Omelia di
P. Ireneo MartinSuperiore generale dei Figli dell’Amore Misericordioso
Collevalenza
7 febbraio 2026C
arissimi confratelli nel sacerdozio, EAM e fedeli tutti, nella festa liturgica della Beata Madre Speranza di Gesù, a quarantatré anni dal suo transito per il Cielo, mossi da un profondo filiale sentimento di gratitudine, celebriamo con gioia questa festa.In questa stessa concelebrazione, D. Massimo Bazzicchetto e D. David Girolami Sacerdoti Diocesani con Voti, rinnovano la loro consacrazione al Signore, per due anni, fino alla professione perpetua, se Dio vorrà.
In questa celebrazione vorrei ripercorrere brevemente con voi alcuni momenti della vita di Madre Speranza alla luce delle letture proclamate. Sottolineo innanzitutto la sua tenerezza materna, che arriva, al culmine quando accetta serenamente, l’inattività, la malattia per donarsi a tutti, anche a chi l’aveva osteggiata; accetta questo con semplicità, senza far rumore, nel silenzio, come il chicco di grano caduto in terra: "in verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto".
Parole queste che Madre Speranza se le era sentite ripetere da Gesù stesso in maniera ancor più dettagliata. Nel suo Diario nell’anno 1949 c’è una pagina molto significativa, nella quale, dopo l’annuncio di un rapido fiorire di opere…il Santuario, la Basilica, la Casa del Pellegrino…, annota il perché di questa fecondità apostolica: ella dovrà seguire la sorte del chicco di grano "per arrivare ad essere come desidera Dio".
Data l’ampiezza del testo, che si trova nel suo Diario, riportiamo solo alcune espressioni come questa: "tu devi tenere presente, dice Gesù alla Madre, che io sempre mi sono servito delle cose più povere ed inutili per fare quelle più grandi e magnifiche".
Madre Speranza, cari amici, fa poi una descrizione minuziosa di tutto il processo di macerazione del chicco di grano, di cui la tomba è immagine suggestiva ed eloquente, e sottolinea: "allora potrà servire di principale alimento per l’uomo. Così tu, conclude Gesù, dovrai passare attraverso questa elaborazione affinché io possa servirmi di te come alimento per molte anime".
Nel 1927, così scriveva Madre Speranza: "Questa notte mi sono distratta e il buon Gesù mi ha detto che non debbo ambire altra cosa che non sia amarlo, soffrire in riparazione delle offese che Egli riceve dal suo amato Clero e che io mi sforzi nel cercare solo la sua gloria, anche se ciò comporta per me l’essere disprezzata…".
Così, cari fedeli, il buon Gesù, Amore Misericordioso, l’andava preparando, attraverso l’inattività, nel silenzio e nella sofferenza, all’offerta della "sua unica creatura" oramai proiettata verso l’eternità: "il chicco di grano annuncia la spiga".
La mattina dell’8 febbraio del 1983 Nostra Madre ci lasciava per sempre; così il chicco di grano terminava la sua missione sulla terra. Ben presto una fitta bianca coltre di neve copriva in quei giorni il "chicco di grano" come a voler significare la sua fecondità, la speranza che dopo l’inverno sarebbe spuntata la spiga dell’Amore Misericordioso.
Proprio oggi, in questa festa, nello spirito di Madre Speranza, i nostri cari confratelli D. David e D. Massimo SDFAM rinnovano la loro consacrazione al Signore per altri due anni, come sacerdoti diocesani con voti. Loro sono parte della nostra Famiglia dell'Amore Misericordioso così come ha voluto Madre Speranza e operano all'interno della Chiesa diocesana, dipendendo dal loro Vescovo. Essi seguono le finalità della Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso e partecipano del nostro carisma e della nostra missione, praticando i consigli evangelici di castità, povertà ed obbedienza. La loro missione è quella di essere sacramento dell'Amore Misericordioso, persuasi che tra le opere di carità, la principale è per loro l’unione con il Clero e con il loro presbiterio: aiutando e confortando tante famiglie bisognose e afflitte, portando consolazione ai malati e ai bisognosi nelle proprie parrocchie.
Questa vostra scelta dei consigli evangelici va vista come servizio alla pienezza della vita, poiché non si tratta di una semplice e pura rinuncia o sottomissione all’autorità, ma di una scelta libera nella radicalità dell’amore e del servizio alla Vita.
In questo modo la pratica dei voti, cari fedeli, viene vissuta dai consacrati con un preciso atteggiamento di fondo e cioè la libertà di mettersi al servizio del regno di Dio. Quindi la povertà, l’obbedienza e la castità celibataria sono propriamente questa forma di consacrazione al Dio della vita e dell’amore. I voti hanno senso soltanto se si mette in pratica questo appassionato amore verso Gesù.
In conclusione, cari confratelli, sono sicuro che nella vostra vita avrete esperimentato spesse volte la necessità di avere un cuore semplice e disponibile che si lasci formare dal Signore mediante il suo Spirito, secondo quanto Madre Speranza ha chiesto al Signore: "Figli miei, chiedete al Buon Gesù la grazia di perseverare in un servizio fedele, sforzandovi di corrispondere alla vostra vocazione religiosa, vivendo intimamente uniti a Lui".
![]() |
|
[Home page | Sommario Rivista]
realizzazione webmaster@collevalenza.it
ultimo aggiornamento
12 marzo, 2026