Fabrizio nasce a Torino il 12 giugno 1974, secondogenito dei coniugi Gianfranco e Gabriella Tiglio, ma è vissuto sempre a Canale (CN), il paese dei suoi genitori.

Sin da piccolo, sollecitato dall’esempio dei genitori e soprattutto della nonna Delfina, impara ad amare il Signore e, in particolar modo, a onorarlo in compagnia della Vergine Maria, con la recita del Santo Rosario, che inizia a pregare da solo già a sette anni. Questa confidenza orante con il Cielo lo aiuta certamente ad entrare nel mistero dell’Eucaristia, ricevuta nella Prima Comunione con grande fervore.

Sin da piccolo, richiamato dal suono delle campane, che dal cortile di casa poteva ben vedere, correva in chiesa per andare a Messa, per soffermarsi in preghiera dinanzi al Tabernacolo o anche solo per andare a salutare Gesù e Maria. Nella fanciullezza inizia anche a servire in parrocchia come ministrante, facendosi ammirare per la delicatezza e il rispetto con cui si accostava all’altare. Per tale motivo a undici anni, nonostante non fosse fra i più grandi, viene nominato responsabile dei ministranti della parrocchia e svolge il suo compito con grande amore e rispetto per il Signore e per i suoi compagni.

Fabrizio, di carattere fondamentalmente timido, non mancava tuttavia di avere tanti amici e amiche, che trovavano in lui ispirazione per migliorare sé stessi. Fabrizio, infatti, era un ragazzino gentile, disponibile, sempre educato e generoso. Normale come tutti i suoi coetanei, giocava a calcio e pallavolo, ascoltava la musica, e si dedicava con il papà all’intaglio del legno. Amava molto disegnare, dedicandosi soprattutto a riprodurre le macchine da corsa e i soggetti sacri.

Quando gli viene proposto di aderire alla Gioventù Ardente Mariana (GAM), il giovane Fabrizio non ha esitazioni facendo proprio il carisma di questo movimento ecclesiale che, sotto la guida di Maria, si impegna a riscoprire la Confessione, l’Eucaristia e la missione dei Cenacoli con la recita del Santo Rosario. Col passare del tempo Fabrizio ha amato sempre di più l’adorazione personale a Gesù Sacramentato. Gli amici che lo cercavano, vedevano spesso la sua bicicletta appoggiata alla porta della chiesa: se guardavano dentro, lo vedevano assorto in preghiera. Anche le monache Sacramentine di Canale guardavano estasiate il giovanissimo Fabrizio, in adorazione nella loro chiesa, anche quando era deserta.

In modo particolare Fabrizio ha coltivato la purezza, sull’esempio della Vergine Maria e dei santi Domenico Savio e Maria Goretti, che guardava come suoi modelli.

Tale scelta non gli è stata facile, perché significava la rinuncia a vivere come tutti gli altri, gli amici, infatti, lo reputavano un "diverso", ma lui non si è lasciato prostrare dalle difficoltà ed ha accolto la sua croce, ogni giorno, portandola con la certezza che un giorno sarebbe divenuta strumento di vita per sé e per gli altri.

In una preghiera da lui composta alla Vergine Maria, le aveva chiesto: «Donami la purezza del cuore affinché possa diventare come Maria Goretti un piccolo fiore di campo». Un suo amico parlando della fede di Fabrizio, ha confermato che la sua fede non è stata mai una fede urlata, ma testimoniata con umiltà nella vita quotidiana. Tale scelta di vita per Fabrizio è stata la causa di non poche persecuzioni, soprattutto da parte degli amici, che, non comprendendo quella scelta, lo prendevano in giro, anche pesantemente. Fabrizio non ha risposto mai alle offese, ha accolto invece quelle prove con il coraggio e la serenità dei martiri, perdonando di cuore coloro che gliele arrecavano. Non voleva difendersi per ottenere ragione, ma soltanto ha voluto dare testimonianza di quell’Amore Misericordioso che ha permeato la sua esistenza.

Il 28 novembre 1992, dopo aver partecipato alla Messa, prendendo per la prima volta la macchina di sera, a causa del brutto tempo, perde il controllo della vettura finendo contro un albero nei pressi di Alba. Di tutti gli occupanti solo lui ne esce gravemente ferito, con fratture multiple e un trauma cranico che lo riduce in coma. Inizia una lunga agonia, durante la quale Fabrizio è rimasto sempre in coma ma non incosciente, come testimoniano le tante persone che lo andavano a trovare.

Il tempo della sofferenza è stato un tempo di preghiera, di offerta al Signore, di speranza. Un lungo tempo nel quale il giovane Fabrizio è rimasto immobile su quel letto come Gesù sulla croce, immobile nel corpo ma potente nello spirito. Molti di quegli amici, che prima lo prendevano in giro, in quei giorni si sono convertiti, comprendendo - ora che Fabrizio era innalzato sulla croce della sua malattia - il senso della sua donazione totale al Signore.

 

Fabrizio lascia questa terra per il Cielo il 24 settembre 1993, dopo dieci mesi di sofferenze, donando a chi lo aveva conosciuto la bellezza della sua testimonianza. Il 12 novembre 2022 il Vescovo di Alba ha emanato l’Editto con il quale ha avviato la fase diocesana della Causa di Beatificazione.

Nella testimonianza dei genitori, Fabrizio viene descritto fin da bambino come sereno, semplice e generoso, ubbidiente in famiglia, a scuola e con i compagni. Questa virtù col passare del tempo è diventata più concreta e in famiglia non aveva tante pretese, coltivando buoni rapporti nella vita quotidiana e impegnandosi nello studio. I genitori erano felici di vedere il loro figlio mite d’animo, leale e devoto della Madonna, che tanto ha amato e lo ha accolto per sempre vicino a lei.

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ultimo aggiornamento 29 agosto, 2026