Maria Chiara Magro nasce il 3 giugno 1923 a Palermo e viene battezzata nella chiesa cattedrale del capoluogo siciliano con il nome di Maria Carla, Giovanna Francesca. Il 15 maggio 1942 entra a far parte del Terz’Ordine Francescano con il nome di Maria Chiara. Dalla sua giovinezza si impegna anche nell’Azione Cattolica, fino a diventare dirigente della sezione diocesana di Palermo.

Riconoscendo l’importanza dell’educazione sceglie di diventare insegnante elementare e inizia a lavorare nel 1946 nella Scuola parificata della Curia arcivescovile palermitana vivendo la professione come un vero e proprio apostolato.

Maria Chiara in un primo momento avrebbe voluto diventare clarissa ma si consacra al Signore restando nel mondo entrando nell’istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo fondato da padre Agostino Gemelli e Armida Barelli. Si forma ad una spiritualità liturgica che la condurrà ad una fede integrale e ad un approfondimento della spiritualità francescana.

Il fatto in cui si manifesta in particolare la sua santità è un avvenimento di cui un testimone d’eccezione è il francescano padre Ludovico Profili (1911-2008) che dal 1952 al 1971 a Milano è assistente dell’Opera della Regalità di Cristo; in questo periodo ha avuto modo di conoscere tra altre anche Maria Magro.

Vista la professionalità e affidabilità della Venerabile, le vengono affidati diversi incarichi nella Diocesi di Palermo che svolge veramente con spirito evangelico di servizio. Ma un giorno del 1955 proprio dalle persone più vicine e da cui meno se l’aspettava, viene costretta ad agire in modo ingiusto in questioni assai delicate, ossia a sottoscrivere il falso calpestando un principio di giustizia sociale. Doveva, contro la sua coscienza, firmare attestati inerenti al trattamento del personale di alcune scuole arcivescovili, «considerando regalia il contributo che invece viene loro dato per la parifica delle scuole e che spetta di diritto alle insegnanti». Al che lei, non abbassando la testa, si rifiuta di agire secondo tale modalità disonesta e rimane ferma nei principi della verità e moralità pur soffrendo nel vedere scambiare il bene con il male.

Come conseguenza - ricattata mediante argomenti e gesti calunniosi - viene immediatamente radiata da tutto e destituita da qualsiasi carica. Maria Chiara si ritrova sola davanti a tale vero e proprio abuso di potere e di coscienza che la accusa persino di usare parole e gesti non adeguati ad una consacrata, tanto da annotare nel suo diario: «un castigo che mi colpisce di più perché dato alle spalle, con slealtà, e che ringrazio Iddio è immeritato, ma che nello stesso tempo mi priverà di ciò che ha costituito una parte della mia vita per oltre venti anni».

Dopo tale misfatto si reca ad Assisi per un ritiro spirituale presso l’Eremo delle Carceri e confida il tutto al padre Ludovico Profili che presso il medesimo convento teneva corsi di esercizi spirituali; il francescano le ripropone l’esempio di san Francesco che nell’episodio della "perfetta letizia", pur insultato e vilipeso, continua ad amare i fratelli. Maria Chiara prende come riferimento quelle parole ma soprattutto l’esempio del Poverello di Assisi e tornata a Palermo, continua la sua vita come semplice fedele. Dopo vario tempo nel 1956 lo stesso arcivescovo, cardinal Ernesto Ruffini, riconosce i propri torti di aver avallato tale ingiustizia e umiliandosi gli chiede perdono e la riabilita, soprattutto nella sua dignità che di per sé non aveva mai perduto!

Ormai per Maria Magro l’affezione a Gesù era diventata così importante per cui - dopo una lunga sofferenza a motivo del cancro al surrene sinistro - la sua morte a soli 46 anni diviene come per san Francesco un transito, ossia una pasqua alla vita eterna. Era partita da sola da Palermo per alcuni controlli clinici presso il Policlinico Umberto I. Nella solennità dell’Immacolata, 8 dicembre 1969, partecipò per l’ultima volta all’Eucaristia, morendo il giorno successivo per broncopolmonite.

La fama di santità, che ha accompagnato la Venerabile in vita e in morte, e che ancora continua, ha avuto la sua prima manifestazione nel giorno del funerale. Se in vita era da tutti considerata un'anima eletta, una donna di eccezionali virtù, dopo la sua morte si è incominciato a parlare di lei come di una santa, di un vero modello di integrità, di una persona che aveva esercitato le virtù eroicamente. Il 7 novembre 1983 viene avviato il processo di beatificazione mentre nel 1995 papa Giovanni Paolo II ha autorizza la promulgazione del decreto inerente le virtù eroiche.

Tutta la vita di Maria Chiara è stata un'immolazione al servizio di Dio, della Chiesa e del mondo. Se la sua vita spirituale è stata caratterizzata dalla preghiera: ascolto della Parola di Dio, Eucaristia, devozione alla Madonna, pratiche di pietà, il suo servizio ai fratelli nella Chiesa e nel mondo si è svolto nell'ambito della scuola come insegnante fedele e amata dai suoi bambini, ai quali ha dato tutta sé stessa, più che se fossero stati suoi figli.

 

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ultimo aggiornamento 09 aprile, 2026