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a Venerabile Serva di Dio Albertina Violi nasce a Carpi (Modena) il 1° luglio 1901, in una famiglia profondamente cristiana, appartenente alla media borghesia. Nel 1918 consegue il Diploma Magistrale nella Scuola Normale di Modena. Tornata a Carpi, si dedica all’insegnamento, impartendo lezioni private. Il 31 maggio 1924 sposa Livio Zirondoli, proveniente da una famiglia d’ideologia socialista e materialista.Albertina s’impegna con grande carità e pazienza ad orientare il marito ad una vita autenticamente cristiana. Dal matrimonio con Livio nasce Alfredo, che la Serva di Dio educherà alla fede e che successivamente diverrà sacerdote.
Nel 1931, la Venerabile Serva di Dio vince il concorso d’insegnamento elementare statale. Svolge l’incarico di maestra con grande dedizione, cercando di trasmettere agli alunni anche i valori cristiani, in un ambiente caratterizzato da un’aperta ostilità alla Chiesa. Col consenso del marito, apre anche la sua casa all’accoglienza dei poveri e partecipa all’attività del Terz’Ordine Francescano Secolare e della Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli. Collabora con altre iniziative caritative diocesane e, nel 1945, viene eletta Presidente del Centro Italiano Femminile della Diocesi di Carpi.
Nel 1951, attraverso il figlio Alfredo, laureatosi in Medicina a Milano, conosce il Movimento dei Focolarini (Opera di Maria), che comincia a frequentare.
Il 22 novembre 1964, il figlio Alfredo riceve l’ordinazione sacerdotale. Tuttavia, a causa della forte contrarietà del marito alla scelta vocazionale, pur assicurando al figlio la sua vicinanza e l’appoggio spirituale, accetta il sacrificio di non partecipare all’ordinazione. Più tardi, dopo molti sforzi personali, riesce ad avvicinare il padre al figlio ed a fargli accettare la scelta vocazionale.
Albertina svolge la sua opera di carità a Carpi e a Loppiano, non esitando di agire con forza nei confronti delle autorità politico-governative, quando si trattava di difendere la causa degli indigenti e della giustizia, divenendo un punto di riferimento per i poveri, per gli alunni, per le religiose di clausura della sua città e per i tanti giovani focolarini che si recavano a Loppiano per la loro formazione nel Movimento.
Albertina muore il 18 luglio 1972 presso il Policlinico Gemelli a Roma, dopo mesi di sofferenze fisiche e morali, confortata dalla presenza di Chiara Lubich che ha accolto la sua consacrazione a Dio nell’Opera da lei fondata. La sua salma riposa nel camposanto della cittadella di Loppiano, centro della spiritualità focolarina.
La Venerabile Serva di Dio si è dedicata con gioia e senso di responsabilità agli impegni familiari e lavorativi, riuscendo contemporaneamente a mantenersi in comunione con il Signore e a svolgere l’attività di insegnante in sedi disagiate, conservando zelo e passione. Agli alunni, che ha seguito con amore materno, ha cercato di comunicare i valori cristiani; ai bambini problematici ha impartito lezioni private gratuite, spesso coinvolgendo anche i genitori. Per molti ha rappresentato un punto di riferimento umano, sociale e spirituale. Nel Centro Italiano Femminile si è profusa per la formazione e l’emancipazione delle donne.
Albertina ha vissuto eroicamente la virtù della fortezza soprattutto nella vita familiare a causa della divergenza di vedute con il marito e delle ingerenze del suocero. Con tatto e abilità è riuscita ad evitare tensioni e grazie alla sua sensibilità, intelligenza e abbandono alla volontà di Dio, ha potuto gestire per circa cinquant’anni situazioni complicate, cercando di ricomporre l’armonia familiare. E’ restata fedele al sacramento del matrimonio, mostrando rispetto e tenerezza verso il marito che altrettanto la rispettava nelle sue aspirazioni, lasciandola libera di operare nel volontariato. Dopo il raggiungimento della pensione, Albertina si dedicata completamente ad attività caritative.
Albertina, strumento di Dio, con la sua vita esemplare e laboriosa, è riuscita a trasformare il dolore in amore dando l’esempio di "come si ama" e così facendo ha suscitato vocazioni maschili e femminili sostenendole fino alla consacrazione totale.
Coltivava una filiale devozione mariana tanto da scrivere: "Occorre un amore più grande di quello di una mamma che vada al di là della natura pur avendo di questa tutte le sfumature, sul modello di Maria, partecipando in qualche modo alla maternità di lei".
La fama della sua santità si è manifestata soprattutto dopo la sua morte e si è diffusa grazie al Movimento dei Focolarini. Il 16 maggio 2007, a Fiesole, a poco meno di due anni dall’inizio, si è conclusa la fase diocesana della Causa di Beatificazione, dando così via alla Fase Romana presso la Congregazione delle Cause dei Santi.
Per quell’occasione Chiara Lubich inviava una lettera nella quale assicurava la sua presenza spirituale: "nella gioia e nel ringraziamento a Dio che ha voluto donare a noi, alla Chiesa e alla società questa autentica testimone del Vangelo". "Albertina – continuava ancora Chiara – con la sua vita tutta donata a trasmettere i valori cristiani, particolarmente alle nuove generazioni, ci lascia un luminoso esempio, segno di speranza per un mondo assetato di verità, di giustizia e di amore". Concludeva: "Nella certezza che Albertina, sempre viva fra noi, continuerà ad attirare tanti verso la santità, rimaniamo uniti nel Risorto".
Il Vescovo di Fiesole, Mons. Luciano Giovannetti, sempre in quella occasione, ha affermato: "E’ stata una maestra, ma una maestra di vita che non dava nozioni e basta, ma che rifletteva nell’educazione tutta se stessa. Quante persone hanno trovato, per la sua capacità di trasmettere valori, conforto e sostegno. E sono state educate da lei!". Mons. Giovannetti infine ha augurato che la Serva di Dio possa "risplendere nella Chiesa come un segno luminoso della presenza di Cristo crocifisso e risorto".
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ultimo aggiornamento
08 agosto, 2026