
I segni del Giubileo: la liturgia
Gli eventi del mese:
– Il Papa torna a Castel Gandolfo
– Udienza ai partecipanti ai capitoli generali di otto capitoli generali di Congregazioni
I segni del Giubileo
La liturgia
La liturgia è la preghiera pubblica della Chiesa: secondo le parole del Concilio Vaticano II, è il «culmine verso cui si dirige l’attività della Chiesa; [e] allo stesso tempo è la fonte da cui sgorga tutta la sua forza» (Sacrosanctum Concilium, 10).
Al centro della liturgia cristiana c’è la Messa, la Celebrazione Eucaristica, dove si ricevono veramente il Corpo e il Sangue di Cristo. Come un pellegrino, Cristo stesso cammina accanto ai discepoli e rivela loro i misteri del Padre, affinché anch’essi possano dire, come i discepoli sulla strada di Emmaus: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è quasi finito» (Luca 24:29).
Un rito liturgico specifico dell’anno giubilare è l’apertura della Porta Santa. Fino al secolo scorso, il Papa dava simbolicamente inizio alla demolizione del muro che teneva murata la Porta Santa negli anni non giubilari. I muratori avrebbero poi rimosso completamente il muro di mattoni per poter aprire la Porta Santa. Dal 1950, la cerimonia è cambiata e ora il muro viene smantellato in anticipo e, nel corso di una solenne liturgia corale, il Papa spinge la porta dall’esterno, attraversandola come primo pellegrino.
Questa e le altre espressioni liturgiche che accompagnano l’Anno Santo sottolineano che il pellegrinaggio giubilare non è solo un gesto intimo e personale, ma è un segno del cammino di tutto il popolo di Dio verso il Regno.
La Chiesa, popolo di Dio in cammino
La Lumen Gentium, una delle quattro Costituzioni del Concilio Vaticano II, definisce la Chiesa "popolo di Dio in cammino". La liturgia ci aiuta pienamente a comprendere la dimensione fondamentale del nostro essere in cammino verso il Regno. L’Eucaristia, celebrata e adorata, ci fa sperimentare l’essere un unico popolo, quello dei credenti, un popolo in cammino per le vie del mondo.
La comunità, celebrando l’Eucaristia, si costituisce come popolo che fa l’esperienza dell’unità nella molteplicità. Se siamo riuniti attorno all’altare del Signore, non è certo per motivi di simpatia o di stima reciproca, è invece per una ragione ben più profonda: è l’unico mistero del Cristo che ci costituisce come unico popolo.
L’Eucaristia ha la forza di realizzare la nostra unità di popolo di Dio nella diversità. Siamo sì un popolo chiamato all’unità, ma non omologato su un formato unico. Siamo diversi per età, sesso, formazione, cultura, compiti e soprattutto per doni e carismi che il Signore ci ha elargito. E’ proprio l’Eucaristia a farci vivere questa diversità non come conflittualità, ma come complementarietà e ricchezza del Corpo di Cristo che è la Chiesa.
Questa riflessione deve condurci ad una precisa conseguenza. La Chiesa non può non vivere queste due dimensioni con tutte le implicanze che ne derivano. Siamo Chiesa guidata dai pastori che ne garantiscono, in forma visibile, la comunione con la Chiesa universale e viviamo l’esperienza dell’unità al di là delle appartenenze ecclesiali particolari.
L’Eucaristia è il nutrimento del popolo di Dio in cammino. Non per nulla essa è realizzata nei segni del pane e del vino, elementi necessari per nutrirci e sostenerci nel cammino quotidiano. Ma affermare che siamo il popolo di Dio in cammino e nutrito dall’Eucaristia cosa comporta? Fondamentalmente due cose: la vitalità e la contemporaneità. Siamo chiamati a camminare, avendo una meta precisa: il Cristo. La vita è una tensione continua verso di lui e in questa prospettiva l’esperienza dell’Eucaristia si pone come un cammino che ci rigenera continuamente. L’Eucaristia si pone come nutrimento per un cammino vissuto tra gli uomini del nostro tempo, cioè tra coloro che noi definiamo i nostri contemporanei.
La Chiesa grazie all’Eucaristia è innestata pienamente nella storia, cammina in essa. Ciò comporta l’impegno di farsi compagni di cammino con le persone condividendo i loro problemi e le loro situazioni, per comunicare il mistero di Cristo nel quale trova luce il mistero dell’uomo.
La Chiesa missionaria comunica il Vangelo a tutti e in quanto comunità missionaria, avverte l’urgenza di essere presente nella quotidianità e nelle vicende della vita sociale, politica e culturale.
La vita dell’uomo ha un senso, una direzione, per questo diventa un pellegrinaggio, siamo in cammino e abbiamo una meta da raggiungere, che è l’incontro definitivo con il Signore Gesù.
La liturgia dunque è il primo strumento efficace per riflettere sulla nostra esistenza, per ritornare in noi stessi e per capire che abbiamo bisogno del Signore Gesù. Questo è lo scopo del Giubileo.
Gli eventi del mese
Il Papa torna a Castel Gandolfo
Papa Leone XIV dal 6 al 22 luglio ha soggiornato a Castel Gandolfo presso la Villa Barberini nelle Ville Pontificie, ritornando così nel "Vaticano 2", come affettuosamente lo chiamava Giovanni Paolo II. Un ritorno tanto sospirato e voluto dalla comunità castellana.
In questi giorni il Santo Padre ha alternato riposo, distensione e impegni pubblici a partire dal 9 luglio, quando ha celebrato nel Giardino della Madonnina del "Borgo Laudato si’" di Castel Gandolfo, la prima liturgia per la Custodia della Creazione, durante questa occasione il Papa ha chiesto di ascoltare "il grido della terra" e "dei poveri" e di mobilitare le "intelligenze" e gli "sforzi" per affrontare l’attuale "crisi ecologica".
Nelle due domeniche trascorse a Castel Gandolfo, migliaia i fedeli hanno accolto Leone XIV per le strade in occasione delle celebrazioni del 13 luglio nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova e del 20 luglio nella Cattedrale San Pancrazio di Albano, della quale avrebbe dovuto prendere possesso dopo che il 6 febbraio scorso Papa Francesco lo aveva cooptato nell’Ordine dei Vescovi assegnandogli il Titolo della Chiesa Suburbicaria di Albano.
Nella seicentesca collegiata di Castel Gandolfo, Papa Leone, durante l’omelia, ha richiamato l’attenzione verso tutti coloro che sprofondano quotidianamente nelle sofferenze e nelle difficoltà della vita, mentre nella Chiesa Cattedrale di Albano ha sottolineato che servizio e ascolto sono «dimensioni gemelle» della vita, aggiungendo che la scelta del dialogo aiuta a «superare fratture, ostilità e a costruire comunione: tra le persone, tra i popoli, tra le religioni».
Nelle stesse domeniche, si è visto un bagno di folla per il Pontefice per la preghiera dell’Angelus a piazza della Libertà di Castel Gandolfo, davanti al Palazzo Apostolico, dove si sono radunati pellegrini di diverse parti del mondo. Da qui Papa Leone ha rinnovato il suo appello e l’invito alla preghiera per la pace.
A Villa Barberini il Papa ha anche ricevuto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il 9 luglio, mentre il 18 luglio ha ricevuto una telefonata del primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, in seguito all’attacco militare dell’esercito israeliano avvenuto il 17 luglio che ha colpito la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza.
Tra le visite private compiute dal Papa in questi giorni, il 15 luglio c’è stato un intenso momento di preghiera e di incontro presso il Monastero delle Clarisse di Albano, dove Leone XIV si è recato dopo aver celebrato la Messa nella Cappella della Stazione dei Carabinieri di Castel Gandolfo, e aver incoraggiato il corpo militare a rispondere al crimine, in questo tempo di guerre e violenza, con la forza della legge e dell’onestà. Infine il 21 luglio, l’ultima uscita da Villa Barberini, accogliendo l’invito che le suore di Santa Marta gli hanno rivolto dopo il suo arrivo, il Pontefice ha visitato la Casa di riposo gestita dalle religiose, a poca distanza dalla sua residenza, e si è intrattenuto per circa un’ora con le ospiti della struttura affacciata sul lago di Castel Gandolfo. "Voi siete segni di speranza, avete dato tanto nella vita", ha detto loro Leone, spronandole a continuare ad essere "testimonianza di preghiera, di fede".
Il Papa è ritornato a Roma la sera del 22 luglio e ritornerà a Castel Gandolfo per la Solennità dell’Assunta.
DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV AI PARTECIPANTI AI CAPITOLI GENERALI DI OTTO ISTITUTI RELIGIOSI
Ville Pontificie di Castel Gandolfo, Cortile del Palazzo Apostolico
Sabato, 12 luglio 2025
Cari fratelli e sorelle,
con gioia vi do il benvenuto, in occasione dei vostri Capitoli e Assemblee. Saluto i Superiori e le Superiore Generali, i membri dei Consigli, tutti voi.
Vi siete riuniti per pregare, confrontarvi e riflettere insieme su ciò che il Signore vi chiede per il futuro. I vostri Fondatori e Fondatrici, docili all’azione dello Spirito Santo, vi hanno lasciato in eredità carismi diversi per l’edificazione del Corpo di Cristo (cfr Ef 4,11-12); e proprio perché quest’ultimo cresca secondo i disegni di Dio, la Chiesa vi chiede il servizio che state svolgendo (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Perfectae caritatis, 4).
I vostri rispettivi Istituti incarnano aspetti tra loro complementari della vita e dell’azione di tutto il Popolo di Dio: l’offerta di sé in unione al Sacrificio di Cristo, la missione ad gentes, l’amore alla Chiesa custodito e trasmesso, l’educazione e la formazione dei giovani. Si tratta di vie differenti con cui si esprime in forma carismatica l’unica ed eterna realtà che le anima tutte: l’amore di Dio per l’umanità.
Come è d’uso, poi, ciascuna delle vostre Congregazioni ha individuato angolature particolari, alla luce delle quali rileggere l’eredità ricevuta, per aggiornarne e attualizzarne i contenuti. Anche queste piste di lavoro, che avete scelto durante il tempo della preparazione, nella preghiera e nell’ascolto vicendevole, sono un dono prezioso in quanto frutto dello Spirito. È Lui che attraverso l’apporto di molti, sotto la guida dei Pastori, «aiuta la comunità cristiana a camminare nella carità verso la piena verità (cfr Gv 16,13)» (Benedetto XVI, Omelia nella Messa di apertura della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, 13 maggio 2007). Avete formulato, così, linee-guida che contengono richiami fondamentali: rinnovare un autentico spirito missionario, fare propri i sentimenti "che furono di Cristo Gesù" (cfr Fil 2,5), radicare la speranza in Dio (cfr Is 40,31), tenere viva nel cuore la fiamma dello Spirito (cfr 1Tess 5,16-19), promuovere la pace, coltivare la corresponsabilità pastorale nelle chiese locali e altro ancora. Affiancarli e ricordarli insieme, in questo momento, ci aiuta a cogliere la ricchezza del nostro essere in comunità, in particolare come religiosi, religiose, impegnati nella stessa meravigliosa avventura di «seguire Cristo più da vicino» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 916).
Possa ciò rinnovare e confermare in tutti noi la consapevolezza e la gioia di essere Chiesa, e in particolare spronare voi, nel discernimento capitolare, a pensare in grande, come tasselli unici di un disegno che vi supera e vi coinvolge al di là delle vostre stesse aspettative: il progetto di salvezza con cui Dio vuole condurre a sé tutta l’umanità, come una sola grande famiglia (cfr Francesco, Udienza generale, 29 maggio 2013). È questo lo spirito con cui sono nati i vostri Istituti ed è questo l’orizzonte in cui collocare ogni sforzo, perché contribuisca, attraverso piccole luci, a diffondere su tutta la terra la luce di Cristo, che mai si esaurisce (cfr Messale Romano, Preconio pasquale).
Carissimi, chiediamo insieme al Signore di essere docili alla voce del suo Spirito, che "insegna ogni cosa" (cfr Gv 14,26) e senza il cui aiuto, nella nostra debolezza, nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare (cfr Rm 8,26).
Grazie a voi per il vostro lavoro e per la vostra presenza fedele in tante parti del mondo. Vi benedico di cuore e prego per voi.
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ultimo aggiornamento
02 agosto, 2025