Liturgia Padre Ermes Ronchi
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,25-30).
È
questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro. I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila hanno capito la rivoluzione della tenerezza di Dio.Ti ringrazio Padre perché hai rivelato queste cose ai piccoli. Gesù adesso vede che la preferenza di Dio per i piccoli non è finita: addita i bambini come modello dei credenti. I poveri sono le colonne segrete della storia, i piccoli sono le colonne nascoste del mondo. Prendersi cura di loro, come fa Dio, vuol dire prendersi cura del mondo intero. L’economia della piccolezza esce diretta del cuore di Dio: beati voi poveri, disarmati, affamati, perseguitati…
Che cosa era successo? Gesù vive un brutto momento: aveva sperato che tutti, ma soprattutto i più attenti, scribi sacerdoti farisei, i primi della classe, avrebbero capito il suo messaggio. Invece succede esattamente il contrario. Giovanni Battista è arrestato, Gesù è contestato al tempio, i villaggi attorno al lago, dopo il primo entusiasmo si sono allontanati. Ed ecco che in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù un capovolgimento improvviso: il posto che sembrava rimasto vuoto, lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, i poco di buono, vedove, bambini, pubblicani. Ti ringrazio, Padre, perché hai parlato a loro, e loro ti hanno capito.
Gesù non se l’aspettava. Un piccolo, un bambino capisce subito se gli vuoi bene o no. In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo. I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila hanno capito la rivoluzione della tenerezza di Dio.
Ma poi Gesù fa un ulteriore passo avanti. Venite a me, voi che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore stanco. Venite, vi darò ristoro. E non già vi darò un catechismo o una morale, ma il conforto del vivere. Se il Vangelo che predico non è di conforto a chi ascolta, non è Cristo quello che io annuncio: nominare Cristo deve equivalere a confortare la vita, altrimenti le mie parole sono la tomba della risposta di Dio e della domanda dell’uomo.
Imparate da me, cioè imparate dal mio cuore, dove è custodito l’alfabeto della vita. Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero. Cosa sta dicendo Gesù a noi che abbiamo fatto di tutto per scuoterceli di dosso i gioghi? Il mio giogo, dice Gesù. Un giogo che rimane suo, non ce lo butta addosso.
La parola coniuge significa, nella sua radice, "con lo stesso giogo". Coniuge è il marito, la moglie, colui che cammina al tuo fianco e al tuo passo, aggiogato allo stesso sogno. E Gesù è il nostro Cireneo, aggiogato alla mia croce, al mio sogno. Un liberatore venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi e perciò amato dai piccoli e dagli oppressi della terra. Gesù, il senza potere, libero come il vento, leggero come la luce, fonte di libere vite.

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ultimo aggiornamento
08 agosto, 2026