Il tuo Spirito Madre

a cura di P. Massimo Tofani fam

 

Laviamo le nostre anime con la penitenza, la confessione e il pentimento e usciamone purificati. Non inganniamo noi stessi illudendoci di essere innocenti.

Quante volte qualcosa di simile si è ripetuto nella storia di persone consacrate! Specialmente con i superiori, quando per forza o per influenza, si permettono le maggiori calunnie. Si giudica in modo incredibile sotto apparenze legali, e si ricorre ad ogni mezzo per far passare le affermazioni più scandalose. Il moderno Pilato per far contenti i nemici consegna la vittima oppure la condanna. E i sudditi si lamentano, si disperdono, si nascondono.

Quante volte qualcosa del genere si è ripetuto in persone consacrate cadute nel peccato! Nel momento della tentazione non vedevano altro che l'oggetto affascinante della loro violenta passione; poi la soddisfazione ha messo a tacere i dubbi e i richiami della coscienza. Ma quando infine hanno visto dove le avevano condotte le passioni, come un lampo la verità ha illuminato il cielo tenebroso della loro anima. Si può tornare indietro da questo smarrimento? Sì, purché ci siano dolore e vero pentimento del male compiuto, seguiti da una confessione sincera e dal proposito di non offendere più Dio.

 

Gesù non poteva restare tra noi con un'immagine più adatta e significativa. Il crocifisso è la raffigurazione più bella, delicata, sublime e comprensibile a tutti.

Per questo Egli rimane costantemente appeso alla croce e in tale immagine percorre il mondo. In ogni luogo s'innalza la croce con l'immagine del Crocifisso e non c'è nulla di più bello e commovente.

Gesù è amabile e attraente da bambino nel presepio, ma è molto più incantevole e commovente sospeso sulla croce. La sua totale rinuncia perfino del necessario, attrae; sulla croce l'hanno cercato e trovato i santi, i cristiani e le anime consacrate.

Basta uno sguardo alla croce per comprendere il linguaggio di Gesù: è il linguaggio dell'amore che tutti capiamo subito. Ha il capo chino per il bacio, il cuore ferito in segno di amore, le braccia aperte per abbracciarci e tutto il corpo offerto per salvarci.

L'immagine di Gesù in croce deve essere la preferita e la più eloquente di tutte.

La croce è per noi virtù e potenza di Dio. Per poter partecipare della vita, virtù e potenza salvatrice della croce è necessario partecipare al dolore e al peso che essa comporta, in vari modi: portando nel cuore la croce di Gesù con amore e compassione; accettando la nostra croce e portandola con gioia per amore di Dio; inchiodando alla croce la nostra volontà con l'obbedienza, la castità e la povertà, crocifiggendo le cattive inclinazioni.

Contempliamo l'Amore Misericordioso morente e vedremo che lo sguardo innamorato dei suoi occhi velati e la bocca arsa per la sete ci chiedono compassione e amore che non possiamo negargli e dobbiamo impegnarci perché tutti lo amino.

Educhiamo tutti, bambini e anziani a ciò che Gesù chiede dalla croce con lo sguardo innamorato, perché la compassione non la chiede per sé: siamo noi che ne abbiamo bisogno.

In questi giorni di esercizi facciamo il proposito di rinnegare noi stessi, di prendere la croce e seguire Gesù, chiedendogli un vivo desiderio di soffrire per suo amore. Crocifiggiamo, oggi, l'uomo vecchio uniti a Gesù per non vivere più per il peccato. E da oggi il mondo sia per noi crocifisso e noi per il mondo.

Crocifissi con Gesù impegniamoci per produrre frutti di opere buone e di virtù.

 

Quanto tempo rimane abbandonato anche lì, trascurato perfino dai suoi migliori amici, dalle persone consacrate! Perfino dai più intimi che pur vivendo sotto lo stesso tetto passano spesso davanti alla cappella ma non gli fanno neppure una rapida visita per rivolgergli una parola di conforto.

Non hanno l'impulso interiore che li avvicina a Dio. Entrano in cappella solo al suono della campana e, terminato l'atto comunitario, ne escono, a volte senza aver rivolto al buon Gesù una parola di consolazione e di amore. Egli rimane lì e dice: «Per tanto tempo mi lascerete solo!».

 

Dar da bere a qualcuno fiele e aceto significa dargli amare delusioni e ricambiare con ingratitudine chi ha agito con amore. Quanti consacrati, chiamati per dare sollievo al buon Gesù, gli hanno fatto bere fiele e aceto!

 

Anche per il nostro spirito questa è la pena maggiore, il più tremendo martirio: sentirsi abbandonati da Dio. È un sentimento che può nascere non solo nel grande peccatore, ma anche in noi consacrati; esso può essere un castigo per i peccati, una tentazione del demonio o anche una prova di Dio. Nella vita di numerosi santi si legge che per lungo tempo furono tormentati da simile pena interiore per diventare come il divino Maestro mediante un'amarissima lotta.

 

Chiedo a Gesù che noi, nell'ora della morte, dopo aver consumato le nostre forze nel servizio di Dio, possiamo dire con piena fiducia: tutto è compiuto.

Non c'è morte più bella di quella del consacrato che ha speso la sua vita e ogni sua energia per servire il Signore e muore vittima del suo dovere e della sua vocazione.

 

Si è convertito qualche incredulo con la vostra carità, mansuetudine, umiltà, sacrificio e abnegazione? La tua profonda serietà, la tua dignità di consacrato l'hanno commosso? Il fervore e l'amore con cui gli hai parlato di Dio erano tali da fargli esclamare: veramente qui c'è qualcosa di divino, questa è opera di Dio?

 

Se tra voi c'è chi ha coscienza di aver peccato gravemente e non ha voglia di pentirsi, né di convertirsi, come pure di fare una buona e sincera confessione, di chiedere perdono a Dio e di promettergli che non lo offenderà mai più, io l'accuso, in questi esercizi, e gli dico che sta offendendo gravemente Dio e la sua povera anima e che non merita di essere chiamata persona consacrata. Povera anima, un giorno vedrà con terrore Colui che ora ferisce.

 

Gesù nell'orto ci mostra come si può vincere in simili momenti difficili. A che cosa ti servirà una vita così dura e faticosa, un lavoro che ti rovinerà la salute e perfino la vita? Quale utilità ricaverai da quest'eroica carità che molti neppure comprendono? Perché sopportare tutto quanto comporta la vita religiosa? Non puoi forse santificarti senza tutto questo? L'anima oppressa dal dolore, dalla stanchezza e dalla tentazione esclama: «Signore, allontana da me questo calice». Ma subito aggiunge: «No, Signore, no; avanti, saliamo. Si deve fare e lo voglio fare, perché tu lo vuoi». Con uno sforzo coraggioso arriverò sulla vetta luminosa. «Chi persevera fino alla fine riceverà la corona di gloria».

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ultimo aggiornamento 09 aprile, 2026