Continuiamo ad approfondire le parole di Maria, per la Rubrica: “la Bibbia ci parla”, tenuta dalla professoressa Giusy Bruscolotti, Docente di Sacra Scrittura presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e Teologico di Assisi e l’Istituto Ecclesia Mater di Roma.

 

Le sei Parole di Maria

Secondo i Vangeli, Maria la Madre di Gesù, prende la
parola le sei seguenti volte:

– Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo? (Lc 1,34)

– Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola. (Lc 1,38)

– L’anima mia magnifica il Signore ... (Lc 1,46s)

– Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti  cercavamo (Lc 2,48)

– Non hanno più vino (Gv 2,3)

– Qualsiasi cosa vi dica, fatela (Gv 2,5)

 

In questo numero sostiamo un po’ sulla terza parola.

 

La terza ‘parola’ di Maria: (seconda parte)

"Il Magnificat" (Lc 1,51-55)
(seconda parte)

 

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

Numerose volte leggiamo nella Scrittura dell’intervento divino a favore del Suo popolo per liberarlo dalla schiavitù dell’Egitto con la potenza del Suo braccio. In una riflessione che propone il Libro della Sapienza (11,21) apprendiamo elegantemente che la potenza del braccio del Signore è superiore a qualsiasi altra forza. E nel Salmo 89 leggiamo: "Tu hai ferito e calpestato Raab, con braccio potente hai disperso i tuoi nemici" (Sal 89,11), dove con Raab non è da intendere la prostituta del Libro di Giosuè, ma il simbolo delle forze del male (Gb 26,12).

Insomma, con questo passaggio Maria inizia ad elencare le meraviglie operate dal Signore, meraviglie che coincidono con soluzioni illogiche umanamente parlando. Intanto nel Testo greco si legge il verbo diaskorpìzō, verbo composto dalla preposizione dià + il sostantivo skorpios, ‘scorpione’. Lo ‘scorpione’ era una macchina da guerra che attraverso una sorta di coda simile nella forma a quella dello scorpione lanciava pietre. Ebbene, questo verbo dall’intenso significato, trasmette efficacemente l’azione della dispersione dei superbi, di annullamento di quanto essi tramano nel loro cuore, considerando che il cuore -biblicamente parlando- è la sede dei sentimenti, dei ragionamenti e delle intenzioni. La logica del Signore è antitetica a quella degli arroganti, dei presupponenti e degli altezzosi. A proposito Papa Paolo VI ha scritto: «Maria di Nazaret, pur completamente abbandonata alla volontà del Signore, fu tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo (cfr Lc 1,51- 53); e riconoscerà in Maria, che primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, una donna forte, che conobbe povertà e sofferenza, fuga ed esilio (cfr Mt 2,13-23): situazioni che non possono sfuggire all’attenzione di chi vuole assecondare con spirito evangelico le energie liberatrici dell’uomo e della società; e non le apparirà Maria come una madre gelosamente ripiegata sul proprio Figlio divino, ma donna che con la sua azione favorì la fede della comunità apostolica in Cristo …» (Marialis Cultus, Esortazione Apostolica Di Sua Santità Paolo VI).

 

Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;

In questo passaggio Maria osa e può farlo perché Lei ha assistito a tale rovesciamento di situazione. Chi infatti domina dal seggio dell’egoismo e della prepotenza quasi come volendo mettersi al posto di Dio e spadroneggiando su quanti lo riguardano, viene deprivato della sua sedicente autorità. Di contro gli umili vengono innalzati. Nel Libro di Giobbe leggiamo: "Egli (Il Signore) esalta gli umili e solleva a prosperità gli afflitti" (Gb 5,11); "rovescia i potenti" (Gb 12,19). Tra l’altro, nel versetto del Magnificat il sostantivo greco plurale al caso accusativo è dunàstas che letteralmente vuol dire ‘possenti’ che ha un significato ancor più completo di ‘potenti’. Dunàstas può voler dire anche ‘governanti’ e ‘sovrani’. Il Testo si riferisce quindi alle più alte autorità che qualora non esercitino secondo la logica divina, vengono destituite. In quanto aggettivo, dunàstas, cioè possenti, è riferito alla personalità di chi è maestoso, imponente, geniale intellettivamente, abile. Insomma sia chi si trova ad alti livelli, che chi non lo è ma confida sulla sua imponenza fisica e/o intellettuale, non può trovarsi in sintonia col Signore. Il Signore ha una particolare attrazione verso gli umili che addirittura innalza: il verbo greco è ipsòō che significa ‘innalzare’ e anche ‘esaltare’. Nel Libro di Giuditta leggiamo la particolare predilezione del Signore per gli umili: La tua forza, infatti, non sta nel numero, né sui forti si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei piccoli, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati (Gdt 9,11). E nel Libro di Ester dove fondamentale è la logica retributiva incontriamo a proposito queste parole: "Apparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi (Est 1,1k). Tornando a Maria notiamo come Lei prima di tutto esalti il Signore che l’ha colmata di grazia, ma anche si volge agli esseri umani quali destinatari anch’essi dei prodigi del Signore. Ha commentato a proposito Mons. Guido Marini: «Prima gli occhi di Maria sono rivolti verso l’alto, poi sono rivolti verso il basso. Quello che ci dovrebbe entusiasmare è questo: che mai occhi così limpidi hanno guardato verso Dio, né mai guarderanno, e mai occhi così limpidi hanno guardato verso il mondo e la storia, né mai guarderanno. Entrare in questi occhi, dentro questo sguardo vuol dire guardare Dio e guardare il mondo con quella limpidezza e quella purezza, e quindi con quella chiarezza tutta divina, che soltanto la Madonna poteva e può avere» (06.09.2018).

 

Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Leggiamo un ulteriore rovesciamento di situazione: gli affamati ricolmati, i ricchi vuotati. Nel Testo Italiano (che siamo anche soliti cantare tutti i giorni al tramonto) leggiamo ‘mani vuote’, in realtà il sostantivo ‘mani’ non c’è nel Testo Greco e ciò ci fa apprezzare ancor più il significato. Sicuramente, per rendere più elegante, i traduttori hanno inserito ‘mani’, ma, se poniamo attenzione, il Testo si riferisce non solo ai beni materiali, e allora sì, sarebbero incluse le mani, ma alle ricchezze che possono essere costituite anche da altri fattori: le ispirazioni, l’intelligenza, il presumere di sapere, una posizione sociale di rilievo, la notorietà, eccetera. Ebbene, chi è pieno di tutto ciò e si pone in modo egoistico nei riguardi degli altri è appunto ‘reso vuoto’. Del resto consideriamo che l’Evangelista Luca torna più volte su questo tema. Si pensi ai guai che riferisce Gesù nei riguardi dei ricchi, la parabola del ricco che accumula e che è ignaro della morte che lo coglie all’improvviso, l’altra parabola del ricco epulone e di Lazzaro. Sia chiaro! Non viene detto che la ricchezza è qualcosa di negativo! Tutt’altro! Nell’Antico Testamento è segno della benedizione divina, ma sono le conseguenze che la ricchezza può produrre che sono negative: presupponenza, autosufficienza, egoismo, chiusura. E soprattutto può costituire un impedimento alla sequela di Gesù. Maria è la più ricca delle creature perché è ricolma della grazia divina, ha investito tutta la Sua vita nell’accoglienza della Parola di Dio che in Lei si è fatta Carne.

 

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia.

È la seconda volta che leggiamo della misericordia del Signore in questo che è il più bel Cantico. Qui la misericordia, come anche in altri Testi biblici, è connessa con l’azione del ‘ricordare’ del Signore, ma, ad esempio nei Salmi, è l’uomo a chiedere al Signore di ricordare: "Ricòrdati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre. I peccati della mia giovinezza e le mie ribellioni, non li ricordare: ricòrdati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore" (Sal 25,6- 7). Secondo il Salmista è quindi un appello che riguarda la propria persona, ma nel Magnificat lo sguardo è su tutta la comunità d’Israele. Nel corso della storia Israele è stato più volte il destinatario della misericordia del Signore: non è stato abbandonato nel deserto, ha ricevuto dei Giudici che lo hanno liberato dai nemici, tramite Giuditta è stato salvato dall’esercito di Oloferne, ha ricevuto prodigi ed ha visto allontanarsi la punizione, eccetera. Numerose volte Israele è stato soccorso dal Signore e Maria, fedele alla tradizione del Suo popolo, riconosce e loda la gratuità manifestata dal Signore grazie al Suo carattere misericordioso.

Don Oreste Benzi a proposito ha così commentato il Magnificat. «Maria è esplosa nella sua bellezza stupenda: "L’anima mia vede la grandezza del Signore. Vedendo questa sua infinita bellezza il mio spirito trabocca di gioia in Dio, mio salvatore, perché, avendo visto il mio nulla, ha voluto fare in me grandi cose. Per la scelta di Dio, operata a motivo del mio niente, tutte le generazioni mi chiameranno beata"» (dal bimestrale "Pane quotidiano").

Maria, cantando per la gioia, mette in evidenza due grandi opere di Dio: i piccoli, soccorsi da Dio a scapito dei potenti; Israele, oggetto dell’attenzione di Dio in seguito alla promessa fatta ad Abramo. Maria annuncia il rovesciamento degli eventi, infatti il Signore sceglie una ragazza sconosciuta per realizzare i suoi disegni: disperdere gli uomini dal cuore superbo; rovesciare dai troni i potenti, innalzare gli umili, rimandare i ricchi a mani vuote. Dio capovolge le situazioni acquisite, l’orgoglio, la potenza, la ricchezza e le sostituisce con chi fa professione di umiltà, debolezza, povertà.

 

Come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre.

Leggendo il Libro della Genesi veniamo a conoscenza della benedizione di Dio ad Abramo e delle promesse divine connesse con essa. Il Signore ha infatti garantito ad Abramo: una terra, una discendenza, la benedizione a quanti lo benedicono e la maledizione a quanti lo maledicono, diventare una grande nazione, la benedizione a tutte le famiglie della terra che in lui si riconoscono. Quest’ultimo versetto del Magnificat ribadisce tutto ciò e ne accentua il carattere perenne, anzi conclude proprio trasmettendo l’efficacia in perpetuo delle parole divine grazie ad Abramo che ha creduto in esse. E per la fede di Abramo noi oggi usufruiamo dei benefici delle promesse divine. Il Magnificat conclude additando quindi la testimonianza della fedeltà perenne del Signore a coloro a cui ha rivolto le Sue promesse. Raniero Cantalamessa, tra i vari, ha espresso questi passaggi commentando il Magnificat. «... è soprattutto l’insistenza di Maria sulla misericordia che mette in luce questo aspetto benevolo e "affascinante" della realtà divina. "La sua misericordia si stende di generazione in generazione": queste parole suggeriscono l’idea di un fiume maestoso che sgorga dal cuore di Dio e attraversa tutta la storia umana. Ora questo fiume è giunto a una "chiusa" e riparte a un livello superiore. "Si è ricordato della sua misericordia": la promessa ad Abramo e ai Padri si è compiuta» (13.12.2019).

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ultimo aggiornamento 02 agosto, 2025