimo aggiornamento
13 giugno, 2026